Chiamateli Groomers/Adescatori – The American Conservative

Secondo la teoria propria della Sinistra sul ‘discorso performativo’, insegnare teorie sessuali radicali ai bambini costituisce ‘Grooming’/Adescamento

Tratto e tradotto da un articolo di Adam Ellwanger per The American Conservative

Negli ultimi cinque anni, la Sinistra ha lanciato una raffica infinita di epiteti contro circa metà del paese. Non solo etichettano gli oppositori dell’agenda progressista come “estremisti“, “razzisti“, “fascisti“, “omofobi” e “misogini“, ma applicano questi stessi epiteti anche a chiunque abbia anche solo dei piccoli dubbi sugli obiettivi culturali dell’estrema sinistra. C’è molta ironia, quindi, nell’indignazione dei progressisti per il recente uso da parte dei conservatori del termine “groomers” per riferirsi a coloro che vorrebbero insegnare la sessualità ai bambini prepuberi nelle scuole pubbliche.

Groomer” secondo UrbanDictionary.com, è una parola che viene usata per trasmettere il disprezzo per le persone di sinistra che cercano di usare le persone gay come uno scudo per spingere la loro agenda pro-pedofilia.

Da quando il governatore della Florida Ron DeSantis ha firmato una legge che vieta l’insegnamento di argomenti sessuali inappropriati in base all’età, gli attivisti di Sinistra, quelli LGBT, ed i loro sostenitori nei media sono entrati in uno stato di isteria irreversibile su questa legislazione di buon senso. Il lettore dovrebbe capire: Per i sostenitori della legge del parlamento della Florida, il problema non era che gli insegnanti stavano fornendo ai bambini delle informazioni di base sulla riproduzione umana. Il problema era che gli insegnanti stavano apertamente sostenendo un’agenda sessuale radicale nelle loro classi, una che pone l’identità LGBT come un “bene morale in sé”, che incoraggia la masturbazione e l’uso del porno per mantenere la salute ed il “benessere”, che insegna che il sesso biologico non ha significato e che sostiene che il sesso e l’identità di genere siano in funzione dei “sentimenti” e della “sensibilità individuale”.

Gli educatori di Sinistra che spingono questi contenuti fingono di dare un resoconto onesto e politicamente neutrale delle realtà dell’identità sessuale. Ma innumerevoli video che ritraggono insegnanti dentro e fuori dall’aula indicano che non è così. Questi adulti stanno dipingendo l’etica sessuale tradizionale come una “forma di intolleranza e di chiusura mentale”, e propagando una visione radicale della cultura e dell’autonomia sessuale sotto la maschera dell’amore, dell’intelligenza, dell’inclusione, della sofisticazione e della salute.

La promulgazione di leggi che proteggono i diritti dei genitori di decidere quale etica sessuale verrà insegnata ai propri figli a scuola, a quali informazioni debbano avere accesso e quando, sembra un gioco da ragazzi per la maggior parte delle persone. Così, molti sono rimasti perplessi dal capriccio della Sinistra per una politica così moderata.

Data la tenacia di questi radicali nel voler combattere per il “diritto” di parlare di sessualità ai bambini di altre persone, molti a Destra hanno preso a riferirsi a loro come “Groomers“. Un “adescatore” è un adulto che cerca di preparare un bambino a partecipare all’attività sessuale, quasi sempre con la consapevolezza che questo adescamento (e l’atto sessuale che spesso ne consegue) verrà nascosto ai genitori del bambino ed alle altre persone che se ne prendono cura. In effetti, un certo numero di insegnanti e di scuole hanno dichiarato esplicitamente di nascondere ai genitori le informazioni che i bambini condividono con loro, e di incoraggiare i bambini a mantenere dei segreti con i loro genitori. Tutto questo suona molto come un adescamento.

Ma non è solo la Sinistra a rimanere scandalizzata dall’uso dell’etichetta “groomers”. I soliti sospetti nel commentario dei “conservatori” (Bill Kristol, David French, ecc.) sono occupati a rimproverare alla gente di destra le loro “gravi iperboli“, che in realtà non contribuirebbero al “dibattito civile” in nessun modo significativo, e che quindi distraggono dai “veri problemi” (che presumibilmente includono le agevolazioni fiscali, spingere ad una guerra con la Russia, e a preoccuparsi degli “estremisti interni”). La maggior parte di queste persone rifiuta l’accuratezza dell’etichetta di “adescatore” su basi definitorie: il “groomingè un modo per iniziare un contatto sessuale con i bambini, dicono, e questi insegnanti non hanno avuto contatti sessuali con i bambini a cui stavano insegnando il grooming.

Lasciando da parte il fatto che questo è falso; chi segue le notizie vede regolarmente le storie in cui gli insegnanti hanno intrapreso attività sessuali illegali con i loro studenti. Ma anche se Bill Kristol avesse ragione sul fatto che non c’è (di solito) alcun contatto sessuale, questo significa necessariamente che non c’è mai stato alcun tentativo di promuovere il grooming? La risposta è No, e non solo secondo una definizione puritana e iperbolica che circola a Destra. La stessa Sinistra si basa regolarmente su teorie del discorso e del danno che – se applicate in modo coerente ed oggettivo – dimostrano chiaramente l’accuratezza delle accuse di grooming della Destra.

Negli ultimi decenni, gli intellettuali progressisti hanno armato una teoria filosofica della comunicazione che gli accademici chiamano della “performatività” o del “discorso performativo“. Oltre a pensatori come Nietzsche, John Searle e Jacques Derrida, uno dei capostipiti di questa teoria è stato J.L. Austin, che ha scritto un libro intitolato “How to Do Things with Words“. Austin ha osservato che di solito intendiamo il discorso come descrittivo – come se il discorso non fosse un’azione o una cosa, ma semplicemente un mezzo per descrivere azioni e cose che esistono al di fuori, e prima, del regno del linguaggio. L’affermazione centrale di Austin era che il linguaggio non è semplicemente descrittivo. Al contrario, è performativo, esegue azioni che apportano cambiamenti materiali alla realtà.

Alcuni esempi della teoria di Austin sono, in ordine. L’affermazione “guida una macchina rossa” sembra semplicemente descrivere una realtà che esiste indipendentemente dall’affermazione stessa. Ma consideriamo un’affermazione come “mi scuso per aver danneggiato la sua auto“. Questo enunciato non si limita a descrivere: Porta in essere una nuova realtà, eseguendo un’azione. Come, esattamente, si esegue l’azione che chiamiamo “chiedere scusa“? Dicendo di chiedere scusa. Ciò significa che, sebbene esistano solo in contesti linguistici, le scuse e molti altri tipi di discorso costituiscono anche forme particolari di azione. Così, l’intuizione chiave di Austin è che, in alcuni casi, il “dire” qualcosa è contemporaneamente un “fare” qualcosa. Quando le persone affermano che “le parole che usiamo sono davvero importanti”, stanno riconoscendo questo fatto. Il linguaggio ha un potere creativo e la retorica tende a produrre gli effetti di cui parla.

In termini più elementari, nella tradizione americana della libertà di parola si sostiene che “bastoni e pietre mi romperanno le ossa, ma le parole non mi feriranno mai“. Questo slogan suggerisce che mentre alcuni discorsi possono essere duri od emotivamente dolorosi, queste forme di discorso non costituiscono di per sé un danno materiale. Certamente, ci sono eccezioni a questo: I casi di calunnia e la diffamazione sono dei buoni esempi, e non si può gridare “al fuoco!” in un teatro affollato se non c’è un incendio. Ma questi casi, in cui l’oratore potrebbe essere punibile per legge, sono particolarmente ristretti e dipendenti dal contesto. Presa al suo valore nominale, la teoria del ‘discorso performativo’ ha implicazioni politiche minime. Ma gli attivisti di Sinistra hanno usato l’idea della performatività per portare avanti un programma ideologico per la comunicazione che minaccia la nostra dottrina della libertà di parola.

Elaborando la teoria della performatività, molti pensatori recenti hanno suggerito che tutti i discorsi siano in realtà performativi: cioè, che ogni dichiarazione è un’azione particolare che cambia materialmente la realtà. Questa idea è il cuore dell’attuale guerra della Sinistra alla libertà di parola e sta alla base della loro affermazione secondo cui alcune parole o dichiarazioni siano letteralmente “atti di violenza”. Queste convinzioni, a loro volta, giustificano la loro richiesta di leggi per limitare il “discorso d’odio”. Che il lettore accetti o rifiuti la teoria della performatività è irrilevante. E’ sufficiente riconoscere che è comune ì per la Sinistra sostenere politiche che ridurrebbero ampiamente le protezioni attualmente garantite dal Primo Emendamento.

Cosa ha a che fare tutto questo con gli adescatori nelle scuole? Il dibattito sull’istruzione della sessualità e sull’identità di genere è incentrato su questioni relative alla parola: Gli insegnanti che portano contenuti sessuali nelle classi con bambini piccoli sono protetti dalla dottrina della libertà di parola? Oppure il loro discorso è anche una forma di azione? Quanta deviazione dai programmi scolastici approvati è tollerabile prima che gli insegnanti abbiano violato i limiti imposti dalle autorità istituzionali?

La teoria performativa del discorso (e la sua interpretazione da parte della Sinistra) può rispondere a queste domande. Per cominciare, dobbiamo porci due domande. Primo, cosa viene detto nelle scuole? Secondo, (dato che queste affermazioni non sono solo descrizioni verbali della realtà, ma forme di azione che la cambiano), dobbiamo chiederci cosa stanno producendo queste affermazioni. Se il linguaggio ha un potere apparentemente mistico di produrre le realtà di cui parla, quali realtà fanno nascere queste forme di istruzione sessuale?

Prima di tutto, quindi, la questione di ciò che viene detto: Nell’introduzione a questo saggio, mi sono collegato ad alcune di queste affermazioni. Gli insegnanti sostengono che il proprio sesso o genere sia determinato dal “sentimento o dal desiderio individuale” piuttosto che dalla biologia o dall’anatomia. Sostengono che non ci dovrebbero essere limitazioni all’attività sessuale finché tutte le parti acconsentono de il sesso sia clinicamente “sicuro”. Affermano che l’uso del porno ed il ricorso alla masturbazione frequente siano modi per mantenere la “salute” ed il “benessere”. Sostengono che i genitori non abbiano alcuna autorità legittima per porre limiti al comportamento sessuale dei propri figli, e nessun diritto esclusivo di limitare le informazioni relative al sesso a cui i loro figli possono accedere. Dicono ai bambini che possono avere relazioni intime e familiari con altri adulti che dovrebbero essere tenute segrete ai genitori. Sostengono una forma di moralismo che dice che le altre persone sono obbligate a riconoscere e a rispettare la legittimità delle affermazioni di un individuo su “chi sono”, indipendentemente dal fatto che la realtà convalidi tali affermazioni. Questo è ciò che molti insegnanti dicono.

Quindi, cosa stanno producendo queste affermazioni? Gli educatori nelle scuole sosterrebbero che queste affermazioni stiano portando molte cose buone. Stanno incentivando i giovani ad adottare un sistema di norme e di valori che renderanno la nostra società più “inclusiva”, “tollerante”, “aperta” e “giusta”. Stanno de-stigmatizzando forme di sessualità e di identità che sono state storicamente viste come “illegittime, vergognose o immorali”. Nei casi in cui i valori dei genitori siano in contrasto con le affermazioni fatte in classe, il discorso dell’insegnante espone i bambini ad altri punti di vista “diversi”, stimolando così il pensiero critico e mostrando che ci sono più punti di vista.

Che male farebbero queste affermazioni? Affermando che il sesso o il genere vengano determinati in base a “come ci si sente”, gli insegnanti implicano che il resto della società accetti questa affermazione come vera. Certamente, gli studenti che si aspettano questa accettazione rimarranno feriti quando scopriranno che molte persone non vedono i “sentimenti” personali come “indicatori legittimi di una propria identità sessuale”. Affermando che le uniche questioni morali relative al sesso riguardino esclusivamente questioni di “consenso” e di “sicurezza clinica”, gli insegnanti negano la realtà che il sesso possa cambiare in maniera permanente le relazioni e causare rimpianti, gelosie o sfiducia – anche quando tutti dicono “Sì” ed indossano un preservativo. Quando i giovani entrano in relazioni sessuali con l’idea che gli unici rischi siano la gravidanza e le malattie veneree, esponendoli a forme di dolore che non avrebbero mai previsto.

Quando gli insegnanti normalizzano il porno e la masturbazione, si fa ancora più del male. Gli effetti negativi della pornografia sono ben documentati e, senza la disponibilità di un “partner” reale, gli adolescenti lottano specialmente contro la tentazione di vederla. Incoraggiando questi comportamenti dannosi, l’istruzione degli insegnanti può portare gli adolescenti a diventare dipendenti dalla pornografia, il che spesso rende il sesso reale (quando iniziano a farlo) meno soddisfacente. Peggio ancora, quando i giovani hanno un’esperienza sessuale limitata al di fuori del porno, la visione di contenuti sessuali espliciti può normalizzare e perpetuare alcune delle forme più degradanti ed aberranti di sesso rappresentate nel porno, che spesso implicano la stessa violenza, misoginia e razzismo che le scuole dicono di combattere.

Affermando quindi che tutti i buoni genitori “accetteranno e supporteranno” le scelte dei loro figli riguardo alla propria sessualità ed identità di genere, gli insegnanti condizionano gli studenti ad aspettarsi una risposta dei genitori che potrebbero invece non ricevere. Suggerendo che gli studenti dovrebbero “nascondere le informazioni ai loro genitori”, gli insegnanti coltivano la sfiducia negli adulti che dovrebbero essere le persone più fidate nella vita degli studenti. Insistendo sul fatto che gli insegnanti adulti ed i bambini possano condividere segreti che non dovrebbero essere poi trasmessi ai genitori, gli istruttori lavorano per dissolvere la fiducia degli studenti nella legittimità e superiorità dell’autorità dei loro genitori rispetto a quella degli altri adulti presenti nella loro vita.

Ovviamente, quindi, queste affermazioni non sono solo semplici dichiarazioni, ma sono anche azioni che possono avere un impatto negativo sulla salute e sulla felicità degli studenti, per non parlare della minaccia che rappresentano per la stabilità ed il funzionamento delle loro famiglie. L’insistenza degli insegnanti sul loro presunto diritto di condividere informazioni sessuali con gli studenti ha effetti materiali negativi e dimostrabili sui bambini. Può creare confusione sul sesso, sul genere e sull’identità dove prima non esisteva. Può portare i giovani a prendere decisioni sul sesso di cui poi si pentiranno, causando danni emotivi (e, in alcuni casi, anche fisici) che possono cambiare il corso della loro vita e persino la fattibilità di future relazioni romantiche. Quindi, è indubbio che gli insegnanti attivisti stiano causando un danno reale – ed è chiaro che questo danno possa essere facilmente previsto da un adulto istruito. Eppure, non solo gli insegnanti continuano a fornire questo tipo di istruzione, ma insistono pure che nulla li dissuaderà dal farlo.

Per tutte queste ragioni, il discorso degli insegnanti su questi argomenti deve essere riconosciuto come una forma di violenza.

Ma ci sono diversi tipi di violenza. Quale tipo viene inflitto da questi insegnanti? Dato che il danno fatto da questo discorso riguarda quasi esclusivamente l’attività sessuale, l’identità e le relazioni, possiamo solo considerarlo come un tipo di violenza sessuale. Quindi, l’etichetta di “adescatoreè un’iperbole e un’esagerazione? Immaginate che un adulto al di fuori della vostra famiglia condivida una relazione con vostro figlio – una relazione che a) implica la discussione di questioni sessuali, b) nasconde ad altri le informazioni relative a tali discussioni, e c) potenzialmente od effettivamente sfocia in qualche forma di dolore emotivo o fisico legato al sesso che potrebbe essere facilmente previsto sin dal principio dall’adulto. Qualche persona ragionevole dirà che una tale relazione non costituisce di per sé “grooming” sulla base del fatto che l’adulto non abbia mai avuto personalmente un’interazione fisica e sessuale con il bambino? Certo che No.

Secondo le definizioni della Sinistra stessa sul discorso performativo, insegnare contenuti sessuali radicali ai bambini è una forma di violenza sessuale. Pertanto, dovrebbe essere considerato “grooming“. Come chiamiamo una persona che si impegna nel “grooming”? Un adescatore. E per usare un altro dei vaporosi moralismi della Sinistra, adescare i bambini non è “mai giusto”. Devono essere fermati.

Adam Ellwanger è professore di inglese all’Università di Houston-Downtown. È l’autore di “Metanoia: Rhetoric, Authenticity, and the Transformation of the Self”, ora disponibile in paperback. Potete seguirlo su Twitter a @DoctorEllwanger.


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