Byron York – Una volta la stampa che faceva le domande veniva considerata buona…

Byron York’s Daily Memo – Una volta la stampa che faceva le domande veniva considerata buona…

Forse vi ricordate ancora di quei giorni molto, molto tempo fa… almeno tra il 2017 al 2021, quando molti membri del corpo della stampa alla Casa Bianca presero una posizione fortemente ostile verso l’amministrazione del presidente Donald Trump. Mentre si confrontavano e torchiavano a turno i funzionari della Casa Bianca, alcuni giornalisti venivano incitati dai comici dei programmi della tarda serata che sembravano competere tra di loro per trovare i modi più creativi per insultare il presidente. E quando Donald Trump rispondeva, loro rispondevano ancor più duramente. Forse vi ricorderete di quando Stephen Colbert disse a Trump: “L’unica cosa per cui la tua bocca è buona è quella di essere la fondina del cazzo di Vladimir Putin“. L’ha detta veramente. Questo è il livello a cui il dialogo poteva scendere.

Questo però era allora. Ora, un Democratico, Joe Biden, è alla Casa Bianca. Ed ora, ogni reporter che prende anche solo una posizione indagatrice nei confronti dell’amministrazione – non una posizione completamente avversa, solo una posizione indagatrice – non gode più degli applausi e della fama presso gli stessi conduttori dei programmi in tarda serata.

Prendete il caso di Peter Doocy di Fox News e, di nuovo, Stephen Colbert.

Nel suo recente viaggio in Europa, Joe Biden ha fatto alcune dichiarazioni sulla guerra in Ucraina che sono state profondamente preoccupanti sia per il pubblico che per gli altri governi.

La prima è arrivata quando Biden ha tenuto una conferenza stampa al Quartier Generale della NATO a Bruxelles, in Belgio. Gli è stato chiesto della possibilità che la Russia usi le armi chimiche in Ucraina, argomento che fonti dell’amministrazione avevano discusso negli ultimi giorni. Questo scatenerebbe una risposta militare da parte della NATO? “Innescherebbe una risposta analoga“, ha risposto Joe Biden. “Prenderemo questa decisione in quel momento”.

La parte della risposta in cui dice “analoga” ha fatto scattare molti allarmi. Stava forse dicendo che gli Stati Uniti avrebbero usato le armi chimiche? Il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan ha poi chiarito affermando che “gli Stati Uniti non hanno intenzione di usare le armi chimiche, punto, in nessuna circostanza”.

La seconda è arrivata quando Biden ha visitato le truppe americane di stanza in Polonia. Ma nelle sue osservazioni Biden ha parlato come se quelle truppe stessero per recarsi in Ucraina. Discutendo l’eroismo degli ucraini che combattono gli invasori russi, Joe Biden ha detto: “Lo vedrete quando sarete lì. Alcuni di voi sono stati lì. Vedrete donne, giovani, in piedi – in piedi in mezzo a, di fronte ad un dannato carro armato, dicendo solo, ‘Non me ne vado. Sto mantenendo la mia posizione'”.

Joe Biden ha, naturalmente, escluso che le forze statunitensi si rechino in Ucraina. Quindi le sue osservazioni hanno causato immediata preoccupazione tra quasi tutti. In breve tempo, un portavoce della Casa Bianca ha detto alla stampa: “Il presidente è stato chiaro che non invieremo truppe americane in Ucraina, e non c’è alcun cambiamento in questa posizione”.

La terza è arrivata durante il discorso di Biden a Varsavia, quando ha detto di Vladimir Putin, “Per l’amor di Dio, quest’uomo non può rimanere al potere“. La dichiarazione di Biden – che era stata improvvisata e non, come i funzionari hanno poi sottolineato, presente nel testo scritto del discorso – ha sollevato la questione se gli Stati Uniti intendano perseguire una politica del “cambio di regime in Russia. Ancora una volta, i funzionari dell’amministrazione si sono affrettati a rassicurare il mondo che Biden non intendeva davvero dire ciò che è sembrato avesse detto. “Il punto del presidente era che non si può permettere a Putin di esercitare il potere sui suoi vicini o sulla regione”, ha detto un funzionario della Casa Bianca a Fox News. “Non stava discutendo del potere di Putin in Russia o di un cambio di regime”.

Quindi, Joe Biden aveva sollevato delle preoccupazioni internazionali non in uno, non in due, ma in ben tre contesti. Questo è un problema di cui vale la pena parlare – e, per la stampa, vale la pena iniziare a porre delle domande.

Passiamo velocemente alla conferenza stampa di Biden alla Casa Bianca di lunedì 28 marzo. I giornalisti hanno chiesto a Biden delle sue osservazioni sul cambio di regime – che era l’argomento delle prime tre domande – e Biden ha risposto che stava esprimendo la sua “indignazione morale” verso Putin. Ma nessun giornalista ha messo la questione del cambio di regime nel contesto delle altre gaffe di Biden, cioè quella sulle armi chimiche e sulle truppe in Ucraina. Infatti, quelle non sono state nemmeno menzionate.

Fino all’arrivo di Peter Doocy. “Lei è preoccupato che gli altri leader del mondo inizino a dubitare che l’America sia tornata se alcune di queste grandi cose che dice sulla scena mondiale continuano a venire ritrattate?” ha chiesto il giornalista di Fox News Peter Doocy. Joe Biden ha risposto chiedendo cosa fosse stato ritrattato. Doocy gli ha dunque fatto una lista: “Proprio negli ultimi due giorni, sembrava che lei avesse detto alle truppe americane che sarebbero andate in Ucraina”, ha iniziato. “Sembrava che lei avesse detto che era possibile che gli Stati Uniti usassero le armi chimiche. E sembrava che lei stesse chiedendo un cambio di regime in Russia”.

Joe Biden ha negato tutto. “Nessuna delle tre cose si è verificata”, ha detto, continuando a sostenere che Doocy stesse interpretando male le sue osservazioni in tutte e tre le occasioni. Doocy ha incalzato Biden sul suo intento, e Biden ha tenuto duro.

La spiegazione di Biden non sembrava però del tutto plausibile, ma i botta e risposta sono il motivo per cui si tengono le conferenze stampa. Il presidente aveva detto una serie di cose. Un giornalista gli ha chiesto di spiegare il significato di quelle dichiarazioni. Giornalismo inquisitorio – non quindi i contrasti conflittuali visti con la precedente amministrazione, ma semplicemente il buon vecchio giornalismo inquisitorio.

Ma tutto ciò ha fatto arrabbiare Stephen Colbert. “Il presidente Biden ha tenuto una conferenza stampa”, ha detto Colbert nel suo show del martedì sera. “E gli è stata posta una domanda ridicola da un uomo ridicolo: Il giornalista di Fox News e l’unico ragazzo del liceo che indossa una tuta da ginnastica, Peter Doocy“.

Stephen Colbert ha poi giocato sul video di Doocy che chiedeva “cosa significasse” quel commento di Biden sulle armi chimiche e della “risposta analoga“. Colbert deve aver pensato che fosse ridicolo che Doocy chiedesse una cosa del genere.

“Ricordate come nello show di ieri sera io vi abbia detto che lo schiaffo non è mai, mai la risposta?” ha detto Colbert riferendosi allo schiaffo dell’attore Will Smith al comico Chris Rock durante la cerimonia degli Oscar. Poi Colbert ha continuato: “Vorrei presentare un’eccezione una tantum a nome del presidente degli Stati Uniti”. La folla lo ha applaudito. Poi Colbert ha giocato su un’altra domanda di Peter Doocy, quando il giornalista ha incalzato di nuovo Biden sull’osservazione sulle armi chimiche. Colbert ha assunto una voce beffarda e, apparentemente imitando Doocy, ha detto: “Uh, Peter Doocy, Fox News. Ho altre due domande. Primo, quali sono le posizioni esatte di tutte le truppe americane? E può darmi i codici di lancio nucleari? Mi dica solo – uno di loro è il quattro? Posso comprare una vocale, signor presidente?

Avete capito bene. Stephen Colbert, e molti altri come lui, amavano quando i giornalisti incalzavano Donald Trump sulle varie cose che Trump diceva. Ma con Joe Biden… non così tanto. Sì, è partigianeria. E sì, è ipocrisia. E sì, è divertente solo per i veri credenti tra il pubblico di Colbert. Ma è il modo in cui funziona il complesso politico di intrattenimento. Non aspettatevi che questo cambi, almeno finché un Repubblicano non tornerà alla Casa Bianca.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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