Byron York – La Grande Inflazione

Byron York’s Daily Memo – La Grande Inflazione

Mentre gran parte del mondo politico si concentrava sulle udienze di conferma della candidata alla Corte Suprema Ketanji Brown Jackson, il 21 marzo a Washington, D.C. il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha tenuto un discorso le cui conseguenze potrebbero riverberarsi per i prossimi due cicli elettorali.

Che cosa c’era di così politicamente rilevante nel discorso di Powell? La sua dichiarazione, secondo cui ci si aspetta che ci vorranno tre anni per riportare l’inflazione – attualmente al 7,9% su base annua, cioè al suo livello più alto da quattro decenni – ai livelli normali.

Le prospettive sull’inflazione si sono deteriorate significativamente quest’anno, anche prima dell’invasione russa dell’Ucraina”, ha detto Jerome Powell alla National Association for Business Economics. “L’aumento dell’inflazione è stato molto più grande e più persistente di quanto gli esperti generalmente si aspettassero”.

Jerome Powell ha poi proseguito a raccontare come gli esperti della Federal Reserve (Fed) abbiano costantemente sottovalutato l’aumento dell’inflazione. Quando la Fed si è riunita lo scorso giugno, ha detto, tutti i partecipanti a quella riunione erano concordi nel dire che l’inflazione del 2021 sarebbe stata significativamente più bassa di quanto alla fine si è poi rivelata. E poi, quando si sono incontrati a dicembre, lo hanno detto di nuovo.

Perché le previsioni si sono rivelate così sbagliate?si è chiesto Powell. Ha attribuito gran parte del problema al complesso percorso della Pandemia di Coronavirus, specialmente per il fatto che gli effetti non si sono mai diradati completamente, nonostante lo sviluppo dei vaccini. La Pandemia ha dunque sconvolto l’equilibrio della domanda e dell’offerta in un modo che non è stato ancora risolto. “A mio parere, una parte importante della spiegazione è che gli esperti hanno ampiamente sottovalutato la gravità e la persistenza delle frizioni sul lato dell’offerta che, quando combinate con una forte domanda, soprattutto per i beni durevoli, hanno prodotto un’inflazione sorprendentemente alta”, ha risposto Jerome Powell. “La pandemia e le relative chiusure e riaperture dell’economia hanno causato un grave sconvolgimento in molte parti dell’economia, intralciando le catene di approvvigionamento, limitando l’offerta di lavoro e creando un grande boom nella domanda di beni ed un arresto nella domanda di servizi”.

Jerome Powell ha promesso azioni più forti da parte della Fed, compresi maggiori aumenti dei tassi di interesse, per portare l’inflazione sotto controllo. Ma date, le attuali condizioni, ha ammesso che l’inflazione resterà in giro ancora per un po’. “Quando l’ampiezza e la persistenza dell’aumento dell’inflazione sono diventate sempre più chiare nella seconda metà dell’anno scorso, e quando la ripresa del mercato del lavoro ha accelerato oltre le aspettative, il [Federal Open Market Committee della Fed] è passato a una politica monetaria progressivamente meno accomodante”, ha detto Powell. “Credo che queste azioni di policy e quelle che verranno aiuteranno a portare l’inflazione vicino al 2% nei prossimi tre anni”.

Tre anni“. Cioè fino all’inizio del 2025. Nel mezzo, avremo le elezioni di midterm del 2022 e le elezioni presidenziali del 2024. E questa è la conseguenza politica del discorso di Jerome Powell.

L’inflazione è la più grande singola preoccupazione degli elettori degli Stati Uniti in questo momento. Salvo qualche enorme evento del tutto imprevedibile, l’inflazione rimarrà la più grande e singola preoccupazione degli elettori anche a novembre. Per darvi un’idea di quanto sia importante l’inflazione nella mente degli elettori, un recente sondaggio del Wall Street Journal ha chiesto agli intervistati quale fosse la questione più importante che vorrebbero che il presidente ed il Congresso affrontassero quest’anno. L’inflazione era in testa alla lista, con il doppio delle persone che l’avevano citata rispetto alla seconda questione più importante, cioè la guerra in Ucraina, e dieci volte di più rispetto alla Pandemia di Coronavirus.

Gli strateghi repubblicani stanno pianificando le campagne elettorali per la Camera e il Senato associando i loro avversari Democratici in carica all’aumento dell’inflazione visto sotto l’amministrazione Biden. Cercheranno di collegare Joe Biden all’inflazione e di rendere le elezioni di midterm come un “Giorno del Giudizio” sulla sua performance lavorativa. “Le elezioni di metà mandato riguardano una e una sola cosa – un referendum sul presidente in carica“, ha detto recentemente uno stratega del GOP. “Fine della storia“.

L’inflazione rappresenta già un peso enorme sull’approvazione del lavoro di Joe Biden, che ora si trova al 41,3% (a fine marzo 2022) nella media dei sondaggi di RealClearPolitics. Sebbene i Democratici avessero espresso la speranza che Joe Biden avrebbe potuto godere di un aumento dei consensi dopo il suo discorso sullo stato dell’Unione, e poi come risultato della sua gestione della crisi in Ucraina, questo non è accaduto.

La maggioranza degli elettori pensa che Joe Biden stia facendo un cattivo lavoro in quasi tutti i temi. E pensano che stia facendo davvero un pessimo lavoro sull’inflazione. Quando il sondaggio del Wall Street Journal ha chiesto se gli intervistati approvassero o disapprovassero la gestione di Biden dell’inflazione e dell’aumento dei costi, solo il 34% approvava, mentre il 63% disapprovava. Un gran numero, il 54%, disapprovava fortemente. Mentre solo il 4% degli intervistati ha detto di non sapere, il che significa che quasi tutti hanno un’opinione sull’inflazione.

E ora il presidente della Fed Jerome Powell sta parlando di inflazione fino a dopo le prossime elezioni presidenziali. Non è chiaro se Joe Biden, che avrà 82 anni il giorno di una sua eventuale inaugurazione nel 2025, si ricandiderà. Ma chiunque formerà il ticket dei Democratici nelle prossime presidenziali dovrà affrontare l’eredità di Joe Biden sull’inflazione.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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