La censura della storia del portatile di Hunter Biden mostra la minaccia delle Big Tech alla Democrazia – Washington Examiner

La censura della storia del portatile di Hunter Biden mostra la minaccia delle Big Tech alla Democrazia

Il New York Times ha finalmente ammesso che almeno alcune delle e-mail trovate su un portatile lasciato abbandonato da Hunter Biden in un negozio di riparazioni del Delaware siano autentiche.

Ora che Joe Biden è in carica da più di un anno, la conferma che suo figlio abbia sfruttato l’accesso al padre per un proprio tornaconto finanziario non fa più notizia. Ma quando il New York Post pubblicò per la prima volta la storia meno di un mese prima del giorno delle elezioni del 2020, la storia era molto interessante ed anche molto dannosa per il candidato preferito dai media della Sinistra-liberal, l’allora ex Vice presidente Joe Biden.

Ma la “minaccia alla Democrazia” posta da ciò che è successo alla storia del portatile di Hunter Biden non sta nel modo in cui i portavoce ufficiali della Sinistra hanno scelto di seguirla oppure di ignorarla. Il fatto che la NPR si sia rifiutata di seguire la storia, rilasciando invece un tweet che la definiva una “pura distrazione“, sebbene dica molto sulla credibilità di quell’organizzazione, tuttavia, evidentemente, non è una “minaccia alla Democrazia”. Che la CNN abbia definito la storia uno “scandalo fabbricato” creato ad arte dalla “macchina mediatica della Destra“, sebbene dica ancora una volta molto su quella rete, tuttavia non è nemmeno questa una “minaccia alla Democrazia”.

Ciò che minaccia realmente la Democrazia sono le aziende di Big Tech, che hanno negato l’accesso dalle loro piattaforme per sopprimere la storia e bandire completamente il New York Post.

Twitter non solo ha bloccato gli utenti dalla condivisione della storia specifica, ma ha anche estromesso il New York Post dal suo account per settimane.

Facebook ha impedito agli utenti di condividere la storia perché, come ha detto Andy Stone, direttore delle comunicazioni politiche di Facebook, “questa storia è idonea ad essere verificata dai partner di Facebook per il controllo dei fatti”. Tuttavia, Andy Stone – che ha lavorato per gli esponenti politici Democratici Barbara Boxer e John Kerry prima di passare a Facebook – non ha mai prodotto alcun fact-check che screditasse la storia del New York Post.

Le organizzazioni di notizie sono libere di indagare o di non indagare sugli scandali politici che vogliono. Gli Stati Uniti sono un paese libero, e ci sono molte altre fonti di notizie in giro presso cui informarsi. I lettori sono liberi di leggere ciò che vogliono e di abbandonare gli organi di stampa che non trattano le notizie di loro interesse. Noi incoraggiamo la gente a scegliere.

Ma sempre più persone apprendono le notizie dalle piattaforme di Big Tech come Twitter e Facebook. La Federal Trade Commission (FTC) ha stabilito che Facebook ha un vero e proprio monopolio sul mercato dei social network personali. Se gli operatori Democratici come Andy Stone stanno prendendo le decisioni su quali storie debbano essere soppresse e quali invece promosse, questo è un grosso problema per la Democrazia.

Non ci sono risposte facili. La FTC sta cercando di costringere Facebook a vendere Instagram e WhatsApp, ma è difficile vedere come questo possa risolvere il problema della censura online.

Alcune persone vogliono abrogare la Sezione 230 del Communications Decency Act, che protegge le piattaforme online dalle cause legali derivanti dai contenuti pubblicati dai loro utenti. Ma sbarazzarsi della Sezione 230 potrebbe spingere Facebook e Twitter a censurare quello che dicono i loro utenti ancora più di quanto non facciano già ora.

Speriamo che Facebook e Twitter imparino dalla loro pessima risposta alla storia del laptop di Hunter Biden, ammettano di aver sbagliato e spieghino come intendano fare meglio in futuro. Se non lo faranno, qualcosa di molto più draconiano delle cause antitrust e dell’abrogazione della Sezione 230 arriverà…


WashingtonExaminer.com

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