Byron York – Hunter Biden e la vergogna dei Social Media

Byron York’s Daily Memo – Hunter Biden e la vergogna dei Social Media

Il New York Times ha pubblicato un articolo sull’indagine federale sulle tasse e sull’influenza straniera del figlio di Joe Biden, Hunter. Il giornale ha riferito che Hunter Biden avrebbe pagato una “significativa passività fiscale“, che si pensa sia più di 1 milione di dollari, nella speranza di evitare un’incriminazione. Ma l’indagine, condotta dal procuratore degli Stati Uniti del Delaware, non riguarda solo le tasse, come ha riferito il New York Times. Essa si concentra anche su possibili violazioni delle regole sul “lobbismo estero e riciclaggio di denaro” nei lucrosi affari di Hunter Biden in Ucraina, Cina ed altrove.

Andando in profondità nell’articolo – al 24° paragrafo, per essere esatti – il giornale ha riferito che i pubblici ministeri hanno “esaminato le e-mail tra il signor Biden, [il socio d’affari Devon] Archer, ed altri circa [la società energetica ucraina] Burisma ed altre attività commerciali estere”. Il New York Times ha visto le e-mail in questione. Le ha ottenute “da una cache di file che sembra provenire da un portatile abbandonato dal signor Biden in un negozio di riparazioni del Delaware”. Queste e-mail, continua il New York Times, “sono state autenticate da persone che sono a conoscenza di queste e dell’indagine”.

L’articolo del New York Times arriva come una specie di “scherzo dal gusto amaro” per il New York Post che, il 14 ottobre del 2020, aveva pubblicato una storia dal titolo: “L’email-‘pistola fumante’ rivela come Hunter Biden ha introdotto l’uomo d’affari ucraino al padre Vice Presidente“. Il New York Post riferiva che l’email contestata fosse “contenuta in una massiccia quantità di dati recuperati da un computer portatile” che era stato portato in un negozio di riparazioni del Delaware nell’aprile del 2019.

L’amaro in bocca in questa storia è che l’articolo del New York Post, arrivato nel pieno della campagna elettorale per le presidenziali, è stato ignorato, minimizzato o addirittura attaccato da molti media. Nelle due maggiori piattaforme di social media, Facebook e Twitter, è stato addirittura soppresso. Piuttosto che dare seguito alla segnalazione del New York Post, altre organizzazioni di notizie hanno limitato la portata delle informazioni negative su Hunter Biden e suo padre, allora candidato per i Democratici alla presidenza.

Alcuni trattamenti sono stati davvero comici. Per esempio, subito dopo il primo dibattito presidenziale, in cui l’allora presidente Donald Trump fece molti riferimenti alla storia del computer portatile, così come all’abitudine di Hunter Biden di riferirsi a suo padre come “Il Grande Uomo“, ed altro ancora

Ma era tutto così misterioso! Naturalmente, se più organizzazioni di notizie, incluso il New York Times, avessero riportato i dettagli della storia del portatile, molti più spettatori avrebbero saputo esattamente di che cosa Donald Trump stesse parlando.

Quindi è giusto dire che molti media non si sono esattamente coperti di gloria nella questione del portatile di Hunter Biden. Ma la vera vergogna appartiene ai giganti dei social media, Twitter e Facebook.

Facebook aveva detto di aver applicato il suo “processo per ridurre la diffusione della disinformazione” alla storia del portatile. “Mentre intenzionalmente non mi collegherò al New York Post, voglio essere chiaro che questa storia presenta i requisiti per essere verificata dai partner di Facebook per il fact checking“, aveva twittato il portavoce di Facebook, Andy Stone. “Nel frattempo, stiamo riducendo la sua diffusione sulla nostra piattaforma”. L’affermazione del bisogno di un “fact-checking” era, almeno apparentemente, un espediente. Facebook non ha mai pubblicato i risultati di qualsiasi fact-checking all’articolo.

Twitter è stato anche peggiore. La società aveva bannato il New York Post dalla piattaforma ed ha bloccato l’articolo stesso su Twitter. Aveva anche vietato agli utenti di Twitter di twittare l’articolo e persino di inoltrarlo via messaggio privato. Se capitava di trovare un link alla storia su Twitter, un semplice clic conduceva a questa schermata:

Quando gli utenti hanno cercato di accedere alla storia del New York Post su Hunter Biden e il suo computer portatile, questa schermata è apparsa per avvertire gli utenti di un link potenzialmente spam o non sicuro“.

Ora, naturalmente, è tutto un grande Never Mind. Tranne che nessuno può tornare indietro ed annullare il danno che Twitter e Facebook hanno fatto. E il potere che i due giganti dei social media hanno esercitato è servito solo ad aumentare la loro già forte inclinazione alla censura ed alla soppressione. Alla fine, l’articolo del New York Times su Hunter Biden dice poco su Hunter Biden e molto su alcune tendenze profondamente preoccupanti nel mondo dei mass media.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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