New York Post – Le spie che hanno mentito: Quei 51 esperti di “intelligence” che rifiutano ancora di scusarsi per aver screditato la vera storia del PC di Hunter Biden

Le spie che hanno mentito: Quei 51 esperti di “intelligence” che rifiutano ancora di scusarsi per aver screditato la vera storia del PC di Hunter Biden.

Tratto e tradotto da un articolo della Redazione del New York Post

Sono quel gruppo, presunto “apartitico“, tra le migliori spie che cercano di tutelare gli interessi della nazione.

Eppure, quei 51 ex funzionari dell'”intelligence” – che in una lettera pubblica avevano messo in dubbio gli articoli sul portatile di Hunter Biden pubblicati nell’autunno del 2020 dal New York Post – in realtà erano solamente disperati nel loro sforzo per cercare di far eleggere Joe Biden presidente. E più di un anno dopo, anche dopo che il loro sabotaggio attraverso il c.d. “Stato Profondo” è stato dimostrato essere, ancora una volta, una bugia, rifiutano di ammettere di aver influenzato un’elezione.

I funzionari, tra cui l’opinionista della CNN e fabbricante professionista di Fake News James Clapper – un uomo che è stato quasi accusato di spergiuro per aver mentito davanti al Congresso – avevano firmato una lettera dicendo che le storie su quel portatile “avessero le classiche caratteristiche di un’operazione di disinformazione dei russi“.

L’ex direttore della National Intelligence James Clapper aveva affermato che le informazioni divulgate sul computer portatile di Hunter Biden dal New York Post fossero “un’operazione di disinformazione russa”

Che prove avevano? Per loro stessa ammissione, nessuna. “Non sappiamo se le e-mail […] siano autentiche o meno”, diceva la lettera. Erano solamentesospette“. Perché? Perché la loro stessa esistenza aveva danneggiato la campagna elettorale di Joe Biden, ed è una prova sufficiente.

Tenete a mente che tutto questo è stato scritto il 19 ottobre 2020, cinque giorni dopo che il New York Post aveva pubblicato il suo primo articolo. Né Joe Biden né tantomeno Hunter Biden avevano negato quella storia. Anzi, avevano semplicemente deviato le domande a riguardo. Questi esperti della sicurezza nazionale non avevano pensato che se si fosse trattato veramente di “disinformazione russa”, la campagna di Joe Biden avrebbe semplicemente gridato ai quattro venti che la storia fosse falsa?

Nel frattempo, nonostante la lettera fosse stata promossa come “firmata da persone che avevano lavorato per i presidenti di entrambi i partiti politici”, la maggioranza di quei funzionari erano Democratici.

POLITICO aveva ripreso quella lettera e l’aveva pubblicata con il falso titolo “Hunter Biden story is Russian disinfo, dozens of former intel officials say“. Quell’articolo è ancora oggi online, anche se la lettera dice chiaramente che non sapevano se si trattasse veramente di “disinformazione russa“.

Quel titolo era stato ritwittato da legioni di Democratici, tra cui l’attuale portavoce della Casa Bianca Jen Psaki, come “provache fosse tutta una bufala. Anche quel tweet è ancora in piedi, nonostante sia stato dimostrato fosse falso.

Così, le pure e semplici speculazioni di un gruppo di funzionari di parte sono diventate come il Vangelo per i media. Questa erano solamente delle “Fake News” e potevano essere tranquillamente ignorate.

Tenete a mente che Twitter aveva già bannato il New York Post pochi giorni prima. La logica era che questo fosse del “materiale ottenuto in violazione delle leggi“, anche se non lo era affatto – e Twitter non aveva nemmeno delle prove per pensare che lo fosse.

Un funzionario di Facebook, nel frattempo, aveva detto che non avrebbe permesso la condivisione dell’articolo del New York Post fino a quando non fosse stato “verificato” dai suoi “fact-checker indipendenti” – un controllo dei fatti che però non è mai avvenuto.

Così, Big Tech, ex funzionari governativi e i mass media hanno cospirato assieme per insabbiare una notizia.

No, anzi, non solo l’hanno insabbiata – hanno persino creato una falsa narrazione che capovolgesse il copione e che rendesse Joe Biden la “vittima di una cospirazione“.

In breve, hanno spacciato disinformazione online per influenzare un’elezione.

Nessuno ha mai effettivamente dimostrato che il rapporto del New York Post fosse falso. I media si sono presentati alla porta di casa del riparatore del computer che aveva ricevuto il portatile, e lui aveva confermato tutto quanto. Le persone che avevano scambiato delle e-mail con Hunter Biden avevano attestato la loro veridicità ed autenticità nei giorni e nelle settimane successive.

Solo quando l’elezione è passata, Hunter Biden ha tacitamente ammesso che il portatile fosse in realtà suo. L’anno scorso, un giornalista di POLITICO ha confermato che il materiale del portatile fosse autentico e reale. E ora, il colpo di grazia: Il New York Times ha detto di aver “verificato l’autenticità” del materiale di quel portatile.

Non ci sono state conseguenze. Twitter e Facebook continuano a censurare le informazioni sulla base di pregiudizi politici, mentre il Congresso non prende provvedimenti. Molti dei firmatari di quella lettera continuano ad essere utilizzati come “esperti” dai media. James Clapper, per esempio, ha passato anni alla CNN definendo Donald Trump una “risorsa in mano ai russi“, una bugia inventata ed alimentata da alcuni operatori politici di Hillary Clinton. È ancora lì. Immaginiamo che l’accuratezza delle notizie che si danno non sia una condizione per essere assunti.

I funzionari che hanno cercato di ribaltare le elezioni del 2020 si pentono delle loro azioni? Il New York Post ha contattato coloro che avevano firmato quella lettera. La maggior parte non ha neanche risposto alla domanda. Alcuni hanno ribadito la loro posizione nonostante tutto, incluso James Clapper. Nessun rimorso. Nessuna vergogna. E nessuna scusa.

  • Mike Hayden, ex direttore della CIA, ora analista della CNN: Non ha risposto.
  • James Clapper, ex direttore dell’Intelligence Nazionale, ora opinionista della CNN: “Sì, rimango fedele alle dichiarazioni fatte all’epoca, e vorrei richiamare l’attenzione sul suo quinto paragrafo. Penso che suonare un tale campanello di allarme, ORA COME ALLORA, fosse appropriato”.
  • Leon Panetta, ex direttore della CIA e segretario della difesa, ora dirige un istituto di politica pubblica alla California State University: Ha rifiutato di commentare.
  • John Brennan, ex direttore della CIA, ora analista per NBC e MSNBC: Non ha risposto.
  • Thomas Fingar, ex presidente del National Intelligence Council, ora insegna alla Stanford University: Non ha risposto.
  • Rick Ledgett, ex vice direttore della National Security Agency, ora direttore della M&T Bank: Non ha risposto.
  • John McLaughlin, ex direttore ad interim della CIA, ora insegna alla Johns Hopkins University: Non ha risposto.
John Brennan, ex direttore della CIA, ora analista per NBC e MSNBC
  • Michael Morell, ex direttore ad interim della CIA, ora alla George Mason University: Non ha risposto.
  • Mike Vickers, ex sottosegretario alla difesa per l’intelligence, ora nel board della BAE Systems: Non ha risposto.
  • Doug Wise, ex vice direttore della Defense Intelligence Agency, insegna all’Università del New Mexico: Non ha risposto.
  • Nick Rasmussen, ex direttore del National Counterterrorism Center, ora direttore esecutivo del Global Internet Forum to Counter Terrorism: Non ha risposto.
  • Russ Travers, ex direttore ad interim del National Counterterrorism Center: “La lettera dichiarava esplicitamente come non sapessimo se quelle e-mail fossero autentiche, ma eravamo preoccupati per gli sforzi di disinformazione attuati dai russi. Ho passato 25 anni come analista dell’Unione Sovietica/Russia. Dato il contesto di ciò che i russi stavano facendo all’epoca (e che stanno continuano a fare – l’Ucraina è solo l’ultimo esempio), ho considerato l’avvertimento prudente”.
  • Andy Liepman, ex vice direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo: “Per quanto ne so, confermo la dichiarazione, ma sono un po’ occupato in questo momento”.
  • John Moseman, ex capo dello staff della CIA: Non ha risposto.
  • Larry Pfeiffer, ex capo dello staff della CIA, ora consigliere senior del Gruppo Chertoff: Non ha risposto.
  • Jeremy Bash, ex capo dello staff della CIA, ora analista per NBC e MSNBC: Non ha risposto.
  • Rodney Snyder, ex capo dello staff della CIA: Non ha risposto.
  • Glenn Gerstell, ex consigliere generale della National Security Agency: Non ha risposto.
  • David Priess, ex analista e manager della CIA: “Grazie per avermi contattato. Non ho ulteriori commenti in merito in questo momento”.
  • Pam Purcilly, ex vice direttore del centro analisi della CIA: Non ha risposto.
  • Marc Polymeropoulos, ex agente operativo senior della CIA: Non ha risposto.
Leon Panetta, ex direttore della CIA e segretario della difesa, ora dirige un istituto di politica pubblica alla California State University
  • Chris Savos, ex agente operativo senior della CIA: Non ha risposto.
  • John Tullius, ex alto funzionario dei servizi segreti della CIA: Non ha risposto.
  • David A. Vanell, ex alto funzionario operativo della CIA: Non ha risposto.
  • Kristin Wood, ex alto funzionario dei servizi segreti della CIA, ora ricercatore ad Harvard: Non ha risposto.
  • David Buckley, ex ispettore generale della CIA: Non ha risposto.
  • Nada Bakos, ex analista della CIA e funzionario addetto agli obiettivi, ora senior fellow al Foreign Policy Research Institute: Non ha risposto.
  • Patty Brandmaier, ex ufficiale senior dell’intelligence della CIA: Non ha risposto.
  • James B. Bruce, ex alto funzionario dei servizi segreti della CIA: Non ha risposto.
  • David Cariens, ex analista dei servizi segreti della CIA: Non ha risposto.
  • Janice Cariens, ex ufficiale del supporto operativo della CIA: Non ha risposto.
  • Paul Kolbe, ex ufficiale operativo senior della CIA: Non ha risposto.
  • Peter Corsell, ex analista della CIA: Non ha risposto.
  • Brett Davis, ex alto funzionario dei servizi segreti della CIA: Non ha risposto.
  • Roger Zane George, ex ufficiale dei servizi segreti nazionali: Non ha risposto.
  • Steven L. Hall, ex alto funzionario dei servizi segreti della CIA: Non ha risposto.
  • Kent Harrington, ex ufficiale dei servizi segreti nazionali: Non ha risposto.
  • Don Hepburn, ex dirigente della sicurezza nazionale, ora presidente della Boanerges Solutions LLC: “La mia posizione non è cambiata. Credo che i russi abbiano fatto uno sforzo enorme per alterare il corso delle elezioni. I russi sono maestri nel mescolare verità e finzione e nel far sembrare incredibilmente reale qualcosa quando non lo è. Niente di quello che ho visto cambia davvero la mia opinione. Non posso dirvi quale parte è reale e quale parte è falsa, ma la tesi per me è ancora valida, cioè che si è trattato di un colpo per influenzare i mass media”.
  • Timothy D. Kilbourn, ex decano della Kent School of Intelligence Analysis della CIA: Non ha risposto.
  • Ron Marks, ex ufficiale della CIA: Non ha risposto.
  • Jonna Hiestand Mendez, ex ufficiale delle operazioni tecniche della CIA, ora nel consiglio del Museo Internazionale delle Spie: “Non ho alcun commento da fare. Avrei bisogno di qualche informazione in più”.
  • Emile Nakhleh, ex direttore del Programma di analisi strategica politica dell’Islam della CIA, ora all’Università del New Mexico: “Non ho visto alcuna informazione da allora che possa alterare la decisione dietro la firma di quella lettera. Questo è tutto ciò che posso dire di più. L’intera questione è stata altamente politicizzata e non voglio occuparmene. Continuo a sostenere quella lettera”.
  • Gerald A. O’Shea, ex ufficiale operativo senior della CIA: Non ha risposto.
  • Nick Shapiro, ex vice capo del personale della CIA e consigliere senior presso il direttore della CIA: Non ha risposto.
  • John Sipher, ex alto funzionario operativo della CIA: Ha rifiutato di commentare.
  • Stephen Slick, ex direttore senior del Consiglio di Sicurezza Nazionale per i programmi di Intelligence: Non ha risposto.
  • Cynthia Strand, ex vice direttore della CIA per le questioni globali: Non ha risposto.
  • Greg Tarbell, ex vice direttore esecutivo della CIA: Non ha risposto.
  • David Terry, ex presidente del National Intelligence Collection Board: Non è stato possibile raggiungerlo.
  • Greg Treverton, ex presidente del National Intelligence Council, ora consigliere senior presso il Centro di Studi Strategici e Internazionali: “Passo. Non ho seguito il caso di recente”.
  • Winston Wiley, ex direttore del centro analisi della CIA: Non è stato possibile raggiungerlo.

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