Byron York – La propaganda della Casa Bianca sull’aumento dell’inflazione

Byron York’s Daily Memo – La propaganda della Casa Bianca sull’aumento dell’inflazione

I Democratici sono terrorizzati dall’effetto che l’inflazione avrà sulle loro possibilità di uscire in qualche modo bene dalle elezioni di midterm di novembre. Per mesi, gli strateghi Repubblicani hanno pianificato campagne contro i Democratici incentrate sull’inflazione, specialmente sul prezzo della benzina. “Questo fa incazzare tutti“, ha detto uno stratega del GOP in una conversazione all’inizio del mese di febbraio. “La gente è incazzata ogni volta che fa il pieno di benzina”.

L’inflazione, non solo nei prezzi dell’energia ma in tutto quanto, ha anche un effetto altamente negativo sull’indice di gradimento di Joe Biden. E l’indice di gradimento di un presidente è forse la miglior “palla di cristallo” per le performance del suo Partito nelle elezioni di medio termine. Infatti, è stato dimostrato che, quando l’indice di gradimento di un presidente è inferiore al 50%, il numero di rappresentanti che il suo Partito perde alle elezioni di midterm sono probabilmente superiori ai 35 seggi alla Camera, secondo un’analisi storica fatta da Gallup. L’indice di gradimento di Biden al momento è intorno al 42%, secondo la media dei sondaggi di RealClearPolitics. Se la storia la fa da maestra, i Democratici perderanno la Camera a favore dei Repubblicani.

Ma nel frattempo, l’inflazione imperversa. I nuovi dati del governo mostrano come l’inflazione a febbraio sia stata del 7,9% su base annua. Questo è il numero più alto da 40 anni, precisamente dal 1982, quando l’inflazione devastò l’economia americana.

Ma mentre il prezzo degli alimenti è salito pari pari, cioè del 7,9% annuo, il prezzo della benzina è aumentato del 38% su base annua. L’olio combustibile è aumentato del 43,6%. Il prezzo delle auto e dei camion usati è aumentato del 41,2%. Il prezzo dell’abbigliamento è aumentato del 6,6%. Tutto questo sta rendendo la vita difficile a tutti.

Un recente rapporto di Bloomberg ha notato come già un tasso di inflazione annuale del 7,5%, leggermente inferiore quindi a quello dell’ultimo valore registrato, “costa alla famiglia media 276 dollari al mese“.

Questa è una situazione terribile con le elezioni a meno di otto mesi di distanza.

Così la Casa Bianca di Joe Biden sta lavorando ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette, per cercare di deviare la colpa dell’inflazioneper incolpare qualcun altro, letteralmente chiunque, piuttosto che far concentrare la rabbia degli elettori su chi in questo momento siede nello Studio Ovale.

L’ultimo sforzo della Casa Bianca è quello di etichettare l’inflazione comel’aumento dei prezzi di Putin“. L’idea è quella di dare la colpa al presidente russo Vladimir Putin che, con l’invasione dell’Ucraina, merita un sacco di colpe ma per un sacco di altre cose. Joe Biden ha srotolato questa frase per la prima volta martedì 8 marzo, quando ha notato che le perturbazioni causate dall’invasione russa, con sanzioni e divieti di acquisto del petrolio, avrebbe inevitabilmente fatto aumentare i prezzi. “Farò tutto il possibile per minimizzare l’aumento dei prezzi di Putin qui in casa”, ha detto Joe Biden. Giovedì 10 marzo, quando è uscito il rapporto sull’inflazione al 7,9%, Joe Biden ha detto in una dichiarazione: “Il rapporto sull’inflazione di oggi ci ricorda che i bilanci degli americani sono messi a dura prova dall’aumento dei prezzi e che le famiglie cominciano a sentire l’impatto dell’aumento dei prezzi di Putin“.

Lo sforzo di public relations della Casa Bianca ha fatto sì che Bret Baier di Fox News osservasse: “L’amministrazione sta chiaramente cercando di usare ‘#PutinsPriceHike’ per smarcarsi da tutto questo“.

Il problema con lo slogan l’aumento dei prezzi di Putinè che l’inflazione stava imperversando anche prima che Putin invadesse l’Ucraina. Stava imperversando già da prima che Putin cominciasse a schierare ingenti forze in preparazione dell’invasione dell’Ucraina. La Casa Bianca non si ricorda nemmeno dell’anno scorso, quando l’inflazione, che era a un tasso annuale dell’1,4% nel gennaio 2021, aveva raggiunto il 5% a maggio e la Casa Bianca già allora tentava di rassicurare la gente, che iniziava a diventare nervosa, dicendo che fosse “transitoria“? Nel frattempo, Biden e i Democratici al Congresso spingevano le loro massicce proposte di spesa pubblica, che avrebbero solamente avuto un effetto inflazionistico.

Quindi ora, , certamente l’invasione dell’Ucraina sta aumentando i prezzi del petrolio mentre stiamo parlando. Ma questo è adesso. Nell’ultimo anno, invece, l’inflazione che aveva già messo il pubblico in allarme e che stava cancellando tutti gli aumenti dei salari che la gente avrebbe potuto ricevere non era certo merito dell’aumento dei prezzi di Putin“. E quei fattori inflazionistici “non-Putiniani” continuano anche oggi. Questo è chiaro a tutti.

Per esempio, Steven Rattner, il finanziere che ha guidato il salvataggio dell’industria automobilistica dell’ex presidente Barack Obama nel 2009, ha twittato in risposta alla dichiarazione di Joe Biden: “Beh, No. Questi sono numeri di febbraio e includono solo il piccolo effetto della Russia. Questa è l’inflazione di Biden ed ha bisogno di essere messo di fronte alle sue responsabilità“. Non è probabile che Rattner si farà degli amici alla Casa Bianca.

I Repubblicani, naturalmente, hanno detto più o meno la stessa cosa di Rattner. “Questi non sono i prezzi di Putin. Sono i prezzi del presidente Biden”, ha detto il leader della minoranza della Camera Kevin McCarthy. In un tweet, McCarthy ha aggiunto: “Nessuno si sta bevendo le scuse disperate dei Democratici per l’inflazione, ma tutti stanno pagando per colpa loro“.

Tuttavia, il trucchetto del rialzo dei prezzi di Putinha funzionato su alcuni giornalisti. Alla CNN, il conduttore Victor Blackwell ha chiesto all’analista economico della rete Rana Foroohar: “Quindi, quando il presidente dice, e la Casa Bianca ha ribadito, Jen Psaki dice che l’inflazione, i prezzi della benzina sono in gran parte dovuti alla guerra di Putin, c’è del vero in questo?” la Foroohar ha risposto immediatamente ed ovviamente: “Sì, al 100%”.

Al Washington Post, l’editorialista Dana Milbank ha descritto l’obiezione di McCarthy all'”aumento dei prezzi di Putin” in questo modo: “[Biden] lo ha soprannominato ‘l’aumento dei prezzi di Putin’ e ha detto ‘la Russia è responsabile’. I Repubblicani sono subito saltati in difesa di Putin”. Ha poi citato McCarthy. Nella redazione del Washington Post far notare che l’inflazione è aumentata nell’ultimo anno è, apparentemente, “saltare in difesa di Putin”. La narrazione batte sempre l’accuratezza dell’informazione.

Quindi preparatevi perché la Casa Bianca continuerà a spingere la storia del “rialzo dei prezzi di Putin”. È grossolanamente fuorviante, naturalmente, ma la posta in gioco è alta, e al momento, è tutto ciò che hanno.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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