Byron York – La grande caccia all’anatra per Donald Trump

Byron York’s Daily Memo – La grande caccia all’anatra per Donald Trump

Gli avversari di Donald Trump hanno sempre cercato di usare la legge contro di lui – o per accusarlo di aver commesso un crimine, o per fargli causa, o per bersagliarlo con indagini senza fine – da quando è sceso nella politica presidenziale in quel lontano 2015. Come uomo d’affari, Donald Trump ha avuto un passato litigioso, certamente, ma l’assalto legale diretto contro di lui dopo la sua candidatura alla presidenza è stato senza precedenti nella storia degli Stati Uniti. Ed è proseguito anche dopo che ha lasciato la Casa Bianca.

Alcune delle azioni legali contro Donald Trump sono riuscite nella misura in cui o hanno danneggiato la sua posizione presso il pubblico o hanno danneggiato la sua reputazione – ricordate i commentatori di grande calibro che lo avevano definito come una “risorsa russa”? – o lo hanno distratto dal lavoro nella sua amministrazione. Ma nessuno degli “inquisitori di Trump” è effettivamente riuscito ad accusarlo di aver commesso alcun crimine. (Mettiamo da parte i due impeachment di Trump, che erano processi politici slegati dal sistema giudiziario e che entrambi, dato l’alto standard di prova richiesto per la condanna, si sono conclusi con un’assoluzione).

Le indagini su Donald Trump rientrano in uno schema che si ripete costante. Un’accusa viene sollevata e poi amplificata dai media. Un organismo ufficiale, come le forze dell’ordine od una commissione del Congresso, inizia quindi un’indagine. Le prove vengono fatte trapelate. L’amplificazione mediatica sale ancora di più, assieme alle speranze degli avversari di Trump. Poi l’organo ufficiale si avvicina alla conclusione del suo lavoro. Comincia a circolare la voce che potrebbe non essere il “colpo di grazia” che serviva contro Trump che alcuni speravano invece che fosse. E allora gli avversari di Trump cominciano a concentrarsi su una nuova indagine, con “nuove speranze” che sarebbe stata “quella che avrebbe fatto fuori” definitivamente Donald Trump. Il ciclo “eccitazione-inchiesta-delusione” si ripete sempre uguale.

Nell’ultimo anno, sin dalla fine della sua presidenza, l’indagine che ha attirato più speranze nei circoli della “Resistenza” è stata l’inchiesta dell’ufficio della procura distrettuale di Manhattan sulle accuse di pratiche commerciali illegali all’interno della Trump Organization. In particolare, alcuni dei procuratori dell’ufficio credevano che Donald Trump abitualmente sovrastimasse il valore delle sue proprietà immobiliari nelle dichiarazioni dei redditi quando cercava di ottenere dei prestiti mentre allo stesso tempo ne sottostimasse il valore delle stesse proprietà quando arrivava l’ora di pagare le tasse su di esse al fine di pagarne il meno possibile. La “speranza” era dunque quella che Donald Trump potesse essere accusato di qualche tipo di evasione o frode fiscale.

L’ufficio del procuratore di Manhattan era stato investito del caso da Michael Cohen, l’ex faccendiere di Donald Trump che è andato in prigione per aver imbrogliato sulle sue di tasse – aveva nascosto 4.134.051 dollari di reddito al fisco – e per aver mentito al Congresso. ” Secondo la mia esperienza, il signor Trump ha gonfiato il suo patrimonio totale quando serviva ai suoi scopi, come cercare di essere messo tra le persone più ricche del mondo nell’elenco di Forbes“, avrebbe detto Michael Cohen al Congresso nel febbraio 2019, “salvo poi sgonfiare il suo patrimonio per ridurre le tasse sui suoi immobili.”

L’indagine si è mossa quindi su due binari. Il procuratore distrettuale di Manhattan Cyrus Vance Jr. stava conducendo un’indagine penale, mentre il procuratore generale di New York Letitia James stava conducendo un’indagine civile che copriva molte delle stesse contestazioni sul lato penale. I due uffici stavano cooperando nella speranza di far finalmente cadere “una volta per tutte” Donald Trump.

I Democratici sono rimasti estasiati da questa prospettiva. “Penso che la verità stia venendo finalmente a galla sulla Trump Organization e su ciò che è successo”, aveva detto la rappresentante democratica Madeleine Dean alla CNN nel marzo 2021, facendo eco a ciò che molti altri Democratici, ed i loro alleati nei media, dicevano.

Queste erano indagini politicamente motivate. È così semplice. Ricordate che sia Letitia James che Alvin Bragg, il nuovo procuratore distrettuale di Manhattan che ha poi sostituito Vance Jr., sono stati eletti su una piattaforma elettorale che aveva come “scopo” quello di “imprigionare Donald Trump“. Infatti, le campagne elettorali dei Democratici per questi due uffici elettivi, quello di procuratore generale di New York e quello di procuratore distrettuale di Manhattan, sono state essenzialmente una “guerra al rialzo delle offerte” in cui ogni candidato si era impegnato ad essere quello “più duro” contro Donald Trump. “Sarò duro con Trump”, prometteva un candidato. “Sarò molto duro con Trump”, prometteva un altro candidato. “No, sarò super duro con Trump”, prometteva un altro candidato.

Alvin Bragg, che durante la campagna elettorale era quello che si vantava: “È un fatto che ho citato Trump più di 100 volte”, abbia vinto questo tipo di elezione. Ha poi iniziato a lavorare su quello che il New York Times aveva definito “il caso penale più importante e controverso degli Stati Uniti”.

Poi accadde una cosa divertente. Il nuovo procuratore distrettuale, che quando entrò in carica era diventato famoso per non voler perseguire migliaia di trasgressori della legge a New York, dovette dare un’occhiata da vicino alle prove reali che erano state raccolte nel caso contro Donald Trump. Due procuratori testardi che Vance Jr. aveva scelto per gestire il caso, Mark Pomerantz e Carey Dunne, avevano presentato le loro prove a Bragg e alla sua squadra investigativa. Ne emerse che non era affatto un caso solido. Infatti, Bragg apprese che per tutto il tempo c’erano state preoccupazioni nell’ufficio che il caso fosse “debole” e che Vance Jr., il predecessore di Alvin Bragg, si fosse mossso troppo velocemente.

“Alla fine dell’anno scorso”, ha riferito il New York Times, “tre procuratori di carriera nell’ufficio del procuratore distrettuale hanno deciso di lasciare l’indagine, sentendosi a disagio per la velocità con cui stava procedendo e per quelle che sostenevano essere ‘lacune nella raccolta delle prove’. La tensione si è riversata sulla nuova amministrazione della procura, con alcuni procuratori di carriera che avevano sollevato preoccupazioni direttamente al nuovo team del procuratore distrettuale”.

Alvin Bragg cominciò a preoccuparsi. Aveva delle “preoccupazioni per la sfida probatoria di dimostrare l’intenzionalità del comportamento del signor Trump – un requisito per dimostrare che avesse effettivamente falsificato i suoi documenti aziendali adottando una condotta penalmente rilevante – e per i rischinell’affidarsi all’ex avvocato, Michael Cohen, come testimone chiave“, aveva riportato il New York Times. Infatti, quale procuratore non si preoccuperebbe di costruire un caso sulla semplice parola di Michael Cohen?

Ci furono altri incontri. Nel tentativo di convincere Alvin Bragg, Mark Pomerantz e Carey Dunne scrissero gli argomenti di apertura per il caso che avrebbero poi svolto. Ma questo non aveva risolto il problema di fondo. Mancavano le prove documentali per sostenere le accuse, e non c’era nessunagola profondasu Trump che avesse cambiato idea e che stesse dicendo ai procuratori quello che volevano sentirsi dire.

Ne seguì una ricerca disperata. “Di cosa possiamo accusare Trump? Prendiamo qualsiasi cosa!” Basta guardare questa descrizione del New York Times sullo sforzo dei procuratori per trovare un crimine con cui accusare Donald Trump:

Per mesi, i procuratori avevano previsto di accusare il signor Trump… con il reato di “intrallazzo per frodare” per aver falsamente gonfiato i suoi beni sulle dichiarazioni dei redditi che erano state utilizzate per ottenere dei prestiti bancari. Ma entro la fine dell’anno i procuratori avevano fatto retromarcia, in parte perché i finanziatori del signor Trump non avevano perso alcun denaro su quei prestiti, ma anzi in realtà ne avevano tratto profitto. La “nuova strategia” è stata quella di accusare il signor Trump di “cospirazione e falsificazione di documenti aziendali” – in particolare dei suoi rendiconti finanziari – un caso più semplice che essenzialmente equivaleva a dipingere il signor Trump come un bugiardo piuttosto che un ladro. Ma il caso non era ancora una schiacciata vincente, [uno dei procuratori] aveva riconosciuto alla riunione. Ma ha sostenuto che fosse meglio perdere pur di non provare affatto.

I problemi con il caso sono diventati pubblici alla fine di febbraio, quando Mark Pomerantz e Carey Dunne si sono dimessi. Alvin Bragg disse che l’indagine sarebbe andata avanti, ma era chiaro a tutti che le energie erano state prosciugate dallo sforzo. La politica dietro a questo caso politico, tuttavia, imponeva che Bragg non potesse semplicemente archiviarlo. Riportò il New York Times: “La decisione del signor Bragg sull’indagine su Trump può aggravare i suoi problemi politici nella Manhattan fortemente democratica, dove molti residenti non fanno mistero della loro inimicizia per il signor Trump”. Leggendo questo, qualcuno ha bisogno di altre prove che questo è stato un processo politicamente motivato?

Cosa c’è dopo? Ora, sicuro come il sole che sorge ad est, alcuni tipi della “Resistenza” hanno spostato le loro speranze di poter vedere “catturato” Donald Trump dal procuratore distrettuale di Manhattan al Comitato della Camera che indaga sul 6 gennaio. Il comitato ha recentemente depositato documenti giudiziari che dichiarano come Donald Trump avrebbe violato le leggi dopo le elezioni del 2020 e nel periodo precedente alla rivolta del 6 gennaio al Campidoglio. “Il comitato ristretto… ha una base in buona fede per concludere che il presidente ed i membri della sua campagna si siano impegnati in una cospirazione criminale per frodare gli Stati Uniti“, ha scritto il comitato, aggiungendo che “le prove… forniscono, come minimo, una base in buona fede per concludere che il presidente Trump abbia violato la Sezione 18 U.S.C. 1512(c)(2)”, riferendosi alla legge contro l’ostruzione di un procedimento ufficiale.

Naturalmente, il Comitato sul 6 gennaio non ha l’autorità di presentare accuse penali. I membri della Camera dei Rappresentanti non sono dei procuratori. Invece, la Camera dei Rappresentanti potrebbe chiedere al Dipartimento di Giustizia di mettere sotto accusa Donald Trump. E abbiamo già visto un certo numero di articoli esplicativi che notano come perseguire Donald Trump in base alle accuse mosse dalla commissione, e tanto meno ottenere la sua condanna, sarebbe una questione molto difficile. Eppure, la speranza (per gli avversari di Trump) ancora rimane. Ci sono state così tante delusioni, tra cui Robert Mueller, le indagini del Congresso, l’Impeachment I, l’Impeachment II, ed ora anche quella del procuratore di Manhattan, che la Commissione del 6 gennaio è diventata la principale fonte di ottimismo per coloro che credono che l’incriminazione di Trump sia sempre dietro l’angolo.

Forse lo è, e forse Donald Trump potrebbe essere incriminato – possono succedere cose inaspettate – ma il ciclo “eccitazione-inchiesta-delusione” è stato una cosa terribile per gli avversari dell’ex presidente in passato. Hanno visto sollevare le loro speranze così tante volte, ma non riescono proprio a rinunciare a Donald Trump, anche se ora è un ex presidente che tecnicamente hanno sconfitto. Forse la prossima indagine sarà quella giusta?


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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