Byron York – La (continua) crisi migratoria al confine meridionale

Byron York’s Daily Memo – La (continua) crisi migratoria al confine meridionale.

In questi giorni il ciclo delle notizie è dominato dalla minaccia russa all’Ucraina (l’articolo di Byron York è di poco prima dell’invasione russa, N.d.R.), dalla crescente stanchezza per le restrizioni anti-COVID e dal continuo aumento dell’inflazione. Tutte queste cose sono effettivamente degne di nota, ma un altro argomento altrettanto degno di nota – ovvero il casino della situazione sull’immigrazione illegale al confine tra Stati Uniti e Messico – sta ricevendo relativamente poca attenzione.

Ora, c’è una nuova notizia che indica che la situazione stia peggiorando. Decisamente peggiorando. Fox News ha ottenuto le nuove cifre che mostrano come le autorità di frontiera abbiano fermato 153.941 clandestini che hanno attraversato illegalmente il confine nel mese di gennaio. Questo è quasi il doppio del numero di un anno fa, nel gennaio 2021, quando le autorità avevano fermato 78.414 clandestini. E quella cifra del 2021 era più del doppio di quella di un anno prima, nel gennaio 2020, quando il numero di attraversamenti illegali era di 36.585.

Questa è una brutta tendenza – il 2021 è stato il doppio del 2020, e il 2022 è il doppio del 2021. Ed è quasi interamente spiegata da un fattore: l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca, dopo aver fatto una campagna sulla promessa di permettere ad un maggior numero di immigrati clandestini di poter restare negli Stati Uniti.

I nuovi numeri mostrano anche che l’amministrazione Biden sta mantenendo quella promessa… permettendo a sempre più clandestini che attraversano il confine di rimanere negli Stati Uniti. Secondo i documenti del tribunale citati da Fox News, nel gennaio di quest’anno, 62.573 migranti sono stati rilasciati negli Stati Uniti. Sappiamo che negli ultimi mesi i funzionari dell’amministrazione Biden hanno talvolta dato a quei migranti avvisi di comparire davanti ad un tribunale in un futuro spesso lontano e che talvolta hanno detto loro semplicemente di presentarsi alle autorità dell’immigrazione “quando ne avrebbero avuto il tempo”. In ogni caso, l’ammissione iniziale equivale spesso ad un’ammissione permanente, perché un numero relativamente piccolo di coloro a cui è stato dato l’ingresso negli Stati Uniti finirà per andarsene.

Non vi sorprenderà sapere che la Casa Bianca di Joe Biden non è particolarmente interessata a parlare di tutto questo. Infatti, i funzionari sembrano restii a dare al pubblico abbastanza informazioni per sapere che cosa sta succedendo.

Per esempio, alla fine di ogni anno, l’Immigration and Customs Enforcement rilascia il suo rapporto annuale sulle operazioni di applicazione della legge al confine ed altrove. Secondo il Washington Free Bacon, il rapporto dell’ICE sotto l’amministrazione Biden avrebbe dovuto essere rilasciato nel dicembre 2021. Ma è arrivato il 17 febbraio 2022, e non c’è stata alcuna pubblicazione. Ecco un’ipotesi azzardata: contiene un sacco di cattive notizie per chiunque sia preoccupato per la sicurezza dei confini.

Nei prossimi giorni, ci saranno speculazioni su cosa Joe Biden potrebbe dire sul confine e l’immigrazione durante il suo discorso sullo Stato dell’Unione. Certamente, l’argomento non sarà in cima alla lista delle priorità di Biden. Senza dubbio dedicherà molto più tempo al COVID, sul quale spera di dire al pubblico che il paese può andare avanti con la pandemia dopo il “meraviglioso lavoro” che la sua amministrazione ha fatto. Da un nuovo rapporto della ABC News: “Il presidente Joe Biden spera di usare il suo imminente discorso sullo Stato dell’Unione come un’occasione per spingere la pandemia nello specchietto retrovisore della nazione”.

Forse Joe Biden può farlo, o forse no. Ma una questione che in nessun modo può essere spinta nello specchietto retrovisore della nazione è la sicurezza dei suoi confini. Il pubblico sa che sta andando male. Secondo un sondaggio di Fox News del mese di gennaio, solo il 37% degli intervistati approva la gestione di Biden della sicurezza dei confini, contro il 59% che invece la disapprova. Questo è coerente con i risultati di altri sondaggi dell’anno scorso.

Il fallimento di Joe Biden sull’immigrazione confine ha anche contribuito a definire dove si trovi ora il suo Partito. Alla domanda: “Quale partito politico pensa che farebbe un lavoro migliore sulla sicurezza dei confini?“, solo il 40% degli intervistati da Fox News ha detto il Partito Democratico, contro il 56% che ha nominato invece il Partito Repubblicano. Questo vantaggio di 16 punti per il GOP è tra i più grandi vantaggi che i Repubblicani abbiano in vista delle elezioni di midterm di quest’anno.

Infine, la cattiva gestione del confine da parte di Joe Biden potrebbe danneggiare la posizione del Partito Democratico presso gli elettori ispanici, anche negli anni a venire. Per molto tempo, i Democratici hanno supposto che avrebbero dominato le elezioni contando solamente sulla crescita della popolazione ispanica, che votava in maniera schiacciante per i Democratici. Ma oggi, il Partito Democratico sta perdendo elettori ispanici a migliaia. E parte della ragione è la politica migratoria di Joe Biden.

Un sondaggio del Dallas Morning News dello scorso settembre aveva rilevato come l’approvazione di Biden tra gli ispanici in Texas fosse solo del 35%, contro il 54% di disapprovazione, e che quegli elettori ispanici disapprovavano particolarmente proprio la gestione dell’immigrazione.

Non c’è dunque da meravigliarsi che la Casa Bianca non voglia parlarne.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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