Byron York – Il rifiuto dell’ideologia Woke

Byron York’s Daily Memo – Il rifiuto dell’ideologia Woke

Molti conservatori pensano che gli attivisti di Sinistra si stiano scatenando quasi incontrastati attraverso le più importanti istituzioni americane – scuole, imprese, sistema giudiziario, istituzioni culturali, delle arti e dell’intrattenimento, quasi ogni aspetto della vita – distruggendo le norme e le tradizioni che hanno un valore man mano che procedono.

Ma ora si comincia a vedere, a San Francisco, in California, tra tutti i posti, un’energica reazione.

L’evento scatenante è accaduto un anno fa, nel gennaio 2021, durante il culmine della pandemia. Con le scuole chiuse ed i genitori che lottavano per educare i propri figli, il consiglio scolastico di San Francisco ha dedicato un’enorme quantità di tempo ed energie per cambiare i nomi delle scuole intitolate a personaggi storici americani. Il consiglio aveva votato per rimuovere i nomi a 44 scuole – le scuole erano intitolate a George Washington, Abramo Lincoln, Thomas Jefferson, Herbert Hoover, Paul Revere, James A. Garfield, Francis Scott Key, William McKinley, Daniel Webster, Robert Louis Stevenson, Junipero Serra (il sacerdote spagnolo che fondò le missioni in tutta la California), William Cullen Bryant ed altri. Il consiglio aveva anche votato per cambiare il nome della Roosevelt Middle School, anche se nessuno sapeva se fosse intitolata a Theodore Roosevelt oppure a Franklin Delano Roosevelt. Se il presidente preso di mira fosse stato in effetti Theodore Roosevelt, il consiglio di San Francisco avrebbe segnato una specie di “tripletta” – cancellando insomma tutti e quattro i presidenti degli Stati Uniti raffigurati sul Monte Rushmore.

Il consiglio aveva persino deciso di cambiare il nome della scuola elementare Dianne Feinstein, che prende il nome dall’attuale senatrice democratica della California, perché nel 1984 – quando la Feinstein era allora Sindaca di San Francisco – una mostra di storia chiamata “Pavilion of American Flags” (lett. “Padiglione delle bandiere americane“), che era in attività dagli anni ’60, includeva anche una bandiera confederata. La Feinstein si era poi scusata dopo che un manifestante radicale aveva strappato quella bandiera. Il presidente del comitato consultivo dei nomi delle scuole del consiglio scolastico aveva detto: “Dianne Feinstein ha scelto di sventolare una bandiera che è l’iconografia del razzismo interno al nostro paese, dell’avarizia bianca e della disumanità verso i neri e gli indigeni nel nostro Municipio. Ha ancora tempo per dedicare il resto della sua vita alla glorificazione dei neri, delle nazioni indiane ed altre persone di colore. Finora non l’ha fatto, quindi le sue scuse semplicemente non sono state convincenti”.

La cosa divertente, o meglio, la cosa tragica, è che tutte le scuole erano chiuse per effetto dei lockdown anti-COVID nel momento in cui il consiglio aveva votato per cancellare i loro nomi. Il consiglio sembrava dunque dedicare più energie alla sua missione di rinominare le scuole piuttosto che al tentativo di riaprire le scuole durante la pandemia. Ma questo era decisamente troppo, anche per la liberal San Francisco.

Alcuni genitori cominciarono quindi ad organizzarsi. Si parlò di un richiamo per rimuovere alcuni membri del consiglio. I discorsi si sono poi trasformati in azioni, e martedì 15 febbraio la proposta di rimozione di tre membri del consiglio è arrivata agli elettori.

Non è stato un voto combattuto nemmeno alla lontana. Tutti e tre sono stati sonoramente sconfitti – cioè rimossi dai loro incarichi – e saranno quindi allontanati dal consiglio. Il 79% degli elettori ha votato a favore della rimozione di uno dei membri, mentre i margini per gli altri due sono stati del 75% e del 73%. “È la gente che si ribella a San Francisco e dice che è inaccettabile abbandonare la responsabilità di educare i nostri figli“, ha detto al New York Times un genitore della città californiana di nome Siva Raj, che ha aiutato ad organizzare il recall.

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Il recall è solo una parte di una più ampia rivolta contro l’ideologia Woke. POLITICO ha recentemente ottenuto un sondaggio riservato condotto dal Democratic Congressional Campaign Committee (DCCC), che sta cercando di far rieleggere i Democratici alla Camera questo novembre. Il sondaggio ha scoperto che molti elettori nei distretti di frontiera pensano che i Democratici siano dei “predicatori“, “sentenziosi” e troppo “concentrati sulle guerre culturali“.

Gli strateghi del Partito hanno quindi avvertito i Democratici, sempre secondo POLITICO: “A meno che non affrontino con più forza gli attacchi alla guerra culturale ‘potentemente allarmante’ del GOP, dalla Teoria Critica della Razza al taglio dei finanziamenti della polizia, rischiano di perdere significativamente terreno nei confronti dei Repubblicani alle midterms“.

Ignorate il riferimento casuale dell’articolo agli “attacchi” dei Repubblicani, come se il GOP attaccasse volutamente i Democratici che si stanno solo facendo gli affari loro. Qualunque siano le loro smentite, i Democratici hanno spinto senza sosta su questioni come la Teoria Critica della Razza nelle scuole; gli “attacchi” dei Repubblicani dovrebbero essere meglio descritti come “contrattacchi”. La notizia è che la controffensiva dei Repubblicani contro l’ideologia Woke è “potentemente allarmante“, che è un altro modo per dire che molti elettori sono ricettivi agli argomenti del GOP – inclusi dunque anche gli elettori che i Democratici hanno bisogno di tenersi stretti.

Infine, guardate alla velocità con cui molti Democratici in tutto il paese stanno prendendo distanza dalle restrizioni anti-COVID che hanno imposto e che preferirebbero ancora mantenere in vigore. La linea di fondo è sempre quella dell’ideologia Woke: gli eccessi dei Democratici stanno solo stimolando una prevedibile risposta contraria in tutto il paese. Con le elezioni che si avvicinano velocemente, questa è una situazione terrificante per i candidati Democratici.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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