Presidents Day 2022 – Oggi gli Stati Uniti celebrano la loro presidenze

Il Presidents’ Day (Giorno dei Presidenti) è una festività degli Stati Uniti nata per commemorare il compleanno di George Washington che viene celebrata il terzo lunedì del mese di febbraio.

Il Presidents’ Day (Giorno dei Presidenti) è una festività degli Stati Uniti che viene osservata nel terzo lunedì del mese febbraio, che riconosce il compleanno di George Washington ed onora la storia della presidenza americana. Questa giornata può servire anche a noi in particolare per ricordarci sempre dell’importanza di avere una buona leadership. Come sapete, non siamo dei fan della glorificazione dei politici. Sono solo persone come tutti noi. Tuttavia, una solida leadership ha il potere di cambiare i cuori e le menti.

Sul finire degli anni ’70 del 1800, il senatore repubblicano dell’Arkansas Steven Wallace Dorsey propose l’idea di aggiungere la data di nascita di Washington, il 22 febbraio, ai quattro giorni festivi precedentemente esistenti ed approvati nel 1870. Firmata in legge il 31 gennaio 1879 dal presidente repubblicano Rutherford B. Hayes, la legge entrò in vigore nel 1880 ma si applicava solo ai lavoratori federali del Distretto di Columbia. Il Compleanno di Washington era diventato la prima festa federale a celebrare la data di nascita di un individuo, e l’onore durò per meno di un secolo. Nel 1968, il Congresso approvò l’Uniform Monday Holiday Bill che spostò una serie di festività federali fissandole nel giorno di lunedì. Nel 1971, con l’attuazione della Uniform Monday Holiday Law (82 Stat. 250), il terzo lunedì di febbraio divenne la data in cui si celebra il compleanno di George Washington.

Alcuni riformatori volevano cambiare anche il nome della festa in “Presidents’ Day“, in onore sia di Abramo Lincoln che di George Washington, ma quella proposta venne respinta dal Congresso e la festa rimase ufficialmente “Washington’s Birthday“. Sebbene il cambio di nome non sia mai stato autorizzato dal Congresso, ha guadagnato comunque una forte presa nella coscienza pubblica ed oggi la festa serve ad onorare tutti i presidenti degli Stati Uniti, e viene generalmente usato nei calendari, nelle pubblicità, e anche da molte agenzie governative.

Essendo il Giorno dei Presidenti, quindi, questo articolo sarà dedicato per esporre le biografie (brevi) dei Presidenti degli Stati Uniti espressi dal Partito Repubblicano che abbiamo visto nella storia recente.

Un paragrafo lo dedichiamo all’immagine in evidenza di questo articolo, che è il famoso quadro “The Republican Club” di Andy Thomas. Raffigurati nel quadro vediamo il Presidente Donald Trump seduto ad un tavolo circondato da altri importanti presidenti Repubblicani della storia. Ognuno ha un atteggiamento allegro con sorrisi e pose rilassate. Come centro dell’attenzione, Donald Trump occupa il centro della scena, con tutti gli altri presidenti che si concentrano su di lui. L’ambientazione del dipinto sembra essere un civile incontro in una caffetteria con un grande gruppo di persone sfocate riunite sullo sfondo. Un particolare interessante del dipinto è una donna che può essere vista avvicinarsi agli uomini e l’artista ha detto che questa è la sua versione immaginaria del primo presidente donna repubblicana.

Dwight D. Eisenhower

Dwight D. Eisenhower, il 34° presidente americano (2053-2061), portando alla presidenza il suo prestigio come comandante generale delle forze vittoriose in Europa durante la seconda guerra mondiale, seppe ottenere una tregua nella Guerra di Corea e lavorò incessantemente durante i suoi due mandati per allentare le tensioni della Guerra Fredda. Perseguì le politiche moderate del “repubblicanesimo moderno”, sottolineando, mentre si apprestava a lasciare l’incarico, che “l’America è oggi la nazione più forte, più influente e più produttiva del mondo”.

Nato in Texas nel 1890, cresciuto ad Abilene, in Kansas, Eisenhower era il terzo di sette figli. Eccelleva nello sport al liceo, e ricevette una nomina a West Point. Di stanza in Texas come sottotenente, incontrò Mamie Geneva Doud, che sposò nel 1916.

All’inizio della sua carriera nell’esercito, si distinse negli incarichi di staff, servendo sotto i generali John J. Pershing, Douglas MacArthur e Walter Krueger. Dopo Pearl Harbor, il generale George C. Marshall lo chiamò a Washington per un incarico di pianificazione della guerra. Comandò le forze alleate che sbarcarono in Nord Africa nel novembre 1942; nel D-Day, 1944, fu comandante supremo delle truppe che invadevano la Francia.

Dopo la guerra, divenne presidente della Columbia University, poi si congedò per assumere il comando supremo delle nuove forze della NATO che venivano assemblate nel 1951.

Degli emissari Repubblicani giunti nel suo quartier generale vicino a Parigi lo convinsero a candidarsi come presidente nel 1952. “I like Ike” (“Mi piace Ike”) suonava come uno slogan irresistibile ed Eisenhower ottenne una vittoria schiacciante.

Negoziando partendo dalla forza militare statunitense, cercò di ridurre le tensioni della Guerra Fredda. Nel 1953, la firma di una tregua portò ad una pace armata lungo il confine della Corea del Sud. La morte di Stalin lo stesso anno causò dei cambiamenti nelle relazioni con l’Unione Sovietica.

I nuovi leader sovietici acconsentirono ad un trattato di pace che rendeva neutrale l’Austria. Nel frattempo, sia la Russia che gli Stati Uniti avevano sviluppato bombe all’idrogeno. Con la minaccia di una tale forza distruttiva che incombeva sul mondo, Eisenhower, assieme ai leader dei governi britannico, francese e sovietico, si incontrò a Ginevra nel luglio 1955.

Il presidente propose che gli Stati Uniti e la Russia si scambiassero le cianografie dei rispettivi stabilimenti militari e che “fornissero all’interno dei nostri paesi opzioni per la fotografia aerea all’altro paese”. I sovietici accolsero la proposta con freddezza, ma furono così cordiali durante gli incontri che le tensioni si allentarono.

Improvvisamente, nel settembre 1955, Eisenhower ebbe un attacco di cuore a Denver, in Colorado. Dopo sette settimane lasciò l’ospedale, e nel febbraio 1956 i medici riportarono la sua guarigione. A novembre fu eletto per il suo secondo mandato.

In politica interna il presidente perseguì una “via di mezzo”, continuando la maggior parte dei programmi del New Deal e del Fair Deal, enfatizzando un bilancio equilibrato. Quando iniziò la desegregazione nelle scuole, inviò truppe a Little Rock, in Arkansas, per assicurare il rispetto degli ordini di una corte federale; ordinò anche la completa desegregazione nelle forze armate. “Non ci devono essere cittadini di seconda classe in questo paese”, scrisse.

Eisenhower si concentrò sul mantenimento della pace nel mondo. Guardò con piacere allo sviluppo del suo programma “Atomi per la Pace” – il prestito di uranio americano alle nazioni “non abbienti” per scopi pacifici.

Prima di lasciare l’incarico, nel gennaio 1961, per recarsi alla sua fattoria a Gettysburg, esortò sulla necessità di mantenere un’adeguata forza militare, ma mise in guardia sul fatto che vaste spese militari prolungate a lungo avrebbero potuto generare potenziali pericoli per lo stile di vita americano. Concluse con una preghiera per la pace “nella benevolenza dei tempi”. Entrambi i temi rimasero attuali e urgenti quando morì, dopo una lunga malattia, il 28 marzo 1969.

Richard M. Nixon

Richard M. Nixon venne eletto come 37° presidente degli Stati Uniti (1969-1974) dopo essere stato in precedenza un rappresentante degli Stati Uniti ed il senatore della California. Dopo aver posto fine con successo ai combattimenti americani in Vietnam ed aver migliorato le relazioni internazionali con l’URSS e la Cina, divenne l’unico presidente a dimettersi dalla carica, in seguito allo scandalo Watergate.

La riconciliazione fu il primo obiettivo fissato dal presidente Richard M. Nixon. La nazione era dolorosamente divisa, con turbolenze nelle città e la guerra oltreoceano. Durante la sua presidenza, Nixon riuscì a porre fine ai combattimenti americani in Vietnam ed a migliorare le relazioni con l’Unione Sovietica e la Cina. Ma lo scandalo Watergate portò a nuove divisioni nel paese ed alla fine portò anche alle sue dimissioni.

La sua elezione nel 1968 rappresentò il culmine di una carriera politica “insolita” per due motivi: il suo successo iniziale e la sua rimonta dopo essere stato sconfitto nelle presidenziali del 1960 e per la carica di governatore della California nel 1962.

Nato in California nel 1913, Nixon ha conseguito un curriculum brillante al Whittier College e alla Duke University Law School prima di iniziare la pratica dell’avvocatura. Nel 1940 sposò Patricia Ryan; ebbero due figlie, Patricia (Tricia) e Julie. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Nixon servì come tenente-comandante della Marina degli Stati Uniti nel teatro del Pacifico.

Al momento di lasciare il servizio militare, venne eletto al Congresso nel suo distretto della California. Nel 1950, vinse un seggio al Senato. Due anni dopo, il generale Dwight D. Eisenhower scelse Richard M. Nixon, che allora aveva 39 anni, come suo compagno di corsa nelle presidenziali del 1952.

Come vicepresidente, Nixon assunse importanti compiti nell’amministrazione di Eisenhower. Nominato candidato presidente dei Repubblicani per acclamazione nel 1960, perse per un margine ristretto contro John F. Kennedy. Nel 1968 vinse di nuovo la nomination del suo partito e sconfisse il vicepresidente Hubert H. Humphrey e il candidato terzo George C. Wallace.

I risultati conseguiti mentre era in carica includono la “condivisione delle entrate”, la fine della leva, nuove leggi anticrimine ed un ampio programma ambientale. Come aveva promesso, nominò giudici di filosofia conservatrice alla Corte Suprema. Uno degli eventi più sensazionali durante il suo primo mandato avvenne nel 1969, quando gli astronauti americani fecero il primo allunaggio.

Alcuni dei suoi risultati più acclamati vennero dalla sua ricerca della stabilità nella politica mondiale. Durante le visite del 1972 a Pechino e a Mosca, ridusse le tensioni con la Cina e l’Unione Sovietica. I suoi incontri di vertice con il leader russo Leonid Brezhnev portarono ad un trattato per limitare le armi nucleari strategiche. Nel gennaio 1973 annunciò un accordo con il Vietnam del Nord per porre fine al coinvolgimento americano in Indocina. Nel 1974, il suo Segretario di Stato, Henry Kissinger, negoziò accordi di disimpegno tra Israele ed i suoi avversari, Egitto e Siria.

Nel 1972, Nixon si ricandidò e sconfisse il democratico George McGovern con uno dei margini più ampi mai registrati fino ad allora.

Nel giro di pochi mesi, la sua amministrazione venne messa in difficoltà dal cosiddetto scandalo “Watergate”, derivante da un’intrusione negli uffici del Comitato Nazionale Democratico durante la campagna del 1972. L’intrusione fu ricondotta a funzionari del Comitato per la rielezione del presidente. Un certo numero di funzionari dell’amministrazione si dimise; alcuni furono poi condannati per reati connessi agli sforzi per coprire lo scandalo. Nixon negò qualsiasi coinvolgimento personale, ma i tribunali lo costrinsero a consegnare le registrazioni che indicavano che egli aveva cercato di deviare l’indagine.

Come risultato di altri scandali – non correlati alla vicenda del Watergate – avvenuti nel Maryland, il suo vicepresidente Spiro Agnew si dimise nel 1973. Nixon nominò, ed il Congresso approvò, il leader della minoranza della Camera, Gerald R. Ford, come nuovo vicepresidente.

Di fronte a quello che sembrava un quasi certo procedimento di impeachment, Nixon annunciò, l’8 agosto del 1974, che si sarebbe dimesso il giorno dopo per iniziare “quel processo di guarigione di cui l’America ha così disperatamente bisogno”.

Nei suoi ultimi anni, Nixon si guadagnò il plauso come anziano statista. Al momento della sua morte, il 22 aprile 1994, aveva scritto numerosi libri sulle sue esperienze nella vita pubblica e sulla politica estera.

Gerald R. Ford

Quando Gerald R. Ford prestò giuramento il 9 agosto 1974 come 38° presidente (1974-1977), dichiarò: “Assumo la presidenza in circostanze straordinarie… Questa è un’ora della storia che turba le nostre menti e ferisce i nostri cuori”.

Era davvero un momento senza precedenti. Era stato il primo vicepresidente scelto secondo i termini del Venticinquesimo Emendamento e, all’indomani dello scandalo Watergate, stava succedendo al primo presidente che si fosse mai dimesso.

Gerald R. Ford si trovò di fronte a compiti quasi insuperabili. C’era la sfida di domare l’inflazione, rianimare un’economia depressa, risolvere la carenza cronica di energia e cercare di assicurare la pace nel mondo.

Il presidente agì per frenare la tendenza all’intervento ed alla spesa pubblica da parte del governo come mezzo per risolvere i problemi della società americana e dell’economia. A lungo termine, egli credeva, questo cambiamento avrebbe portato una vita migliore per tutti gli americani.

La reputazione di Gerald Ford per l’integrità e le aperture lo avevano reso popolare durante i suoi venticinque anni al Congresso. Dal 1965 al 1973, è stato leader della minoranza alla Camera. Nato a Omaha, in Nebraska, nel 1913, è cresciuto a Grand Rapids, in Michigan. Ha giocato nella squadra di football dell’Università del Michigan, poi è andato a Yale, dove ha servito come assistente allenatore mentre conseguiva la laurea in legge. Durante la Seconda Guerra Mondiale raggiunse il grado di tenente-comandante della Marina degli Stati Uniti. Dopo la guerra è tornato a Grand Rapids, dove ha iniziato la pratica di legge, ed è entrato nel Partito Repubblicano. Poche settimane prima della sua elezione al Congresso nel 1948, sposò Elizabeth Bloomer. Hanno avuito quattro figli: Michael, John, Steven e Susan.

Come presidente, Ford cercò di calmare le controversie precedenti concedendo all’ex presidente Richard M. Nixon la grazia totale. Il suo candidato a vicepresidente, l’ex governatore di New York Nelson Rockefeller, fu la seconda persona a ricoprire quella carica per nomina. Gradualmente, Gerald Ford selezionò un gabinetto tutto suo.

Stabilì le sue politiche durante il suo primo anno in carica, nonostante l’opposizione di un Congresso fortemente Democratico. Il suo primo obiettivo fu quello di frenare l’inflazione. Poi, quando la recessione divenne il più grave problema interno della nazione, passò a misure volte a stimolare l’economia. Ma, sempre temendo l’inflazione, pose il veto su una serie di leggi di stanziamento di fondi pubblici che avrebbero ulteriormente aumentato il già pesante deficit di bilancio. Durante i suoi primi quattordici mesi da presidente pose il veto su trentanove di queste misure. I suoi veti vennero solitamente appoggiati.

Gerald Ford continuò, come ai tempi del Congresso, a considerarsi “un moderato negli affari interni, un conservatore negli affari fiscali ed un internazionalista convinto negli affari esteri”. Uno dei principali obiettivi era quello di aiutare le imprese ad operare più liberamente, riducendo le tasse su di esse ed allentando i controlli esercitati dalle agenzie di regolamentazione. “Noi… abbiamo dichiarato la nostra indipendenza 200 anni fa, e non abbiamo intenzione di perderla ora a favore dei mescolatori automatici di carte e dei computer”, disse.

Negli affari esteri, Gerald Ford agì vigorosamente per mantenere il potere ed il prestigio degli Stati Uniti dopo il crollo della Cambogia e del Vietnam del Sud. Prevenire una nuova guerra in Medio Oriente rimase un obiettivo importante; fornendo aiuti sia ad Israele che all’Egitto, l’amministrazione Ford aiutò a persuadere i due paesi ad accettare un accordo di tregua provvisorio. La distensione con l’Unione Sovietica continuò. Il presidente Ford ed il leader sovietico Leonid Brezhnev stabilirono nuove limitazioni alle armi nucleari.

Il presidente Ford vinse la nomination repubblicana per la presidenza nel 1976, ma perse le elezioni contro il suo avversario democratico, l’ex governatore della Georgia Jimmy Carter.

Il giorno dell’inaugurazione, il presidente Jimmy Carter iniziò il suo discorso: “Per me stesso e per la nostra nazione, voglio ringraziare il mio predecessore per tutto ciò che ha fatto per guarire la nostra terra”. Il popolo riconoscente applause.

Ronald Reagan

Ronald Reagan, originariamente attore e politico americano, divenne il 40° presidente degli Stati Uniti, in carica dal 1981 al 1989. Il suo mandato vide il ripristino della prosperità in patria, con l’obiettivo di raggiungere la “pace attraverso la forza” all’estero.

Alla fine dei suoi due mandati, Ronald Reagan vide con soddisfazione i risultati del suo programma innovativo conosciuto come la “Rivoluzione Reagan”, che mirava a rinvigorire il popolo americano e a ridurre la sua dipendenza dal governo. Sentiva di aver adempiuto alla sua promessa elettorale del 1980 di ripristinare “il grande, fiducioso ruggito del progresso e della crescita e dell’ottimismo americano”.

Il 6 febbraio 1911, Ronald Wilson Reagan nacque da Nelle e John Reagan a Tampico, Illinois. Frequenta la scuola superiore nella vicina Dixon e poi si fa strada all’Eureka College. Lì studiò economia e sociologia, giocò nella squadra di football e recitò nelle recite scolastiche. Dopo la laurea, divenne un annunciatore sportivo alla radio. Un provino nel 1937 gli valse un contratto ad Hollywood. Durante i due decenni successivi apparve in cinquantatré film.

Dal suo primo matrimonio con l’attrice Jane Wyman, ebbe due figli, Maureen e Michael. Maureen è morta nel 2001. Nel 1952 sposò Nancy Davis, anche lei attrice, ed ebbero due figli, Patricia Ann e Ronald Prescott.

Come presidente della Screen Actors Guild, Reagan fu coinvolto in controversie sulla questione del comunismo nell’industria cinematografica; le sue opinioni politiche passarono quindi da liberal a conservatrici. Girò il paese come conduttore televisivo, diventando un portavoce del conservatorismo. Nel 1966 venne eletto governatore della California con un margine di un milione di voti; fu rieletto nel 1970.

Ronald Reagan vinse la nomination presidenziale repubblicana nel 1980 e scelse come compagno di corsa l’ex membro del Congresso del Texas ed ambasciatore alle Nazioni Unite George H.W. Bush. Gli elettori, turbati dall’inflazione e dal sequestro degli americani in Iran, durato un anno, premiarono l’offerta politica dei Repubblicani. Reagan vinse 489 voti elettorali contro i 49 del presidente Jimmy Carter.

Il 20 gennaio 1981 Reagan entrò in carica. Solo 69 giorni dopo fu ferito da un aspirante assassino, ma si riprese rapidamente e tornò in servizio. La sua grazia e la sua arguzia durante il pericoloso incidente fecero salire alle stelle la sua popolarità.

Trattando abilmente con il Congresso, Ronald Reagan ottenne l’approvazione di una legislazione per stimolare la crescita economica, frenare l’inflazione, aumentare l’occupazione e rafforzare la difesa nazionale. Intraprese un percorso di taglio delle tasse e delle spese del governo, rifiutando di deviare da esso quando il rafforzamento delle forze di difesa comportò l’aggravamento del deficit.

Un rinnovamento dell’autostima nazionale nel 1984 aiutò Reagan e Bush Padre a vincere un secondo mandato con un numero di voti elettorali senza precedenti. La loro vittoria sprofondò gli sfidanti democratici Walter Mondale e Geraldine Ferraro.

Nel 1986, Ronald Reagan ottenne una revisione del codice delle imposte sul reddito, che eliminò molte deduzioni ed esentò milioni di persone a basso reddito. Alla fine della sua amministrazione, la nazione stava godendo del suo più lungo periodo mai registrato di prosperità in tempo di pace, senza recessione o depressione.

In politica estera, Ronald Reagan cercò di raggiungere la “pace attraverso la forza”. Durante i suoi due mandati ha aumentato la spesa per la difesa del 35%, ma ha cercato di migliorare le relazioni con l’Unione Sovietica. In fondamentali incontri con il leader sovietico Mikhail Gorbaciov, negoziò un trattato che avrebbe eliminato i missili nucleari a raggio intermedio. Reagan dichiarò guerra al terrorismo internazionale, inviando bombardieri americani contro la Libia dopo che erano emerse prove che il paese di Muammar Gheddafi fosse coinvolto in un attacco a soldati americani in un nightclub di Berlino Ovest.

Ordinando di schierare delle scorte navali nel Golfo Persico, mantenne il libero flusso di petrolio durante la guerra tra l’Iran e l’Iraq. In linea con la “Dottrina Reagan”, diede sostegno alle insurrezioni anticomuniste in America Centrale, Asia ed Africa.

Nel complesso, gli anni di Ronald Reagan videro un ripristino della prosperità e l’obiettivo della “pace attraverso la forza” sembrava essere a portata di mano.

George H. W. Bush

George H. W. Bush, come 41° presidente americano (1989-1993), ha portato alla Casa Bianca una dedizione ai valori tradizionali americani e la determinazione ad indirizzarli verso il rendere gli Stati Uniti “una nazione più gentile e garbata” di fronte ad un mondo in drammatico cambiamento.

Nel suo discorso inaugurale si è impegnato in “un momento ricco di promesse” ad usare la forza americana come “una forza per il bene”.

Provenendo da una famiglia con una tradizione nel servizio pubblico, George Herbert Walker Bush sentì la responsabilità di dare il suo contributo sia in tempo di guerra che di pace. Nato a Milton, Massachusetts, il 12 giugno 1924, fu uno studente modelle alla Phillips Academy di Andover. Al suo diciottesimo compleanno si arruolò nelle forze armate. Il più giovane pilota della Marina degli Stati Uniti quando ha ricevuto le sue alette, ha volato per cinquantotto missioni di combattimento durante la Seconda Guerra Mondiale. In una missione sul Pacifico come pilota di siluranti venne abbattuto dal fuoco della contraerea giapponese e fu salvato dall’acqua da un sottomarino americano. Fu premiato con la Distinguished Flying Cross per il coraggio dimostrato in azione.

George H.W. Bush rivolse poi le sue energie verso il completamento della sua istruzione e la formazione di una famiglia. Nel gennaio 1945 sposò Barbara Pierce. Ebbero sei figli: George, Robin (morta da bambina), John (noto come Jeb), Neil, Marvin e Dorothy.

All’Università di Yale eccelleva sia nello sport che negli studi; fu capitano della squadra di baseball e membro del Phi Beta Kappa. Dopo la laurea, Bush intraprese una carriera nell’industria petrolifera del Texas occidentale.

Come suo padre, Prescott Bush, che fu eletto senatore del Connecticut nel 1952, George si interessò al servizio pubblico ed alla politica. Ha servito per due mandati come rappresentante al Congresso per il Texas. Due volte ha corso senza successo per il Senato. Poi fu nominato in una serie di posizioni di alto livello: Ambasciatore alle Nazioni Unite, presidente del Comitato Nazionale Repubblicano, capo dell’ufficio di collegamento degli Stati Uniti nella Repubblica Popolare Cinese e direttore della Central Intelligence Agency (CIA).

Nel 1980 George H.W. Bush fece campagna per ottenere la nomination repubblicana a presidente. Perse, ma fu scelto come compagno di corsa dal vittorioso Ronald Reagan. Come vicepresidente, Bush ha avuto responsabilità in diverse questioni di politica interna, tra cui la deregolamentazione federale ed i programmi antidroga, ed ha visitato decine di paesi stranieri. Nel 1988, Bush vinse la nomination repubblicana a presidente e, con il senatore Dan Quayle dell’Indiana come compagno di corsa, sconfisse il governatore del Massachusetts Michael Dukakis nelle elezioni presidenziali di quell’anno.

George H.W. Bush si trovò di fronte ad un mondo in drammatico cambiamento, poiché la Guerra Fredda finì dopo quaranta lunghi ed amari anni, il muro di Berlino crollò e con lui l’impero comunista si dissolse. L’Unione Sovietica cessò di esistere ed il presidente riformista Mikhail Gorbaciov, che Bush aveva sostenuto, si dimise. Mentre Bush ha salutato la marcia della democrazia, ha insistito sulla moderazione nella politica degli Stati Uniti verso il gruppo delle nuove nazioni che si stavano intanto formando.

In altre aree della politica estera, il presidente George H.W. Bush inviò le truppe americane a Panama per rovesciare il regime corrotto del generale Manuel Noriega, che stava minacciando la sicurezza del canale e degli americani che vivevano lì. Noriega fu portato negli Stati Uniti per essere processato come trafficante di droga.

La più grande prova di George H.W. Bush si presentò quando il presidente iracheno Saddam Hussein invase il Kuwait, e poi minacciò di invadere anche l’Arabia Saudita. Giurando di liberare il Kuwait, Bush radunò le Nazioni Unite, il popolo americano ed il Congresso e inviò 425.000 truppe americane. A loro si unirono 118.000 truppe delle nazioni alleate. Dopo settimane di bombardamenti aerei e missilistici, la battaglia terrestre durata appena cento ore e soprannominata “Desert Storm” sbaragliò l’esercito da un milione di uomini dell’Iraq.

Nonostante la popolarità senza precedenti per questo trionfo militare e diplomatico, George H.W. Bush non fu in grado di resistere al malcontento in patria a causa di un’economia vacillante, dell’aumento della violenza nei centri urbani e del continuo alto deficit di spesa. Nel 1992 perse la rielezione contro il democratico Bill Clinton.

George H. W. Bush è morto il 30 novembre 2018, all’età di 94 anni.

George W. Bush

George W. Bush, il 43° presidente americano (2001-2009), si è trasformato in un presidente combattente all’indomani degli attacchi terroristici aerei dell’11 settembre 2001, affrontando la “più grande sfida per qualsiasi presidente dai tempi di Abramo Lincoln”.

Gli attacchi terroristici al World Trade Center, al Pentagono ed il volo precipitato in Pennsylvania che doveva schiantarsi presumibilmente contro la Casa Bianca o il Campidoglio l’11 settembre del 2001, attacchi in cui rimasero uccisi quasi 3.000 americani, trasformarono George W. Bush in un “presidente combattente”. Gli attacchi misero in attesa molte delle speranze e dei piani di George W. Bush, e il padre di Bush, George H.W. Bush, il 41° presidente, dichiarò che suo figlio “affrontava la più grande sfida che qualsiasi presidente avesse mai dovuto affrontare dai tempi di Abramo Lincoln”.

In risposta, George W. Bush formò un nuovo Dipartimento per la Sicurezza Nazionale a livello di gabinetto, inviò forze americane in Afghanistan per spezzare via i Talebani, un movimento guidato da Osama Bin Laden che addestrava, finanziava ed esportava squadroni di terroristi. I Talebani furono distrutti con successo, ma Bin Laden non venne catturato ed era ancora a piede libero quando George W. Bush iniziò il suo secondo mandato. Dopo gli attacchi, il presidente ha anche riunito i servizi di raccolta ed analisi dell’intelligence degli Stati Uniti ed ha ordinato la riforma delle forze militari per affrontare il nuovo nemico. Allo stesso tempo, ottenne importanti tagli alle tasse che erano stati una promessa della sua campagna elettorale. Il suo atto più controverso fu l’invasione dell’Iraq, nella convinzione che il presidente iracheno Saddam Hussein rappresentasse una grave minaccia per gli Stati Uniti. Saddam Hussein venne catturato, ma lo sconvolgimento provocato in Iraq e l’uccisione di militari americani ed alleati iracheni da parte degli insorti divenne la sfida del governo Bush all’inizio del suo secondo mandato. Il presidente George W. Bush promise durante il suo discorso sullo Stato dell’Unione del 2005 che gli Stati Uniti avrebbero aiutato il popolo iracheno a stabilire un governo pienamente democratico, perché la vittoria della libertà in Iraq avrebbe rafforzato un nuovo alleato nella guerra al terrorismo, portato speranza ad una regione travagliata e rimosso una minaccia dalla vita delle futuro generazioni.

George W. Bush è nato a New Haven, in Connecticut, mentre suo padre frequentava la Yale University dopo il servizio prestato durante la Seconda Guerra Mondiale. La famiglia Bush si trasferì a Midland, in Texas, dove il padre di George W. entrò nel business dell’esplorazione petrolifera. Lui trascorse lì gli anni formativi, frequentò le scuole pubbliche di Midland e formò amicizie che rimasero con lui fino alla Casa Bianca. George W. Bush si è laureato a Yale, e si è poi laureato in economia ad Harvard e poi è tornato a Midland, dove anche lui è entrato nel business del petrolio. A Midland incontrò e sposò Laura Welch, un’insegnante e bibliotecaria. Avevano due figlie gemelle, Jenna e Barbara.

Quando George W. Bush, all’età di 54 anni, divenne il 43° presidente degli Stati Uniti, era solo la seconda volta nella storia americana che il figlio di un presidente andava alla Casa Bianca. John Quincy Adams, eletto 6° presidente nel 1824, era il figlio di John Adams, il 2° presidente. Al contrario di John Adams che aveva preparato suo figlio a diventare presidente, George H.W. Bush, il 41° presidente, rimase sorpreso quando il maggiore dei suoi sei figli cominciò ad interessarsi alla politica, diventando prima governatore del Texas e poi entrando anche lui alla Casa Bianca.

Durante la prima parte della campagna presidenziale del 2000, George W. Bush godeva di un vantaggio a due cifre nei sondaggi sul suo avversario, il vicepresidente Al Gore Jr. Ma il divario si è chiuso con l’avvicinarsi delle elezioni ed anche se Al Gore alla fine ha vinto il voto popolare per 543.895 voti, la vittoria o la sconfitta sul viale della presidenza americana dipende dai voti del Collegio Elettorale, in questo caso solamente dai voti di uno Stato, la Florida. Quella lotta attraverso i riconteggi e le cause legali si è fatta strada sino alla Corte Suprema. Alla fine, George W. Bush vinse il Collegio Elettorale con 271 grandi elettori contro 266.

La sua nuova amministrazione si incentrò sul “conservatorismo compassionevole”, che abbracciava il raggiungimento dell’eccellenza nell’istruzione, gli sgravi fiscali ed il volontariato tra le organizzazioni religiose e comunitarie.

George W. Bush venne sfidato nel suo tentativo di rielezione nel 2004 dal senatore democratico del Massachusetts John Kerry. L’elezione fu un buon successo, con l’affermazione di Bush secondo la quale l’invasione dell’Iraq avesse reso il mondo un posto più sicuro contro il terrorismo che vinse nel dibattito politico nazionale del tempo. Bush venne rieletto con il 51% contro il 48%.

Nella tribuna inaugurale, George W. Bush stabilì il tema del suo secondo mandato: “In questa seconda riunione, i nostri doveri sono definiti non dalle parole che uso, ma dalla storia che abbiamo visto insieme. Per mezzo secolo, l’America ha difeso la nostra libertà vigilando su confini lontani. Dopo il naufragio del comunismo vennero anni di relativa tranquillità – e poi venne un giorno di fuoco. C’è solo una forza della storia che può rompere il regno dell’odio e del risentimento, e smascherare le pretese dei tiranni, e premiare le speranze dei rispettabili e dei tolleranti, e questa è la forza della libertà umana – provata, ma non stanca… siamo pronti per i più grandi successi nella storia della libertà”.

Donald Trump

Donald J. Trump, il 45° presidente americano (2017-2021), si è impegnato nel realizzare le promesse del suo ambizioso slogan della campagna elettorale “Make America Great Again” e si è mosso rapidamente per rinvigorire le politiche del “Buy American and Hire American” e l’impegno per “l’America First”.

Donald John Trump è nato nel Queens, a New York, il 14 giugno del 1946. Suo padre, Fred Trump, era un imprenditore immobiliare di grande successo. Il padre di Trump era di origine tedesca e sua moglie, Mary McLeod, di origine scozzese. Il loro figlio Donald era il secondo più giovane di cinque figli. Ha studiato all’Accademia Militare di New York ed alla Wharton School of Finance and Commerce dell’Università della Pennsylvania. Anche prima di laurearsi, fu attratto dal settore immobiliare e delle costruzioni, e da giovane rilevò l’azienda del padre, ribattezzandola “Trump Organization”.

La “Trump Organization” venne presto coinvolta in una miriade di progetti, tra cui hotel, resort, edifici residenziali e commerciali, casinò e campi da golf, sia negli Stati Uniti che all’estero. Il suo primo di molti libri fu “The Art of the Deal”, pubblicato nel 1987. Nel 2004 ha lanciato “The Apprentice” (poi “The Celebrity Apprentice”), una popolare serie televisiva che è andata in onda fino al 2015. Durante la stagione delle primarie del 2016, Donald Trump ha sconfitto più di una dozzina di esperti rivali per vincere la nomination repubblicana ed ha vinto alle elezioni presidenziali sull’ex segretario di Stato Hillary Clinton. Lo slogan della sua campagna era “Make America Great Again”, e si è mosso rapidamente per rinvigorire le politiche “Buy American and Hire American”. Ha firmato una grande legge di riforma fiscale ed ha diretto la riduzione dei regolamenti federali destinati a garantire una lunga espansione economica ed un tasso di disoccupazione storicamente basso. Le sue politiche commerciali hanno incoraggiato l’applicazione di dazi sull’alluminio e sull’acciaio stranieri ed una serie di rinegoziazioni degli accordi commerciali con Messico, Canada, Cina, Giappone e Corea del Sud.

Altre priorità hanno incluso le nomine alla Corte Suprema e nella magistratura federale, la risposta alla crisi degli oppioidi, l’impegno alla riduzione del costo dei farmaci da prescrizione ed il miglioramento dell’assistenza sanitaria per i veterani. L’impegno di Donald Trump per “l’America First” all’estero ha plasmato non solo le sue politiche commerciali e tariffarie, ma il suo approccio all’immigrazione ed agli impegni all’estero. Su sua sollecitazione, gli stati membri della NATO hanno aumentato i loro contributi all’Alleanza Atlantica. Trump ha riconosciuto la sovranità israeliana sulle alture del Golan ed ha spostato l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo l’antica città come capitale di Israele.

Il suo approccio al problema della proliferazione nucleare ha incluso l’applicazione della massima pressione economica sia sulla Corea del Nord che sull’Iran. Donald Trump ha aumentato il budget per l’esercito degli Stati Uniti, e durante la sua amministrazione l’autoproclamato Stato Islamico (ISIS), che aveva conquistato territori in Iraq e Siria ed era responsabile di incitare attacchi terroristici, è stato sconfitto.

Il presidente Donald Trump e sua moglie, Melania Trump, hanno un figlio, Barron. Il presidente Trump ha anche quattro figli adulti avuti da matrimoni precedenti: Donald Jr., Ivanka, Eric e Tiffany, oltre a nove nipoti.


GovInfo.gov, WhiteHouse.gov

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