Byron York – L’approvazione di Biden può trasformare le Midterm in uno Tsunami Repubblicano

Byron York’s Daily Memo – L’approvazione di Biden può trasformare le Midterm in uno Tsunami Repubblicano.

La maggior parte di noi vede il calo degli indici di gradimento di Joe Biden come una misura della sua popolarità sempre più in declino. Ma per ogni candidato, democratico o repubblicano, in corsa per la Camera o il Senato quest’anno, i numeri di Joe Biden significano la vita o la morte politica. Questo perché l’indice di gradimento del presidente è un fattore straordinariamente importante nelle elezioni di metà mandato.

Quello di Joe Biden è basso e sta scendendo. Un nuovo sondaggio Pew Reserch Center pone Biden al 41% di approvazione contro il 56% di disapprovazione. Questi risultati sono molto vicini alla media di RealClearPolitics ottenuta confrontando diversi sondaggi, che dà Biden al 40,8% di approvazione e al 55,2% di disapprovazione.

Se l’andamento di questi risultati continuerà, la cosa si farà sentire a novembre. “Nella nostra politica sempre più polarizzata e nazionalizzata, il singolo fattore più determinante nei risultati delle Midterm è l’approvazione del Presidente”, scrive Sean Trende di RealClearPolitics. “Con la Camera ed il Senato privi di una netta maggioranza tra i due partiti, entrare nelle elezioni del 2022 con un presidente la cui approvazione del lavoro è a questo livello comporta implicazioni catastrofiche per i Democratici“.

La situazione di Biden è particolarmente preoccupante per i Democratici perché, storicamente, il partito che elegge il presidente di solito perde dei seggi nelle prime elezioni di midterm che affronta. Ma l’approvazione del lavoro del presidente ha un effetto enorme su quanto grande sarà quella perdita.

L’organizzazione Gallup ha esaminato i risultati delle elezioni di midterm dal 1946 in poi. Nelle elezioni in cui l‘indice di approvazione del lavoro del presidente era superiore al 50%, Gallup ha notato in un articolo del 2018, che le perdite alle midterm che affronta il partito che elegge il presidente alla Camera erano in media di 14 seggi. Ma nelle elezioni in cui l’indice di gradimento del presidente era inferiore al 50%, le perdite di seggi registrate erano in media di 37 seggi.

Nel 1994, l’indice di gradimento di Bill Clinton appena prima delle elezioni di midterm era al 46% nel sondaggio Gallup. Il suo partito ha perso 53 seggi alla Camera. Nel 2010, l’indice di gradimento di Barack Obama era del 45%. Il suo partito ha perso 63 seggi. E nel 2018, l’indice di gradimento di Donald Trump era del 40%. Il suo partito ha perso 41 seggi.

Ora, ricordate che l’attuale equilibrio di potere alla Camera è di 222 Democratici e 212 Repubblicani, con un posto ancora vacante. Se i Democratici perderanno appena 6 seggi ed i Repubblicani ne prendessero 6, i Repubblicani controllerebbero la Camera. E già così, anche se i Repubblicani facessero significativamente peggio rispetto alla media storica dei partiti che non esprimono il presidente nelle elezioni di metà mandato, vincerebbero comunque la Camera.

Per le corse elettorali del Senato, Sean Trende ha sviluppato un modello che prende in considerazione l’indice di approvazione del lavoro del presidente, la presenza o l’assenza di un candidato uscente sulla scheda, e se un Partito abbia scelto o meno un candidato “insolitamente debole” (come i Repubblicani hanno fatto nel 2010). Ora, Trende nota che lo scenario in cui i Repubblicani vincono il controllo del Senato sarebbe comunque possibile qualora l’indice di gradimento di Biden fosse intorno al 51%. Se l’indice di Biden fosse del 48%, una vittoria del GOP diventerebbe ancor più probabile. Ed ora? “Al 42%, il modello non prevede praticamente nessuna possibilità per i Democratici di mantenere il controllo del Senato e prevede anche una perdita netta di 4 seggi come esito più probabile”, scrive Trende.

Ma che dire di ciò che non può essere previsto? Una ragionevole nota di cautela richiede di riconoscere il ruolo che gli imprevisti possono giocare nel determinare la nostra politica. Alla fine del 2019, mentre Trump veniva sottoposto a procedimento di impeachment, probabilmente non avreste potuto prevedere che una pandemia mondiale avrebbe dominato la politica statunitense nell’anno successivo. Quindi le cose inaspettate accadono.

Tuttavia, è difficile cambiare significativamente la linea di tendenza di un presidente nell’anno delle elezioni di metà mandato. “Guardando indietro di oltre 70 anni, non c’è stato un solo presidente che abbia sostanzialmente migliorato il suo indice di gradimento da fine gennaio/inizio febbraio di un anno in cui ci sono le elezioni di metà mandato rispetto a fine ottobre/inizio novembre”, scrive l’analista elettorale Nathan Gonzales. Infatti, di solito è successo il contrario. “Nelle ultime 18 elezioni di midterm che risalgono a Harry Truman nel 1950, l’indice di gradimento medio del presidente è sceso di 8 punti tra questo periodo dell’anno ed il giorno delle elezioni”, nota Gonzales.

In conclusione: Niente è scritto nella pietra. Ma le cose si mettono male per Biden e il suo Partito.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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