Byron York – Un anno con i Democratici al comando

Byron York’s Daily Memo – Un anno con i Democratici al comando

Il 20 gennaio 2022 è stato il primo anniversario dell’insediamento di Joe Biden. Si sa che è stata un’occasione speciale dal fatto che Biden ha tenuto una vera e propria conferenza stampa – qualcosa che non fa quasi mai – nel pomeriggio del 19 gennaio.

Ma il 20 gennaio ha segnato anche un altro anniversarioil primo anno con i Democratici al comando a Washington, D.C. Sì, è un dominio che si poggia su margini estremamente ristretti. Il Partito ha un minuscolo vantaggio di appena cinque seggi alla Camera ed una maggioranza inesistente al Senato, 50 a 50, con il controllo assicurato solo perché Kamala Harris può rompere il pareggio. Quindi, è un dominio debole, ma comunque sempre un dominio sul governo dell’America.

Ed è stato un disastro per i Democratici. Infatti, il partito sembra contrarsi come risultato delle sue azioni a Washington, D.C. Un sondaggio Gallup molto discusso nella settimana del 20 gennaio aveva scoperto che il numero di persone che si identificano come Democratici è crollato nel 2021, mentre il numero di coloro che si identificano come Repubblicani è cresciuto.

All’inizio del 2021 – cioè quando Joe Biden si insediava alla Casa Bianca, Nancy Pelosi rimaneva la Speaker della Camera e Chuck Schumer diventava leader della nuova maggioranza al Senato – il 49% si considerava Democratico, contro il 40% che si considerava Repubblicano. Questo rappresentava un vantaggio per i Democratici di 9 punti. Ora, il 42% si considera Democratico, contro il 47% che si considera Repubblicano – un vantaggio per i Repubblicani di 5 punti.

Questa è dunque un’oscillazione netta di ben 14 punti in un solo anno – un cambiamento senza precedenti. Nel 2021, gli elettori hanno potuto vedere come i Democratici gestiscono le cose a Washington, D.C., controllando questi sia il ramo esecutivo che quello legislativo. Nel complesso, dunque, agli elettori non è piaciuto ciò che hanno visto.

Il problema fondamentale è che i Democratici non si stanno concentrando sulle questioni che sono più importanti per la maggior parte delle persone. Hanno passato molto tempo a spingere una legge di spesa tentacolare – c.d. “Build Back Better Act” – che avrebbe “trasformato” molti aspetti della vita americana e probabilmente stimolato ancora di più l’inflazione, per giunta. La gente però non era sicura di voler vedere la propria vita “trasformata”. Poi, quando il Build Back Better Act non ha funzionato, i Democratici hanno fatto perno su una legge per federalizzare le procedure di voto a condizioni favorevoli per loro stessi, che hanno chiamato “legge sui diritti di voto”. Neanche questa ha funzionato, a quanto pare.

Così, un nuovo sondaggio della CBS News ha chiesto: “Biden e i Democratici si stanno concentrando su questioni di cui vi importa molto, di cui vi importa poco o di cui non vi importa nulla?” Il 39% ha detto che si stanno concentrando su questioni di cui “non importanulla; il 28% ha detto che si stanno concentrando su questioni di cui “importa poco“; e il 33% che si stanno concentrando su questioni di cui “importa molto“. Aggiungete le prime due risposte al sondaggio, e il 67% degli intervistati ha detto che Biden ed il suo Partito non si stanno concentrando sulle questioni più importanti per loro. Non c’è da meravigliarsi che il Partito Democratico stia scivolando lungo una discesa repentina, con molti che già prevedono che perderà il controllo della Camera e forse anche del Senato questo novembre.

Poi c’è la Casa Bianca. Secondo la media dei sondaggi di RealClearPolitics, Joe Biden è entrato in carica nel gennaio 2021 con un 55,5% di approvazione ed un 36% di disapprovazione. Ora (al 20 gennaio 2022), ha un indice di approvazione del 41,8% ed un indice di disapprovazione al 52,6%. Il suo rating è scivolato sotto terra nell’agosto 2021 mentre supervisionava il ritiro delle forze americane dall’Afghanistan, gestito in maniera disastrosa. Da allora non è mai più risalito.

Il basso indice di approvazione di Bidenè il peggiore di qualsiasi presidente a questo punto del suo mandato negli ultimi 50 anni, con l’eccezione del suo diretto predecessore Donald Trump – è composto da diverse parti. Cioè, gli elettori disapprovano la sua gestione di una serie di questioni specifiche.

Sulla gestione dell’economia, il sondaggio della CBS News ha trovato che il 38% approva mentre il 62% disapprova. Sulla gestione dell’inflazione, il 30% approva, mentre il 70% disapprova. Sulla gestione della questione del crimine, il 39% approva, mentre il 61% disapprova. Sull’immigrazione, il 36% approva, mentre il 64% disapprova.

Anche sulla questione della gestione della pandemia di Coronavirus, che era stata un punto di forza di Joe Biden nel suo primo anno, l’approvazione è scesa dal 67% nel marzo 2021 al 49% di oggi.

La linea di fondo è chiara: la maggior parte delle persone non approva il lavoro che sta facendo.

Nel frattempo, Joe Biden ha fatto alcune cose strane, come il suo recente discorso ad Atlanta dichiarando che chiunque non sia con lui sul “diritto di voto” sia un alleato di George Wallace, di Bull Connor e di Jefferson Davis. E poi c’è la questione se Biden, l’inquilino della Casa Bianca più anziano della nazione, che compirà 80 anni quest’anno, sia fisicamente ed intellettualmente all’altezza del suo lavoro.

Così, ad un anno di distanza dalla presa di potere dei Democratico al Senato e con un loro esponente alla Casa Bianca, le cose non sembrano poi andare così bene. Joe Biden potrebbe provare a negarlo – la scusa preferita di un leader politico che affonda nei sondaggi è che lui e la sua amministrazione non abbaino fatto un “buon lavoro” nel comunicare tutte le cose meravigliose che hanno fatto. Ma in questo momento, le notizie per Biden ed il suo Partito sono proprio cattive, e le prossime elezioni sono in arrivo tra meno di 10 mesi.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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