L’Opinione dei lettori: Perché non condivido quelle che Tucker Carlson dice sulla Russia

Le Opinioni dei lettori del Blog. Perché non condivido quelle che Tucker Carlson dice sulla Russia.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo che ci è arrivato dal lettore Giovanni Chiacchio, che ci teneva a far sapere di non vederla allo stesso modo del conduttore di Fox News Tucker Carlson sulla questione Russia-Ucraina.

Recentemente, il popolare personaggio televisivo Tucker Carlson, già noto per aver esaltato il Primo Ministro ungherese Viktor Orban definendo ridicole le accuse di autoritarismo ai suoi danni, a dispetto dei rapporti di Freedom House sulla progressiva deriva autoritaria del paese e delle numerose leggi che hanno minato la capacità delle istituzioni indipendenti di limitare i poteri del governo, si è prodigato in un discorso nel quale si è duramente scagliato contro la politica estera americana nei confronti della Russia, denunziando improbabili influssi neoconservatori sull’Amministrazione Biden e sostenendo che l’unico attore ad uscire vincitore da tale confronto sia la Cina. Oggi colui che scrive cercherà di smontare questo paradossale ragionamento.

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In primis, Tucker Carlson si domanda perché sarebbe scorretto schierarsi al fianco della Russia e leale allearsi con l’Ucraina, data l’irrilevanza strategica dell’Ucraina per gli Stati Uniti. Plausibilmente, prendere posizione a favore dell’Ucraina, poiché il paese ha chiaramente deciso a seguito di una rivoluzione spontanea provocata da profonde ragioni economiche e sociali, di perseguire una politica estera indipendente ed in linea con i valori di emancipazione e democrazia portati avanti dagli Stati Uniti, senza che ciò determinasse alcuna intimazione nei confronti della Federazione Russa, avendo dichiarato il Primo Ministro ucraino Yatsenuk di non avere intenzione di entrare nella NATO. Ma questo non è bastato alla Federazione Russa, che ha occupato illegittimamente il territorio della Crimea e parte del Donbass, profanando la sovranità nazionale Ucraina, nonché il Memorandum di Budapest del 1994, firmato dalla Russia stessa. Lasciare l’Ucraina a se stessa, in balia della Russia, significa perdere ulteriore credibilità dopo il disastro afghano, vuol dire mostrare agli alleati NATO in Europa Orientale e ai nuovi partner nell’Indo Pacifico (fondamentali nel contenimento della Cina) che gli Stati Uniti sono un interlocutore inattendibile. Consentire ad un attore scontento della distribuzione di potere nel sistema internazionale di poter perseguire senza opposizione una politica estera espansionistica, storicamente ha sempre generato più problemi che soluzioni: probabilmente la lezione data dalla Germania negli anni ‘30 del secolo scorso non è stata compresa. La Russi, risulta inoltre uno dei principali partner marziali dell’Iran, principale avversario di Washington in Medio Oriente.

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Tuttavia, la cosa più bizzarra, è che la Russia sia stata definita una minaccia agli interessi americani non da improbabili neoconservatori, decisamente non presenti nell’amministrazione Biden (non risulta che questa corrente sia decisiva nel determinare la politica estera di questa Presidenza), ma dallo stesso Donald J. Trump. La National Security Strategy del 2017, definisce la Russia una potenza revisionista” e la accusa nello specifico di: primo, definire una propria sfera d’influenza invalicabile nello Spazio post-sovietico, come dimostrato dal mancato riconoscimento di fatto della sovranità di Ucraina e Georgia; secondo, il ricorso a pratiche sediziose per indebolire la credibilità dell’impegno americano nel mondo, minare l’unità euro-atlantica ed indebolire i governi e le istituzioni del continente europeo; terzo, la proiezione d’influenza in Europa e in Asia Centrale attraverso la leva dell’energia ed il controllo delle infrastrutture strategiche. L’Amministrazione Trump ha visto un rafforzamento delle sanzioni alla Federazione Russa attraverso il CAATSA Act nonché un forte impiego dell’hard power americano nei confronti del regime siriano di Bashar al Assad e verso l’Iran, paesi, a livello strategico, legati a doppio filo alla Federazione Russa. L’Amministrazione Trump ha imposto sanzioni anche sul progetto del gasdotto North Stream 2.

In ultima analisi, nel 2017 Donald Trump ha posto fine alla politica di assistenza militare di Obama all’Ucraina limitata alla fornitura di equipaggiamento non letale, autorizzando la fornitura di equipaggiamento letale, tra cui i sistemi missilistici Javelin. In una chiara operazione volta ad aumentare il costo di un’eventuale invasione russa dell’Ucraina, così da distogliere Mosca da intenti ostili. Viene quindi da chiedersi, quali siano stati gli affari così importanti che hanno attirato a tal punto l’attenzione del signor Tucker Carlson da non fargli notare che il suo presidente preferito abbia contrastato la politica estera russa in maniera più attiva rispetto al suo predecessore.

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In secondo luogo, l’idea di lasciare alla Russia mano libera in Ucraina confidando in una improbabile fine della partnership di Mosca con Iran e Cina è decisamente fallace. La partnership tra le due nazioni è segnata da divergenze, controversie e obbiettivi differenti, ma è longeva e ben solida e dunque difficilmente potrebbe rompersi. Tale partnership va infatti avanti sin dagli anni Novanta ed è stata basilare per mantenere il complesso militare industriale russo nel Post Guerra Fredda. La Cina è tra i maggiori acquirenti di armi russe, nonché uno dei principali partner commerciali di Mosca. Fare concessioni alla Russia dopo le violazioni alla sovranità ucraina nel 2014 non comporterà un’interruzione di tale partnership, ne tantomeno eliminerebbe le altre ragioni di conflitto tra la Russia e l’Occidente. La Federazione Russa sta infatti perseguendo attivamente una politica estera aggressiva nel continente africano attraverso il ben noto gruppo “Wagner”, che si sta distinguendo per violazioni dei diritti umani e furto delle risorse locali. Come se non bastasse, lasciare alla Russia mano libera in Est Europa non eliminerebbe neanche le ragioni di conflitto con l’Ucraina, le quali hanno ormai raggiunto una dimensione che va al di là delle semplici dispute territoriali. Abbandonata dall’Occidente, l’Ucraina potrebbe rivolgersi ad altri interlocutori meno interessati alla stabilità dell’area per rafforzare le proprie forze armate, le tensioni tra i due stati rimarrebbero altissime e potrebbero sfociare in un nuovo sanguinoso conflitto (come avvenuto nel Nagorno-Karabakh).

In terzis, il signor Tucker Carlson appare molto sicuro nell’affermare che un eventuale conflitto in Ucraina, finirebbe per coinvolgere anche gli Stati Uniti. Tuttavia, ciò è in contrasto con quanto affermato dall’Amministrazione Biden, che ha più volte escluso un coinvolgimento militare di Washington nell’area. Un’eventuale invasione russa dell’Ucraina, non comporterebbe dunque un intervento militare americano, ma avrebbe invece effetti disastrosi proprio sulla Federazione Russa. L’economia di Mosca è stata infatti fortemente colpita dalle sanzioni occidentali imposte a partire dal 2014 e la situazione demografica del paese è in costantemente peggioramento. L’Europa rimane il principale partner commerciale di Mosca nonché il principale mercato per il gas ed il petrolio russo. L’export di gas e petrolio rappresenta ormai il 39% del bilancio russo. Laddove Mosca invadesse l’Ucraina, le conseguenti sanzioni imposte da Europa e Stati Uniti potrebbero quindi colpire una parte assolutamente fondamentale del bilancio statale russo, indebolendo ulteriormente la già disastrata economia di Mosca. La Russia, indebolita da questi tre importanti fattori, dovrebbe occupare militarmente un paese dall’enorme estensione geografica come l’Ucraina affrontandone poi la conseguente insurrezione e gestendone il territorio. È opportuno ricordare che la Federazione Russa sta sopportando un enorme peso economico per mantenere il controllo della Crimea. Conservare il potere nell’intero territorio ucraino, sarebbe enormemente più costoso e comporterebbe anche l’obbligo di affrontare la conseguente insurrezione attuata dalla popolazione ucraina.

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In sostanza, laddove Mosca decidesse effettivamente di invadere l’Ucraina, gli Stati Uniti non avrebbero neanche bisogno di intervenire militarmente. Mosca si ritroverebbe a dover affrontare ulteriori sanzioni che aggraverebbero ulteriormente la sua situazione economico-demografica, per poi procedere all’occupazione di un paese dall’enorme gestione geografica, sopportando abnormi spese per gestire il territorio e affrontando un’insurrezione potenzialmente vastissima della popolazione.

In ultima analisi, il ravvicinamento tra Russia e Cina ha provocato un allontanamento (seppur parziale) tra Mosca e i suoi partner nell’Indo Pacifico, nello specifico Vietnam e India, aprendo così nuove opportunità alla politica estera americana nell’area. Le vendite di armamenti russi verso l’India hanno subito un forte declino negli ultimi anni mentre gli Stati Uniti hanno guadagnato una notevole influenza nel subcontinente. L’India è entrata a far parte del nuovo QUAD nel 2017 e gli Stati Uniti sono recentemente divenuti il primo partner commerciale di Nuova Dehli superando la Cina, cosa che ha rappresentato la prima vittoria commerciale americana nei confronti della Cina dopo anni di sconfitte. In sostanza, l’avvicinamento tra Mosca (una potenza declinante a livello economico e demografico) e Pechino, non ha comportato danni agli interessi nazionali americani, ma ha invece aperto nuove opportunità agli Stati Uniti nell’area maggiormente prioritaria per la loro propria politica estera.

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In conclusione: perdere la propria credibilità lasciando mano libera ad un attore aggressivo e declinante come la Russia senza che ciò comporti alcun concreto vantaggio, rappresenta una strategia priva di senso che potrebbe potenzialmente compromettere la stabilità dell’alleanza tra Stati Uniti ed Europa e i recenti guadagni ottenuti nell’Indo Pacifico, impattando negativamente sugli interessi nazionali americani. Viceversa, una buona linea da adottare nei confronti di Cina e Russia è stata espressa dai superbi analisti della Heritage Foundation. Gli Hitler, gli Stalin e tutti gli aspiranti despoti e tiranni del ventunesimo secolo, non aspettano altro che l’America faccia un passo indietro lasciandogli mano libera. Personaggi come Tucker Carlson, potrebbero rendere possibile questo terrificante futuro.


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5 pensieri su “L’Opinione dei lettori: Perché non condivido quelle che Tucker Carlson dice sulla Russia

  1. Lasciare l’Ucraina a se stessa, in balia della Russia, significa perdere ulteriore credibilità
    A suo tempo è stata lasciata mano libera alla Russia quando ha innalzato il muro di Berlino, le è stata lasciata mano libera durante le stragi di Budapest, le è stata lasciata mano libera coi carri armati a Praga, le è stata lasciata mano libera in Cecenia e molto altro ancora: a qualcuno risulta che l’America abbia perso credibilità? La credibilità si perde quando sul trono più importante del pianeta si mette a sedere un vecchio demente corrotto e pedofilo, che fa le conferenze stampa con davanti i foglietti che riportano scritte le risposte alle domande che gli faranno gli unici quattro “giornalisti” ammessi i quali leggono le domande direttamente dal cellulare, che quando un giornalista fa una domanda diversa dice candidamente “ma non era questa la domanda che doveva fare”, dopodiché legge diligentemente la risposta alla domanda che NON gli è stata fatta, che a una domanda non concordata risponde “che stupido figlio di putt*na, che si addormenta e russa mentre l’interlocutore gli sta parlando, che scorreggia durante gli incontri ufficiali – e potrei continuare ancora molto molto a lungo. Questo fa perdere la credibilità a uno stato.
    E concordo con quanto detto sopra: con Trump non sarebbe mai successo, né questo né tutti gli altri disastri che quell’uomo ha scatenato, dall’inflazione al galoppo all’aumento della disoccupazione alla dipendenza energetica alla catastrofe del confine meridionale e tutto il resto. E ora addirittura il rischio di guerra. Del resto lo abbiamo saputo fin dall’inizio che Biden avrebbe significato guerra.

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