La March for Life 2022

Nella seconda metà di gennaio la March for Life è un appuntamento fisso per le strade di Washington, D.C. La manifestazione pro-life vede l’appoggio diretto dei presidenti repubblicani e, ormai da cinque decenni, di persone provenienti da varie parti degli Stai Uniti che fanno parte di tutte le classi sociali e di tutte le etnie.

L’edizione del 2022 della March for Life è andata in scena a partire da giovedì 20 gennaio con il “Capital Hill 101” – un seminario gratuito che ha fornito ai partecipanti l’opportunità e gli strumenti per apprendere come far sentire la propria voce ai propri rappresentanti eletti al Congresso – fino a venerdì 21 gennaio, con la marcia vera e propria per le strade di Washington, D.C. poi conclusasi poi con il “Rose Dinner Gala” a fine serata.

Le manifestazioni iniziarono 49 anni fa, dopo l’emanazione della storica sentenzaRoe vs. Wadedella Corte Suprema, che permise la legalizzazione dell’aborto negli Stati Uniti. L’obbiettivo è sempre stato quello di arrivare ad ottenere l’abolizione di quella sentenza, dibattito diventato sempre più attuale grazie anche alle nomine dei tre nuovi giudici conservatori durante la presidenza di Donald Trump. Molti Stati che compongono l’Unione si stanno già attrezzando con leggi mirate (vedi il Texas ed il Mississippi), ma c’è da superare la resistenza dell’amministrazione Democratica e le varie lobby abortiste.

Cattolici abortisti in azione sin dalla vigilia

Mercoledì 19 gennaio, il giorno prima della manifestazione, mentre si celebrava la messa per la vigilia nella Basilica del Santuario Nazionale dell’Immacolata Concezione del Distretto di Columbia, c’è stata la contro-manifestazione degli abortisti insenata dai “Catholics for Choice” all’esterno della basilica, con tanto di manifesti e proiettori puntati sulla facciata dell’edificio con slogan del tipo: “cattolici prochoice, non siete soli”, “1 paziente che partica un aborto su 4 è cattolico”, “stop alla stigmatizzazione, iniziate ad ascoltare”, ovviamente non sapendo che anche Papa Franscesco, il pontefice più terzomondista e progressista che abbia mai seduto sulla cattedra di San Pietro ha più volte ribadito il crimine dell’aborto.

L’arcivescovo di Washington, D.C. Salvatore Corleone, quello di Baltimora William Lori e la giornalista Alexandra DeSanctis Marr hanno subito definito l’accaduto come un “atto diabolico”, mentre in molti l’hanno definita più come una “pagliacciata” o una “trovata innocua”, tanto che non ci sono state né violenze né atti di vandalismo da parte dei manifestanti abortisti, come imbrattare le statue o la facciata della chiesa.

Pensate che i cattolici favorevoli all’aborto siano strani? La risposta è, Sì, lo sono, basti pensare a Sleepy Joe Biden, o aNancy Pelosi oppure ai “cattolici che si definiscono adulti” di casa nostra.

“Why We March: Equality Begins In The Womb”

“Per quasi cinque decenni, abbiamo marciato per la vita e verso un mondo futuro dove la bellezza e la dignità di ogni vita umana siano valutate e protette. La Marcia per la Vita è la più grande manifestazione annuale del mondo per i diritti umani, dove centinaia di migliaia di sostenitori della vita si riuniscono ogni anno a Washington DC per chiedere la fine dell’aborto. #WhyWeMarch

Quest’anno il tema della March for Life 2022 era “Equality Begins in the Womb” (L’uguaglianza inizia nel grembo materno), chiaro riferimento ai progressisti che parlano sempre di uguaglianza solo per motivi puramente ideologici e propagandistici. Anche quest’anno una marea umana ha attraversato le vie della capitale americana, rappresentando tutte le fasce d’età e le classi etniche e sociali americane: bianchi, gialli e neri. La parte del leone l’hanno fatta come di consueto le giovani ragazze con i loro cartelli colorati.

Tra gli speaker e i partecipanti più importanti spiccavano i nomi di Kirk Cameron, noto attore della fortunata sit-com a cavallo degli anni ottanta e novanta Genitori in Blue Jeans, e fedele della Chiesa Battista. In tempi non sospetti aveva dichiarato che:

L’aborto non è solo un peccato contro il nascituro, anche se principalmente lo è. E non è solo un peccato contro l’immagine di Dio, anche se è giusto ricordare alla gente che lo è. L’aborto è anche un peccato contro le donne. Non è solo un’uccisione del corpo, ma un’uccisione della coscienza.

Presenti anche Padre Mike Schmitz direttore della Youth and Young Ministry per la diocesi di Duluth, nel Minnesota, e cappellano del Newman Center della University of Minnesota-Duluth, come ogni anno Jeannne Mancini presidente della March for Life Education and Defense Fund, i membri del Congresso Chris Smith (Repubblicano del New Jersey) e Julia Letlow (Repubblicana della Louisiana), Cissie Graham Lynch della Billy Graham Evangelistic Association and Samaritan’s Purse e l’arcivescovo ortodosso d’America Elpidophoros.

Non poteva mancare Abby Johnson, l’ex attivista con una brillante carriera nella Planned Parenthood (la nota clinica abortista americana) magistralmente interpretata da Ashley Bratcher nel film Unplanned (pochi mesi fa anche sulle sale italiane – a breve uscirà anche in DVD), presente anche quest’ultima sia tra i manifestanti che tra gli ospiti più illustri.

Presenti anche i Knights of Columbus, il celebre ordine del cavalierato cattolico americano, fondato dal Beato Michael McGivney per aiutare le vedove e gli orfani, sempre in prima linea per il diritto alla vita dei neo nascituri ed accusati qualche anno fa dai Democratici di “suprematismo, razzismo e misoginia”.

Vari messaggi sono stati mandati dai rappresentanti politici, come il Senatore Repubblicano del Texas Ted Cruz:

Noi crediamo che ogni vita, non importa il tuo passato o la tua etnia o colore o credo religioso, ogni vita è sacra e ogni vita è preziosa.

Donald Trump, che è stato il primo presidente degli Stati Uniti a parlare ad una March for Life nell’edizione del 2020, ha voluto mandare il suo messaggio rivolto soprattutto agli avversari Democratici:

Abbiamo finito di prendere lezioni sulla Scienza da un Partito che ci dice che gli uomini sono donne, le donne sono uomini, e che i bambini possono essere uccisi anche dopo la nascita.

Tra i personaggi famosi ed insospettabili troviamo anche i messaggi dell’attore Ashton Kutcher (“la vita di tutti è preziosa”) e del cantante Justin Bieber – non certo un conservatore, visto le amicizie liberal che frequenta – che ha detto: “Non credo davvero nell’aborto… è come uccidere un bambino.”

Il giocatore della NFL Tim Tebow, che ha militato in squadre come Broncos, Patriots e NY Jets, che ha detto: “Preferisco essere conosciuto per aver salvato un sacco di bambini dall’aborto che per aver vinto il Super Bowl”.

Il rapper Nick Cannon, che si è scagliatp contro l’industria dell’aborto, come la potente Planned Parenthood: “L’aborto è una sorta di controllo della popolazione e Planned Peranthood è responsabile di un vero e proprio genocidio contro la comunità di colore.”

Stesso discorso fatto dall’attivista Angela Minter delle Sisters for Life che, intervistata tra i manifestanti da Breitbart News, ha dichiarato che “Planned Parenthood non é nostra amica!”

Pensare che la fondatrice di questa industria dell’aborto era a favore della segregazione razziale e che la maggior parte delle cliniche sorge in quartieri abitati principalmente dagli afro-americani: fatti che danno un senso profondo alle dure parole del rapper.

La March for Life ha visto anche quest’anno la partecipazione di migliaia di persone. Pacifica, allegra e con la forza di poter rispondere anche quest’anno all’arroganza progressista che occupa la Casa Bianca, secondo il quale il neo nascituro è solo un qualcosa che si può eliminare senza darsi alcun peso.


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