Crisis Magazine – L’obbligatorietà dei vaccini è una linea rossa che non si può superare

L’obbligatorietà dei vaccini è una linea rossa che non si può superare.

Tratto e tradotto da un articolo di Riley Kane, un avvocatessa che rappresenta principalmente i dipendenti nelle cause per recuperare i crediti da lavoro non pagati.

Dopo due anni di divieti e di coercizioni, Joe Biden era pronto ad imporre un obbligo alla vaccinazione con la forza della legge. La Corte Suprema ha preso una decisione dovendo discutere sul fatto che lo Stato abbia (o meglio, possa avere) o meno questo potere. Indipendentemente dal risultato, molte restrizioni rimarranno ancora e, comunque, nuovi obblighi potranno essere ancora imposti nel prossimo futuro.

Come avvocato che rappresenta i dipendenti, ho parlato con molti che stanno soffrendo a causa di questi obblighi imposti dai governi e dalle imprese che prendono ordini dallo Stato. Queste persone hanno visto il loro futuro messo in dubbio e temono di non essere in grado di provvedere a se stessi ed alle loro famiglie.

Tutti noi abbiamo avuto un ruolo nel creare e sostenere la cultura della paura che ha portato a questi obblighi, e la nostra conformità assicura che tutto questo continui. Fortunatamente, sempre più persone comuni lo capiscono e cominciano a resistere. Questo è un bene, ma non sarà sufficiente.

Abbiamo bisogno che i nostri leader nello Stato e nella Chiesa stiano con noi. Qualunque sia la vostra posizione, ma soprattutto se siete un leader, pensate a quello che avete fatto e a quello che non avete fatto negli ultimi due anni. Se non vi siete opposti apertamente a questi obblighi, vi prego di riflettere su cosa succede quando i buoni non agiscono.

Mentre l’obbligo voluto da Joe Biden permetteva a coloro che hanno rifiutato il vaccino di portare le mascherine ed effettuare tamponi in alternativa all’iniezione – ma c’è la possibilità di ottenere un’esenzione per motivi religiosi (negli Stati Uniti, n.d.r.) – ci sono attualmente molti avvocati che lavorano duramente per sviluppare argomenti per richiedere che la vaccinazione venga adottata a prescindere.

Da più di un secolo, lo Stato si è sempre più coinvolto nelle minuzie delle nostre vite. Le nostre leggi sono state deformate per garantire il diritto di promuovere i peccati e proibire il diritto a promuovere le virtù. Questo crudele obbligo è stato solo l’ultimo di una lunga serie di perversioni.

Questi tipi di obblighi minacciano di creare una classe di cittadini diSerie Ba cui è negato il privilegio di una vita normale, eppure solo pochi ed eroici leader li sfidano apertamente.

Buoni leader dello Stato, per quale causa più grande state aspettando di combattere?

Come cattolica, è penoso che la Chiesa non abbia preso una posizione più coraggiosa per i suoi diritti o i diritti dei fedeli. Quando il COVID-19 sembrava più pericoloso, le chiese hanno chiuso. I sacramenti sono stati ritardati.

Il peggior destino che può capitare ad un uomo non è la morte fisica. È la dannazione.

Purtroppo, invece di proclamare queste verità, la Chiesa si è unita al mondo nella paura.

Poi, quando i vaccini sono stati sviluppati o testati usando i resti di bambini abortiti, molti nella Chiesa hanno spiegato le preoccupazioni per quella macabra realtà, dicendo che sarebbe semplicemente troppo difficile separarci dai frutti del peccato, oppure suggerendo che questa cooperazione con il male dell’aborto sia sufficientemente “remota”.

La questione sull’uso di alcuni vaccini anti Covid-19 sviluppati facendo ricorso, sia nel processo di ricerca che di produzione, a linee cellulari che provengono da tessuti ottenuti dagli aborti, in Italia viene purtroppo trattata come una “Teoria della Cospirazione” o come una “Fake News”, tuttavia possiamo assicurare che è una questione reale, e che essa turba le coscienze dei fedeli cattolici nel nostro paese, tanto che sul tema è intervenuta la Civiltà Cattolica, pubblicato a riguardo l’articolo “Vaccini, come decidere responsabilmente?”, firmato da Carlo Casalone, Provinciale d’Italia dei gesuiti, medico, biogenetista, membro del Pontificio Consiglio per la Vita e docente di Teologia morale alla Pontificia Univerisità Gregoriana, che riprendeva la Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19 [clicca qui] del 21 dicembre 2020, come riportato anche dal quotidiano La Repubblica, a conferma di quanto la tematica sia reale e non frutto di speculazioni complottiste. In quell’articolo della Civiltà Cattolica si scrisse che la Congregazione della Dottrina della Fede aveva sciolto tutti i nodi morali e canonici sull’uso di quelle cellule fino all’avvento della pandemia, pur ribadendo che “il ricorso alla interruzione volontaria della gravidanza è sempre e comunque peccato mortale“. Sebbene la Congregazione per la Dottrina della Fede abbia statuito che sia “moralmente accettabile utilizzare i vaccini anti-Covid-19 che hanno usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione” la stessa precisa al punto 4 che “l’uso lecito di tali vaccini non comporta e non deve comportare in alcun modo un’approvazione morale dell’utilizzo di linee cellulari procedenti da feti abortiti“. Inoltre, “Si chiede, quindi, sia alle aziende farmaceutiche che alle agenzie sanitarie governative, di produrre, approvare, distribuire e offrire vaccini eticamente accettabili che non creino problemi di coscienza, né a gli operatori sanitari, né ai vaccinandi stessi” e che, al successivo punto 5, “appare evidente alla ragione pratica che la vaccinazione non è, di norma, un obbligo morale e che, perciò, deve essere volontaria“.

Forse possono anche dimostrare l’accuratezza filosofica di queste posizioni. Dubito che possano dimostrare la loro prudenza.

Non solo tali argomentazioni hanno minato l’autorità morale della Chiesa, ma hanno aumentato il peso di coloro la cui coscienza impedisce di cooperare con il male dell’aborto. Questi argomenti hanno armato i burocrati che agiscono in malafede con giustificazioni per negare o revocare le esenzioni basate su motivazioni religiose.

Posso in qualche modo capire, ma non posso comprendere pienamente, la difficoltà di questa posizione. I capi della Chiesa hanno una gerarchia a cui rispondere e la necessità di proteggere la Chiesa dallo Stato. Ma, vescovi e sacerdoti, vi prego, considerate anche la protezione dei vostri greggi.

Buoni leader della Chiesa, dove pensate che questo finisca?

Considerate gli esempi di San Tommaso Moro e San Giovanni Fisher e gli eventi che precedettero il loro martirio.

All’inizio del 1500, l’Inghilterra era un paese cattolico. Il futuro sembrava promettente, ma al re Enrico VIII mancava un erede. Alla fine, il re decise di divorziare da sua moglie e di prenderne un’altra, ma il papa rifiutò il divorzio richiesto dal re. Questo tuttavia non fermò il re. Prese la sua seconda “moglie” e chiese il sostegno della nobiltà e del clero.

Tutto ciò che il re voleva era solo un giuramento.

Il re fece pressioni sui nobili e trovò persino dei teologi per giustificare il suo divorzio. Senza molti indugi, quasi tutti i leader cattolici dell’Inghilterra di allora scelsero di appoggiare il re nel suo peccato. Ma non il suo cancelliere Thomas More e nemmeno il vescovo di Rochester, John Fisher.

Anche se conosciamo il risultato, considerate la prospettiva di coloro che si schierarono con il re in quel momento della storia: papi e re avevano spesso litigato. Sicuramente anche questo litigio sarebbe passato.

Sicuramente, assecondare il re era di gran lunga più prudente piuttosto che ammonirlo e provocare la sua ira. Sicuramente, la prosperità del regno sarebbe stata messa in pericolo dal dissenso di qualsiasi nobile. Sicuramente, placare il re avrebbe protetto la posizione sociale e le proprietà della Chiesa. Sicuramente, una seconda moglie sarebbe stata sufficiente. Sicuramente, la rottura con Roma sarebbe finita. Sicuramente, il re sarebbe tornato presto in sé. Sicuramente… Sicuramente avranno pensato queste cose, cos’altro potrebbe spiegare le loro scelte?

Pensate per un momento a quanto devono essersi sentiti tutti incerti in quei primi mesi dopo la rottura del re d’Inghilterra con la Chiesa. Dubito che la maggior parte degli uomini che giurarono lo avrebbero fatto se avessero saputo cosa sarebbe successo.

Pensavano che la loro conformità avrebbe comprato la pace.

Non è stato così.

Questioni spirituali a parte, i capi dell’Inghilterra di allora persero ciò che avevano cercato di ottenere. Il re generò un figlio malaticcio, che regnò brevemente prima di morire. Il trono passò poi alle due figlie del re, ma entrambe morirono senza figli, e la dinastia dei Tudor si esaurì. Così, lo scisma del re per assicurarsi la successione non portò a nulla.

Il fallimento dei nobili nell’opporsi al re, tuttavia, portò al caos. Monarchi protestanti e cattolici si scambiarono la corona avanti e indietro per un secolo. Nell’instabilità che ne seguì, l’Inghilterra fu attaccata dalla Spagna, subì molteplici persecuzioni religiose e soffrì una guerra civile che si concluse con la dittatura di Oliver Cromwell.

Alla fine, la sottomissione del clero distrusse la stessa Chiesa cattolica di Inghilterra. Enrico VIII supervisionò il furto dei monasteri e la confisca delle terre della Chiesa. E, con il passare del tempo, i protestanti guadagnarono il potere in Inghilterra ed il clero o si apostatizzò, o fuggì oppure venne martirizzato.

L’Inghilterra venne persa quando il re chiese di giurare alla malvagità; de i buoni, ma codardi, leader dello Stato inglese e della Chiesa inglese risposero acconsentendo agli ingiusti comandi del loro corrotto sovrano. Immaginate se i nobili fossero stati dalla parte di San Tommaso Moro o se il clero fosse stato con San Giovanni Fisher: tutti loro rifiutando di avallare il peccato del re e lo richiamarono al pentimento.

A quel tempo, una semplice dialettica verbale avrebbe potuto evitare un secolo di spargimento di sangue. Invece, non riuscirono ad agire quando avrebbero potuto salvare il loro paese.

Considerate questa storia. Da che parte stareste?


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Il Crisis Magazine è un sito cattolico diretto da Eric Sammons. Si chiama così perché la parola “crisi” deriva dal greco antico “krisis”, “decisione”. Come ci informa il sito “ogni generazione ha il suo momento di crisi, il momento in cui deve decidere. E ogni generazione ha il compito di articolare queste verità senza tempo della Fede per guidare le sue decisioni. Nel 1982, i principali intellettuali cattolici americani hanno fondato Crisis proprio per questo scopo. Ad oggi, Crisis rimane la fonte più affidabile d’America per le autentiche prospettive cattoliche su Chiesa e Stato, arte e cultura, scienza e fede. Abbiamo uno scopo, e uno solo: proclamare la regalità di Cristo su tutte le cose, in ogni momento, a tutte le nazioni”.