Jonathan Turley: L’opinione pubblica sul 6 gennaio rifiuta la tesi dell'”insurrezione”, dice un nuovo sondaggio

“Preservare la narrazione”: i Democratici e i media insistono nel far sembrare il 6 gennaio come un’insurrezione, mentendo come quando avevano descritto le violente proteste antirazziste del 2020 come “per lo più pacifiche”.

Jonathan Turley è “Shapiro Professor of Public Interest Law” presso la George Washington University ed ha servito come consulente durante il processo di Impeachment al Senato. Ha testimoniato come esperto giuridico alle udienze dell’impeachment di Bill Clinton e di Donald Trump.

Si riporta la traduzione dell’articolo, adattato alla comprensione di un pubblico italiano.

Durante la giornata di cerimonie per commemorare il 6 gennaio, la Speaker Nancy Pelosi ha fatto una dichiarazione significativa ai suoi colleghi e al pubblico in generale. La Pelosi ha dichiarato: “È essenziale che preserviamo la narrazione sul 6 gennaio“. Parte di questa narrazione è che questa non sia stata una rivolta ma bensì una “insurrezione“, una vera e propria “ribellione” contro il nostro paese. La preoccupazione della Pelosi sulla sopravvivenza di questa narrazione è ben fondata, come dimostra un recente sondaggio della CBS News. La maggioranza del pubblico americano non crede infatti che questa sia stata una insurrezione“, nonostante gli venga ripetuto come un mantra dei membri del Congresso e dei mass media. Il pubblico ha visto quel terribile giorno svolgersi un anno fa e lo ha visto per quello che era: una protesta che è degenerata in una rivolta. (Per la massima trasparenza, ho lavorato in precedenza come analista legale per la CBS News).

Non sorprende che il sondaggio abbia ricevuto poca attenzione in un giorno in cui giornalisti e commentatori hanno parlato di “insurrezione” come un fatto innegabile. Eppure, quando la CBS lo ha chiesto agli americani, ha ricevuto una risposta che probabilmente non è piaciuta a molti. Infatti, la CBS non ha evidenziato la risposta alla domanda se la giornata sia stata davvero una “protesta che è andata troppo oltre”. La risposta è stata schiacciante e bipartisan. Circa il 76% crede infatti che sia stata una protesta che è andata troppo oltre.

Questa, tuttavia, non era una delle quattro opzioni alla domanda posta dal sondaggio condotto dalla CBS. Non ha infatti permesso al pubblico di definire questa come una “rivolta” quando ha chiesto loro di descrivere “Cosa è successo al Campidoglio il 6 gennaio 2021?” Perché? C’era la onnipresente “insurrezione” ed il “tentativo di rovesciare il governo“. Tuttavia, le altre due opzioni erano “patriottismo” o “difesa della libertà“. Questo è un dettaglio bizzarro. Le alternative più ovvie ad una vera ribellione in un contesto violento sarebbero una “protesta” o una “rivolta”. Tuttavia, al pubblico semplicemente non sono state date queste opzioni.

Il risultato era prevedibile. Circa l’85% dei Democratici ha prevedibilmente spuntato “insurrezione” o “tentativo di rovesciare il governo“, mentre solo il 21% ed il 18% dei Repubblicani erano d’accordo rispettivamente con queste due definizioni. Ma per coloro che non hanno visto la rivolta come un atto di “patriottismo” o di “difesa della libertà”, sono stati semplicemente lasciati senza alcuna scelta.

Il sondaggio ha catturato perfettamente lo stato dei nostri media. Non c’è una scelta. Usare il termine insurrezione è ora una cartina di tornasole. Nell’era della rabbia, la legittimità di qualcuno si basa solamente sul suo tono della voce e sulla sua furia. Dopo l’attacco, ho scritto che questa non era un’insurrezione, ma era una profanazione del nostro processo costituzionale. Quando ho usato il termine “sommossa” nelle mie rubriche, ho ricevuto un fiume di email che obiettavano alla mia definizione come prova di essere un apologeta o un “Trumpiano”.

Eppure, “insurrezione” e “sedizionesono termini legali. Hanno un significato. L’FBI ha indagato su migliaia di persone dopo il 6 gennaio e ne ha accusate centinaia. Nessuno è stato accusato di insurrezione o do sedizione oppure di cospirazione per rovesciare il paese. La stragrande maggioranza è accusata di reati relativamente minori di violazione di domicilio o ingresso illegale o per danni alla proprietà – il tipo di accuse che sono comuni nelle proteste e nelle rivolte.

Niente di tutto ciò toglie il comportamento vergognoso di queste persone o la legittimità della loro persecuzione. Semplicemente non si è trattato di un’insurrezione. Questa è stata una protesta alimentata da una retorica sconsiderata che ha permesso agli eventi di degenerare in una rivolta vera e propria a causa di una scioccante mancanza nei preparativi di sicurezza da parte della polizia del Campidoglio e del Distretto di Columbia. Un grande spiegamento della Guardia Nazionale era stato rifiutato e le informazioni più critiche non sono state condivise dai funzionari che pianificavano le proteste che erano state annunciate da tempo. Ancora una volta, la colpa rimane degli stessi rivoltosi, ma questa sarebbe rimasta una protesta se il Congresso avesse preso misure le ovvie di protezione e di spiegamento dei soldati. Infatti, queste misure erano state usate in precedenza a Lafayette Park quando la sicurezza della Casa Bianca era stata quasi violata dai rivoltosi.

Eppure, continua questo sforzo determinato a mantenere la narrazione dell‘”insurrezione” – che deve esserepreservata“. Il New York Times ha dichiarato: “Ogni giorno è ora il 6 gennaio“. Questo non è qualcosa semplicemente importante per degli scopi politici. Membri e gruppi Democratici stanno di nuovo chiedendo che i rappresentanti (e lo stesso Trump) vengano squalificati dalla candidatura a futuri uffici in base al 14° Emendamento. La “clausola di squalifica” fu creata per i veri ribelli che tentarono di rovesciare il governo durante la Guerra Civile. I sostenitori autodefinitisi “pro-democrazia” come Marc Elias credono che nulla esprima meglio il concetto di Democrazia come quello di impedire alle persone di votare per i candidati che scelgono.

Se il 6 gennaio è stata un’insurrezione, allora i membri che contestavano i voti dei Grandi Elettori sarebbero stato poco più che dei ribelli confederati. Come per i villaggi del Vietnam, sembra che “la democrazia sarà salvata distruggendola”.

Leggi anche: Jonathan Turley: La democrazia secondo i Democratici consiste nell’impedire ai Repubblicani di gareggiare…

Il problema è che il pubblico americano non se la sta bevendo. Anche quando al pubblico non viene data alcuna scelta dalla CBS di definire il 6 gennaio come una rivolta piuttosto che un’insurrezione, la verità emerge come l’acqua che trova una via d’uscita. Il sondaggio mostra anche i limiti non solo della Speaker Nancy Pelosi ma anche dei media mainstream nel preservare le proprie narrazioni. Nonostante l’interminabile rullo di tamburi e squillo di trombe che definisce la giornata del 6 gennaio come a una “insurrezione”, i media non possono far sì che il pubblico ignori ciò di cui è stato testimonepiù di quanto non possano far accettare agli spettatori delle proteste definite “in gran parte pacifiche con sullo sfondo delle immagini di edifici in fiamme. Quando ai media era stato detto di chiamare “proteste” le violente rivolte nell’estate del 2020, lo sforzo di preservare la narrazioneè fallito con risultati quasi comici.

Questo è anche il motivo per cui il movimento “Let’s Go Brandonè tanto una critica ai media quanto a Joe Biden.

Il fallimento di “preservare la narrazione” è dovuto al fatto che i media sono ora rinchiusi in una bolla di loro stessa creazione. Abbiamo visto l’ascesa del cosiddetto “advocacy journalism“, dove la narrazione, non la notizia, domina i reportage. Come ha spiegato Ted Glasser, professore di giornalismo alla Stanford, “i giornalisti hanno bisogno di essere palesi e candidi sostenitori della giustizia sociale, ed è difficile farlo sotto i vincoli dell’obiettività“.

I media, tuttavia, sono diventati sempre più irrilevanti per l’opinione pubblica. Nonostante la censura delle aziende dei social media ed il sostegno di legioni di volenterosi accademici ed esperti, la copertura delle notizie è in gran parte autoreferenziale. La maggior parte delle reti e dei giornali hanno effettivamente cancellato metà del paese. Stanno cantando in coro. Questo si riflette nel sondaggio della CBS. Al pubblico sono state date le stesse opzioni che i telespettatori ricevono ogni sera nei programmi delle reti via cavo: “o la definite un’insurrezione oppure siete solo dei Proud Boys se lo definite un atto di patriottismo”.

La dissociazione è pericolosa. È improbabile che lo sforzo di squalificare Donald Trump o i Repubblicani in carica abbia successo. Questo non diminuirà però il danno. Infatti, non farà altro che alimentare ulteriormente la rabbia e, Sì, il potenziale di violenza in entrambe le parti.

Nonostante il sondaggio della CBS, c’è ancora una scelta per il pubblico. Può ancora raggiungere le proprie conclusioni da solo… e sempre di più senza l’aiuto dei media.


JonathanTurley.org

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