Byron York – Come i Democratici stanno sfruttando il 6 gennaio per ottenere la riforma delle elezioni

Byron York’s Daily Memo – Il lancio promozionale del 6 gennaio.

Alcuni resoconti della stampa hanno caratterizzato le cerimonie per l’anniversario del 6 gennaio dei Democratici come un giorno di “cupo ricordo“. Ma per alcuni, gli eventi sono stati anche un’opportunità per vendere la priorità principale del Partito Democratico – ovvero la mossa per federalizzare il controllo sulle procedure elettorali a condizioni molto favorevoli per i Democratici. “I Democratici stanno esercitando una nuova pressione sulla legislazione dei diritti di voto in occasione dell’anniversario dell’insurrezione del 6 gennaio”, ha riferito la NPR qualche giorno fa. Infatti lo stanno facendo.

Kamala Harris ha dato il via a questo lancio promozionale nelle sue osservazioni tenute al Campidoglio. “Qui, proprio in questo edificio, si deciderà se sostenere il diritto di voto e garantire elezioni libere ed eque”, ha detto. “Siamo chiari: dobbiamo approvare le leggi sul diritto di voto che sono ora all’esame del Senato”. Con la sua scelta di parole, la Harris ha promosso la narrazione errata propagandata dai Democratici sulle proprie leggi elettorali, che le vedono come misure per “sostenere il diritto di voto“.

Non servono a nulla del genere. L’eliminazione di ogni legge statale sull’identificazione degli elettori nel paese sostiene il diritto di voto? Legalizzare la raccolta delle schede elettorali a livello nazionale sostiene il diritto di voto? Rendere permanenti le misure di “emergenza” anti-COVID adottate nel 2020 sostiene il diritto di voto?

“Il disegno di legge rovescerebbe delle leggi elettorali efficaci ed organicamente sviluppate in tutti i 50 stati e le sostituirebbe con degli obblighi scritti a porte chiuse da attivisti e politici democratici“, ha scritto l’anno scorso il senatore repubblicano Mike Lee. “Imporrebbe all’intero paese la registrazione automatica e in giornata degli elettori, l’estensione del voto anticipato, la legalizzazione del voto per i condannati; istituirebbe un divieto di perseguire gli elettori immigrati illegali che sono stati registrati automaticamente; e vieterebbe i necessari requisiti di identificazione degli elettori”.

Joe Biden, parlando subito dopo la Harris, ha proseguito la narrazione con un appello alla storia. “Dalla brutalità della domenica di sangue sul ponte Edmund Pettus è nata una storica legislazione sui diritti di voto”, ha detto Biden. “Quindi ora, facciamo un passo avanti, scriviamo il prossimo capitolo della storia americana, dove il 6 gennaio non segna la fine della democrazia ma l’inizio di una rinascita della libertà e del gioco corretto”.

Al Senato, il leader della maggioranza Chuck Schumer ha aggiustato il tiro. L’anniversario del 6 gennaio “significa che dobbiamo approvare una legislazione, una legislazione efficace, per difendere la nostra democrazia, per proteggere il diritto di voto”, ha detto. “Dobbiamo approvare il John Lewis Voting Rights Advancement Act e il Freedom To Vote Act, in modo che il destino del nostro paese sia determinato dalla voce del popolo, e non dai capricci violenti delle menzogne o persino dalla folla”.

E così via. Ma ecco il colpo di scena. Le due proposte di legge sul voto che i Democratici stanno spingendo non hanno nulla a che fare con la rivolta del Campidoglio e la certificazione da parte del Congresso dei voti del Collegio Elettorale che ne ha dato l’occasione. Nulla a che fare. Eppure, ci sarebbe un movimento per riformare l’Electoral Count Act (ECA), ma i Democratici non vogliono averci niente a che fare. Approvato dopo la crisi seguita alle elezioni presidenziali del 1876, l’ECA è macchinoso e follemente poco chiaro. Permette la possibilità di abusare del processo di certificazione del voto elettorale al fine di protestare o addirittura rovesciare un’elezione. Eppure, riformarlo sarebbe una cosa direttamente collegata al 6 gennaio – una mossa legislativa per prevenire di nuovo una tale situazione in futuro. Eppure, i Democratici si oppongono fermamente alla riforma dell’Electoral Count Act.

Infatti, quando il leader della minoranza al Senato Mitch McConnell aveva di recente suggerito che i Repubblicani avrebbero voluto lavorare assieme i Democratici per sistemare l’ECA, lo stesso Schumer ha immediatamente chiuso la questione. L’idea di McConnell era “inaccettabilmente insufficiente e persino offensiva”, aveva detto Schumer.

Con questo, i Democratici hanno chiarito che, mentre continueranno a parlare all’infinito del 6 gennaio, non cercheranno di risolvere effettivamente il problema.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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