Jonathan Turley: La democrazia secondo i Democratici consiste nell’impedire ai Repubblicani di gareggiare…

“Distruggere una Democrazia per salvarla”: I Democratici chiedono la squalifica per decine di deputati Repubblicani

Jonathan Turley è “Shapiro Professor of Public Interest Law” presso la George Washington University ed ha servito come consulente durante il processo di Impeachment al Senato. Ha testimoniato come esperto giuridico alle udienze dell’impeachment di Bill Clinton e di Donald Trump.

Si riporta la traduzione dell’articolo, adattato alla comprensione di un pubblico italiano.

Di seguito riporto il mio articolo pubblicato su The Hill riguardo ai continui appelli per squalificare i membri Repubblicani del Congresso ed impedire loro di correre per la rielezione. Ciò che fa uscire di testa è che i gruppi ed i commentatori Democratici stanno cercando di rimuovere ben 120 Repubblicani dal processo elettorale in nome della Democrazia. È come bruciare libri in nome dell’alfabetizzazione. Eppure, in questo anniversario della rivolta del 6 gennaio, i membri del Congresso ed i gruppi Democratici vogliono fermare gli elettori dal rieleggere i loro rappresentanti preferiti. Come per i villaggi del Vietnam, sembra che alcuni membri ed attivisti Democratici credano che si debba “distruggere la Democrazia per salvarla da se stessa”.

Ecco l’articolo che ho scritto per The Hill:

Quest’anno, l’amministrazione Biden si è unita al coro di molti negli Stati Uniti nel criticare la squalifica di massa di 583 candidati alle elezioni in Iran da parte del ‘Consiglio dei Guardiani’. Le elezioni iraniane (come le elezioni in altri paesi come la Cina e il Venezuela) sono “democratiche” solo nel senso più artificioso: si può votare liberamente da una lista preselezionata di candidati.

I sistemi di squalifica elettorale sono generalmente un anatema rispetto ai valori democratici, ma alcuni negli Stati Uniti stanno ora accarezzando l’idea per le elezioni del 2022 o 2024. Anche se in maniera più modesta rispetto al modello iraniano, gli appelli dei Democratici alla squalifica sono altrettanto pericolosi. Ciò che è più esasperante è che questo sforzo antidemocratico viene mascherato da un linguaggio in apparenza democratico.

Questa settimana, l’avvocato democratico Marc Elias ha previsto che il 2022 avrebbe portato un rinnovato interesse nella squalifica dei membri Repubblicani dalla propria carica sulla base di una oscura disposizione dell’epoca della guerra civile. Elias – l’ex consigliere generale della campagna di Hillary Clinton – è una figura ben nota a Washington che ha avuto un ruolo di primo piano nell’indagine in corso del procuratore speciale John Durham. Marc Elias ha fondato un gruppo autodefinitosi “a favore della democrazia” che sfida le leggi repubblicane sul voto e che si impegna a “modellare le nostre elezioni e le istituzioni democratiche per gli anni a venire“.

Nell’era della rabbia, niente esprime meglio la democrazia come impedire alle persone di candidarsi.

Marc Elias ed altri stanno suggerendo che – piuttosto che sconfiggere i Repubblicani alle urne – i Democratici al Congresso potrebbero squalificare i Repubblicani per aver sostenuto o incoraggiato l‘”insurrezione del 6 gennaio. L’anno scorso, i membri Democratici hanno chiesto la squalifica di decine di Repubblicani. Uno, il rappresentante Bill Pascrell (Democratico del New Jersey) ha chiesto la squalifica di 120 Repubblicani della Camera – compreso il leader della minoranza della Camera Kevin McCarthy (Repubblicano della California) – per aver semplicemente firmato un “Friend of the Court brief” (o amicus brief) a sostegno di una causa elettorale promossa dal Texas.

Questi membri ed attivisti si sono aggrappati alla disposizione a lungo dormiente nella Sezione 3 del 14° Emendamento – la c.d. “clausola di squalifica” – che è stata scritta dopo che il 39° Congresso si riunì nel dicembre del 1865, all’indomani della Guerra Civile, quando molti dei suoi membri rimasero scioccati nel vedere Alexander Stephens, il vice presidente della Confederazione degli Stati del Sud, in attesa di prendere posto assieme ad una serie di altri ex-senatori ed ufficiali militari confederati.

Justin Reade della Corte Suprema della Carolina del Nord spiegò in seguito: “L’idea [era] che uno che aveva prestato giuramento di difendere la Costituzione e l’avesse violata, dovesse essere escluso dal prestarlo nuovamente”. Così, i membri redassero una disposizione che dichiarava che “Nessuna persona potrà essere senatore o rappresentante al Congresso, o elettore di presidente e vicepresidente, o ricoprire qualsiasi carica, civile o militare, negli Stati Uniti, o in qualsiasi altro stato, qualora, avendo precedentemente prestato giuramento, come membro del Congresso, o come funzionario degli Stati Uniti, o come membro di un’assemblea legislativa statale, o come funzionario esecutivo o giudiziario di uno Stato, di sostenere la Costituzione degli Stati Uniti, si sia impegnato in un’insurrezione o ribellione contro la stessa, o abbia dato aiuto o appoggio ai suoi nemici.”

Dichiarando la rivolta del 6 gennaio unainsurrezione“, alcuni membri Democratici del Congresso ed attivisti liberal sperano di impedire ai Repubblicani in carica di candidarsi. Persino il sostegno alle deposizioni in tribunale viene ora dichiarato un “atto di ribellione”. La presidente della Camera Nancy Pelosi ha contribuito ad alimentare questo movimento – prima ancora che il 6 gennaio si verificasse – dichiarando che i Repubblicani che avevano dato sostegno alle cause elettorali stavano “sovvertendo la Costituzione con il loro sconsiderato ed infruttuoso assalto alla nostra democrazia che minaccia di erodere seriamente la fiducia del pubblico nelle nostre più sacre istituzioni democratiche, e di ritardare i nostri progressi sulle sfide urgenti che abbiamo davanti”.

Il 6 gennaio è stata una tragedia nazionale. Ho condannato pubblicamente il discorso del presidente Trump quel giorno mentre veniva pronunciato – e ho denunciato la rivolta come una “profanazione costituzionale“. Tuttavia, non è stata trattata legalmente come un’insurrezione. Le persone accusate per il loro ruolo nell’attacco di quel giorno sono in gran parte messe di fronte ad accuse di violazione di domicilio ed altre accuse meno gravi piuttosto che di insurrezione o di sedizione. Questo perché si è trattato di una rivolta che è stata lasciata andare fuori controllo da preparativi grossolanamente negligenti da parte della polizia del Campidoglio e dei funzionari del Congresso. Sebbene l’FBI abbia lanciato una massiccia indagine nazionale, non ha trovato prove di un’insurrezione.

Con un’infausta elezione di medio termine che si avvicina, gran parte dello sforzo tra i Democratici del Campidoglio e nei media è stato quello di mantenere viva l’inimicizia rispetto al 6 gennaio. In quello che sembrava quasi un appello speranzoso, il New York Times ha recentemente dichiarato “Ogni giorno è il 6 gennaio ora“. Ha fatto sembrare questa tragedia l’equivalente politico di quel che si dice “un negozio di Natale aperto tutto l’anno”: Ogni giorno dovrebbe comportare un nuovo regalo fatti di reminiscenza e rabbia.

L’aspetto più triste di questa politicizzazione della rivolta del 6 gennaio è che molti di noi volevano un’indagine completa, trasparente ed apolitica. I Repubblicani della Camera hanno respinto questa idea, ma rimangono molte domande a cui rispondere – cosa che non è successa. Invece, abbiamo uno sforzo per codificare la nozione di una vera insurrezione attraverso la ripetizione di un mantra.

La Costituzione fortunatamente richiede più di qualcosa che venga ripetuto più e più volte fino a diventare vera. In questo caso, richiede un’effettiva ribellione. La clausola che i Democratici stanno citando è stata creata in riferimento ad una vera guerra civile in cui oltre 750.000 persone morirono in combattimento. La Confederazione formò un proprio governo, un proprio esercito, batté una propria moneta e insediò proprie missioni diplomatiche.

Al contrario, il 6 gennaio fu una protesta che diventò poi una rivolta.

Questo non intende sminuire la legittima indignazione per quel giorno. È stato riprovevole – ma piò essere definito una “ribellione” solo nel senso più retorico del termine.

Ancora più importante, anche se si adottasse una definizione pericolosamente ampia diinsurrezioneo diribellione“, i membri del Congresso che hanno sostenuto la contestazione dei voti elettorali (come i Democratici hanno fatto negli anni precedenti) stavano comunque esercitando la propria libertà di opinione, che è costituzionalmente protetta.

Inoltre, i Democratici non possono usare semplicemente la loro esile maggioranza come un rasoio per squalificare gli oppositori, volenti o nolenti. Punizioni come le espulsioni richiedono due terzi dei voti, e qualsiasi squalifica potrà poi essere contestata in tribunale.

Infatti, non molto tempo dopo la ratifica di quella clausola nel 1869, il presidente della Corte Suprema Salmon P. Chase decise che la clausola non fosse “self-executing” – cioè immediatamente esecutiva. Suggerì che permettere al Congresso di escludere così semplicemente gli avversari politici dalla propria carica elettiva sarebbe stata una forma di punizione senza un giusto processo e che avrebbe probabilmente violato la proibizione posta riguardo ai “Bills of Attainder“.

Con il termine “Bill of Attainder” (lett. atto di disonore) si indica un atto speciale del Parlamento, tipico della tradizione anglosassone, con cui si dichiarava una persona (oppure anche un gruppo di persone) colpevole di alcuni crimini e la si puniva senza tenere un regolare processo. L’immediato effetto di questo atto era quello di annullare i diritti civili di una persona così come i suoi diritti di proprietà (che passavano quindi ai suoi eredi), nonché la perdita di tutti i titoli nobiliari e, secondo l’uso originario, anche della vita stessa. Queste tipologie di atti vennero utilizzati in particolar modo in Inghilterra dal XIV secolo al XIX secolo per portare al patibolo un gran numero di figure storiche. L’uso di questo atto da parte del Parlamento fu ad ogni modo mal digerito perché si prestava ovviamente ad ogni sorta di abusi e di violazione dei principi fondamentali – di cui i più importanti sono la separazione dei poteri ed il diritto ad avere un giusto processo. Per queste ragioni, i Bills of Attainder vennero espressamente banditi dall’Art. 1, Sez. 9, della Costituzione degli Stati Uniti (1789). [Fonte]

Mentre i Democratici spingono per ‘federalizzare le elezioni e superare così le leggi in un paio di dozzine di stati, figure come Elias stanno ora suggerendo che anche i Repubblicani potrebbero essere elencati come “ribelli” ed esclusi dal voto. Il Congresso controllerebbe quindi non solo come gli stati conducono le loro elezioni, ma anche chi può apparire su tali schede.

I rinnovati appelli per le squalifiche potrebbero essere semplicemente una retorica sconsiderata, fatta in occasione dell’anniversario della rivolta. Dopo tutto, ogni giorno non sarebbe il 6 gennaio senza la dovuta rabbia. Tuttavia, è la ragione – non la rabbia – che ci serve in questo momento.

Un recente sondaggio ha mostrato che un americano su tre crede che la violenza contro il governo possa essere giustificata. Spesso sembra che alcuni vogliano scatenare una vera e propria ribellione togliendo i diritti a pezzi interi della nostra popolazione. Il fatto è che ci sono persone che trafficano e traggono profitto dalla rabbia, e noi siamo tutti più poveri per questo.


JonathanTurley.org

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