Jonathan Turley: Che cosa è successo all’incriminazione di Donald Trump per incitamento all’insurrezione? Un nulla di fatto

Che cosa è successo all’incriminazione di Donald Trump per incitamento all’insurrezione?

Jonathan Turley è “Shapiro Professor of Public Interest Law” presso la George Washington University ed ha servito come consulente durante il processo di Impeachment al Senato. Ha testimoniato come esperto giuridico alle udienze dell’impeachment di Bill Clinton e di Donald Trump.

Si riporta la traduzione dell’articolo, adattato alla comprensione di un pubblico italiano.

Questo è il primo anniversario dalla vergognosa sommossa nell’edificio del Campidoglio. Le scene di quel giorno sono impresse nella memoria di molti di noi. Ho personalmente condannato pubblicamente il discorso di Trump mentre veniva pronunciato ed ho chiesto un voto bipartisan di censura da parte del Congresso per riconoscere una sua responsabilità per i disordini. Tuttavia, ho anche sostenuto a lungo che non c’erano prove per sostenere un’accusa penale contro Donald Trump per incitamento all’insurrezione. Eppure, un anno fa, vari esperti legali hanno dichiarato che Trump avrebbe dovuto comunque essere accusato sulla base del suo discorso e del suo ritardo nell’invitare i manifestanti a lasciare Capitol Hill. Il procuratore generale del distretto di Columbia, Karl Racine, ha annunciato addirittura di voler prendere in considerazione l’arresto di Donald Trump, Donald Trump Jr., Rudy Giuliani e del rappresentante degli Stati Uniti Mo Brooks accusandoli di incitamento. Quindi, un anno dopo, che cosa è mai successo all’incriminazione di Donald Trump?

Racine ed altri non sono stati frenati dai Repubblicani al Congresso e chiaramente erano ansiosi di preparare il caso in modo “chiaro” per l’incriminazione. Il fatto è che sono stati frenati dalla Costituzione e l’attenzione dei media sulle loro dubbie affermazioni è presto svanita come tante altre accuse “schiaccianti” che erano state evidenziate nei programmi delle notizie via cavo.

I politici e i commentatori Democratici continuano a chiedere che Trump venga incriminato. L’ex senatrice democratica Claire McCaskill, ora analista alla MSNBC, ha recentemente dichiarato che il procuratore generale Merrick Garland “passerà all’infamia come uno dei peggiori procuratori generali nella storia di questo paese” qualora l’ex presidente Trump non venisse accusato. Garland è sembrato rispondere alle pressioni questa settimana promettendo che il suo dipartimento avrebbe accusato qualsiasi responsabile “a qualsiasi livello“.

Queste tre parole hanno ravvivato le speranze di molti alla CNN ed alla MSNBC, che hanno passato quattro anni a trafficare con delle teorie sulla colpevolezza di Trump e della sua famiglia spesso infondate. Infatti, molti di quegli stessi esperti legali sono ora ricomparsi per offrire assicurazioni che Trump possa essere accora portato in gattabuia.

È tutto troppo familiare. Solo un anno fa, le reti via cavo stavano raggiungendo il massimo degli ascolti offrendo una dieta costante di storie da blockbuster che stabilivano quella che per loro era una chiara condotta criminale da parte di Trump e della sua famiglia. L’ex consigliere della Camera Norman Eisen assicurava gli spettatori che Trump stesse “colludendo in piena vista” e che il caso criminale contro di lui per ostruzione della giustizia fosse schiacciante. Il professor Richard Painter spiegava quello che per lui era uni chiaro caso di tradimento commesso da Trump. Il professor Laurence Tribe aveva dichiarato che la trascrizione fuorviante di una dichiarazione sul un incontro tenuto alla Trump Tower costituisse una manomissione dei testimoni. Tribe aveva inoltre sostenuto che ci fosse un solido caso di ostruzione alla giustizia, di violazioni elettorali criminali, di violazioni del Logan Act, e di estorsione da parte di Donald Trump e della sua famiglia. Altri hanno spiegato che Trump potrebbe essere addirittura accusato di omicidio colposo per la crisi del COVID-19.

Le stesse figure sono tornate il 6 gennaio a dichiarare che il discorso di Trump fosse sufficiente per muovere un’accusa. L’analista legale Elie Honig ha detto che “mostrerebbe volentieri a una giuria” le sue osservazioni infiammatorie e “sosterrebbe che attraversino la linea della criminalità.” Il professore Richard Ashby Wilson ha detto: “Trump ha attraversato il Rubicone ed ha incitato una folla ad attaccare il Campidoglio mentre il Congresso stava contando i risultati dei voti del Collegio Elettorale. Trump dovrebbe essere incriminato penalmente per aver incitato all’insurrezione contro la nostra democrazia”. Laurence Tribe ha dichiarato: “Quest’uomo stava incitando non solo un’azione imminente ed illegale, ma la decapitazione violenta di un ramo del governo, impedendo la transizione pacifica del potere e mettendo una folla violenta all’interno del Campidoglio mentre lui li incitava”.

Quindi cosa è successo? Anche se si assume che Trump sia stato protetto dal suo stesso Dipartimento di Giustizia, era solo una questione di giorni prima che l’Amministrazione Biden entrasse in scena e fosse pronta per nuovi procedimenti. Inoltre, il procuratore generale del Distretto di Columbia Karl Racine annunciò quella settimana di stare indagando su Trump per una possibile accusa di incitamento. Fu annunciato dai media con una copertura globale. Poi non è successo nulla.

La ragione è che il discorso in sé non era un crimine. Anzi, era libertà di parola, protetta dalla Costituzione. Sapevano che un tribunale avrebbe respinto tale accusa e, anche se avessero trovato un giudice compiacente, qualsiasi condanna sarebbe stata respinta in appello.

Nella sentenza Brandenburg vs. Ohio“, la Corte Suprema ha stabilito nel 1969 che anche un mero appello alla violenza è protetto dal Primo Emendamento, purché non ci sia una minaccia di “imminente azione illegale o sia probabile che esso possa incitare o produrre tale azione“.

È una cosa comune per i leader politici incitare alle proteste nelle capitali federali o statali quando vengono prese leggi o azioni controverse. In effetti, nelle precedenti elezioni, anche i politici Democratici hanno protestato contro le elezioni o sfidato i voti del Collegio Elettorale al Congresso.

Il fatto è che Donald Trump non ha mai invitato alla violenza o alla rivolta. Piuttosto, ha esortato i suoi sostenitori a marciare sul Campidoglio per esprimere l’opposizione alla certificazione dei voti elettorali e per sostenere le contestazioni fatte da alcuni membri del Congresso. Ha espressamente detto ai suoi seguaci “di far sentire pacificamente e patriotticamente le vostre voci”.

Trump ha anche dichiarato: “Ora tocca al Congresso affrontare questo egregio assalto alla nostra democrazia … E dopo questo, cammineremo – e io sarò lì con voi – cammineremo … fino al Campidoglio e faremo il tifo per i nostri coraggiosi senatori e membri del Congresso uomini e donne”.

Ha concluso il suo discorso dicendo che una protesta davanti al Campidoglio aveva lo scopo di “cercare di dare ai nostri Repubblicani, quelli deboli… il tipo di orgoglio e di audacia di cui hanno bisogno per riprenderci il nostro paese. Quindi camminiamo lungo Pennsylvania Avenue”. Tali marce sono in realtà comunisia nelle capitali federali che in quelle statali per protestare o per sostenere delle azioni che avvengono al loro interno.

In particolare, nel caso trattato nella sopra richiamata sentenza “Brandenburg vs. Ohio“, il leader del Ku Klux Klan Clarence Brandenburg aveva fatto riferimento ad una marcia che era stata pianificata per raggiungere il Congresso dopo aver dichiarato che “vendetta” avrebbe dovuto essere fatta per il tradimento del presidente e del Congresso. La Corte Suprema ha comunque ribaltato la sua condanna. Allo stesso modo, anche nella sentenza “Hess vs. Indiana“, la Corte ha respinto l’accusa di un manifestante che aveva dichiarato l’intenzione di occupare le strade, ritenendo che “nel peggiore dei casi, (le parole) non ammontavano a niente di più che la difesa di un’azione illegale che si sarebbe svolta in un tempo futuro ed incerto”. Nel caso “NAACP vs. Claiborne Hardware Co.” la corte ha ribaltato una sentenza contro la National Association for the Advancement of Colored People dopo che un funzionario della stessa aveva dichiarato: “Se becchiamo qualcuno di voi ad entrare in uno di quei negozi razzisti, vi spezzeremo il collo”. Questo era stato giudicato infatti come un “linguaggio iperbolico a fini esortativi”.

Questo è il motivo per cui il procuratore generale del Distretto di Columbia non ha arrestato Trump, anche dopo aver lasciato la Casa Bianca poco dopo la rivolta.

La Camera sta ancora cercando di trovare delle nuove prove che non sono state trovate dal Dipartimento di Giustizia. Nonostante abbia arrestato centinaia e indagato migliaia di persone, il Dipartimento di Giustizia non ha mai trovato alcunainsurrezioneo ribellioneda incriminare. Invece, la maggior parte delle persone sono state accusate di reati come la violazione di domicilio o ingresso illegale“. Alcuni hanno affrontato accuse più serie per aggressione agli agenti. Questa rimane una protesta che è degenerata in una rivolta a causa della retorica sconsiderata della manifestazione e la mancanza di preparazione da parte del Campidoglio.

Niente di tutto ciò sminuisce la responsabilità di coloro che si sono ribellati o giustifica la loro condotta. Questi individui sono stati giustamente perseguiti e sono stati condannati con pene severe per queste accuse.

Tuttavia, la Camera potrebbe ancora trovare quella prova decisiva, che in gergo si dice la “pistola fumante”, che supporti un’accusa penale contro Trump. Eppure, i media stanno pubblicizzando rivelazioni “bomba” che fanno poco per spostare l’ago della Bilancia. Per esempio, la vicepresidente Liz Cheney ha recentemente annunciato di avere la prova che Ivanka Trump avesse chiesto a suo padre di rilasciare una dichiarazione per incoraggiare i manifestanti a lasciare il Campidoglio, ma che il presidente Donald Trump avesse ancora esitato nel fare tale dichiarazione. Ma questo non è un crimine. Essere insensibili oppure lenti nel fare dichiarazioni pubbliche può renderti una cattiva persona od un cattivo presidente, ma non ti rende un vero e proprio criminale. Non si tratta di una qualche forma di inadempienza nel non compiere un’azione richiesta dalla legge. Una tale persecuzione permetterebbe di perseguire i politici per una vasta gamma di dichiarazioni anche non fatte in tempi di discordia politica. Sventrerebbe il Primo Emendamento.

Tale analisi difficilmente troverà della popolarità con ancora le immagini dei rivoltosi che rompono le finestre del Campidoglio ancora trasmesse dalle reti via cavo. In un’epoca di rabbia, uno deve essere inequivocabile e amplificato nella sua indignazione per evitare qualsiasi sospetto. Recentemente ho detto al Washington Post che un caso valido contro Trump avrebbe dovuto dimostrare che egli avesse fatto passi concreti nel permettere, anticipare o coordinare la rivolta. In tutta risposta, l’editorialista del Washington Post Jennifer Rubin (che aveva chiesto di chiudere il Partito Repubblicano e di espellerne i membri dal Congresso) ha dichiarato “Non ho idea di che cosa Turley stia parlando. Non c’è bisogno di dimostrare che Trump intendesse una rivolta. Aveva intenzione di ostacolare il Congresso. Questo è quello che @RepLizCheney stava spiegando la settimana scorsa”.

Il riferimento è al reato diostruzione illecita di un procedimento ufficiale“, un’accusa mossa contro alcuni rivoltosi. Tuttavia, Donald Trump non si trovava in mezzo a loro. Scambiare “incitamento” o “insurrezione” per “ostruzione” fa poco per affrontare la barriera costituzionale fondamentale. Criminalizzerebbe ancora la libertà di parola ed andrebbe contro la giurisprudenza di riferimento. Anche i Democratici hanno in passato contestato i voti del Collegio Elettorale ed hanno partecipato a proteste contro la sua certificazione. Nel gennaio 2005, la Senatrice Barbara Boxer si era unita alla ex rappresentante Stephanie Tubbs Jones per contestare la vittoria di George W. Bush sullo sfidante democratico John Kerry nello stato dell’Ohio. La Boxer sosteneva che i Repubblicani si erano impegnati nella soppressione del diritto di voto degli elettori. Molti di coloro che oggi condannano la contestazione dei Repubblicani avevano elogiato la Boxer nel 2004. Entrambe le contestazioni non rappresentano di per sé un’ostruzione del Congresso. Il fatto che Donald Trump abbia chiesto la stessa opposizione non è di per sé un’ostruzione.

Inoltre, se Trump non è legalmente responsabile per la rivolta, non è neppure legalmente responsabile per aver aspettato di appellarsi ai rivoltosi perché si fermassero. Ciò di cui la Commissione sul 6 gennaio avrebbe bisogno è la prova che Trump abbia attivamente trattenuto risorse oppure ostacolato gli sforzi per sedare la rivolta. Finora, la documentazione dimostra che il rifiuto di un grande dispiegamento della Guardia Nazionale sia stato rifiutato proprio da Capitol Hill e non dalla Casa Bianca.

Dal procuratore generale di Washington all’attuale procuratore generale degli Stati Uniti, non c’è stata scarsità di tempo o mancanza di indagini nell’ultimo anno. Sicuramente sanno dove trovare Donald Trump, che si nasconde in bella vista a Mar-o-Lago. Infatti, l’ex procuratore Rubin (che ha lodato la nomina di Garland, come ho fatto io) ha recentemente dichiarato di aver commesso un errore non avendo arrestato Trump. L’altra possibilità è che ci sia stata una volontà, ma non certo un crimine.

JonathanTurley.org

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