Washington Examiner – “Il culto del 6 gennaio” – Come i Democratici vogliono demonizzare i Repubblicani per vincere

“Il culto del 6 gennaio” – Come i Democratici vogliono demonizzare i Repubblicani per vincere

Un anno fa oggi, una folla determinata ad intimidire il vicepresidente Mike Pence ed il Congresso nel tentativo di ritardare la certificazione delle elezioni presidenziali del 2020 è calata al Campidoglio dal c.d. Ellisse, un prato nei pressi della Casa Bianca dove il presidente Donald Trump aveva detto loro: “Abbiamo vinto queste elezioni, e le abbiamo vinte con una valanga di voti”.

Anche se non tutti quelli che hanno marciato sul Campidoglio quel giorno avevano intenzione di commettere violenza, molti l’hanno fatto, come dimostrano le mazze da hockey, le chiavi inglesi e le mazze da baseball viste tra la folla. Quando questi elementi violenti hanno incontrato la resistenza completamente giustificata e contenuta delle forze dell’ordine, è scoppiata una rivolta. Più di 140 agenti delle forze dell’ordine sono stati feriti, oltre 2 milioni di dollari di danni sono stati fatti all’edificio del Campidoglio, ed un manifestante è stato ucciso (Ashli Babbit, n.d.r).

Quello che è successo al Campidoglio il 6 gennaio 2021 non è stata certo una protesta pacifica. La violenza commessa quel giorno è stata assolutamente criminale, ed è per questo che gli arresti di oltre 700 rivoltosi da parte dell’FBI sono completamente giustificati, così come il perseguimento da parte del Dipartimento di Giustizia.

Il Congresso ha anche già tenuto dozzine di audizioni sulle mancanze nella comunicazione e nella governance che sono avvenute prima e durante il 6 gennaio. Questo non è un evento che è stato dimenticato o buttato sotto al tappeto. Coloro che hanno commesso violenza sono stati incriminati, e le forze dell’ordine hanno attuato riforme per assicurarsi di non essere mai più sorprese in inferiorità numerica.

Per quanto dannosa sia stata la rivolta del Campidoglio, tuttavia, troppi a Sinistra ne stanno facendo un’ossessione che inibisce il pensiero razionale.

Il comitato editoriale del New York Times, per esempio, crede che “ogni giorno è il 6 gennaio ora“.

“La Repubblica affronta una minaccia esistenziale da parte di un movimento che è apertamente sprezzante della Democrazia e che ha dimostrato di essere disposto ad usare la violenza per raggiungere i suoi fini”, dice il New York Times del Partito Repubblicano.

I redattori del New York Times hanno però apparentemente dimenticato un’intera estate di violenze da parte dei rivoltosi di Sinistra in decine di città americane, esplicitamente progettata per portare un “cambiamento politico”.

“Nell’ultimo anno, i legislatori Repubblicani in 41 stati hanno cercato di portare avanti gli obiettivi dei rivoltosi del 6 gennaio – non infrangendo le leggi ma creandole”, continua il New York Times. “Così la rivolta del Campidoglio continua nelle sedi statali di tutto il paese, in una forma incruenta e legalizzata che nessun poliziotto può arrestare e che nessun procuratore può processare in tribunale”.

Ed è così che il New York Times trasforma la reale e deplorevole violenza di pochi individui in un giorno in una condanna di quasi metà del paese per aver semplicemente partecipato al processo civile attraverso la legislazione. Ricordate i cori di “rinchiudetela” contro Hillary Clinton? Questo è ciò che i redattori del New York Times dicono ora sulle persone che non sono d’accordo con loro sulla politica. “È un peccato che non possiamo rinchiuderli tutti, legislatori e governatori inclusi, per qualcosa che qualche centinaio di persone completamente estranee hanno fatto un anno fa“.

Questa convinzione che il 6 gennaio sia una sorta di “prismaattraverso il quale il mondo intero deve essere osservato condivide molte delle caratteristiche proprie di una setta. Si dice che gli adepti di una setta abbiano poca tolleranza verso l’ambiguità, un forte desiderio di risposte assolute, ed una mentalità pervasiva stile “noi contro loro“. C’è anche un elemento apocalittico quando questa mentalità del “ogni giorno è il 6 gennaio ora” verrà applicata anche alle elezioni future.

“Sono preoccupato che se i Repubblicani vinceranno alle elezioni di midterm, il voto come lo conosciamo in questo paese non ci sarà più“, ha detto il rappresentante democratico della California Eric Swalwell alla MSNBC questa settimana. “Questa non è solo l’elezione più importante, ma se non la facciamo bene, potrebbe essere l’ultima elezione“.

Suggerire che una vittoria repubblicana questo novembre sarà la fine della repubblica costituzionale americana è una follia, un discorso da adepto di una setta. I Democratici hanno provato a correre sulla “paura di Donald Trump” in Virginia nel 2021, ed hanno fallito. Se i Democratici vogliono correre di nuovo con questo messaggio anche nel 2022, se vogliono rendere il 6 gennaio una preoccupazione “quotidiana” anche alle prossime elezioni di midterm, allora buona fortuna.

“Un partito politico sano e funzionante affronta le sue sconfitte elettorali valutando ciò che è andato storto e raddoppiando i suoi sforzi per fare appello agli elettori la prossima volta”, si legge nello stesso editoriale del New York Times.

Ma forse lo stesso New York Times, ed il Partito Democratico che quel giornale sostiene, avrebbero davvero bisogno di guardarsi allo specchio.


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