The Federalist – Il comitato sul 6 gennaio ha fabbricato delle prove, dicendo che Trump avesse aspettato 187 minuti per fare appello alla pace. In realtà sono stati 25

Il comitato sul 6 gennaio ha fabbricato delle prove, dicendo che Trump avesse aspettato 187 minuti per fare appello alla pace. In realtà sono stati 25.

La repubblicana del Wyoming Liz Cheney è andata contro l’ex presidente Donald Trump nella sua performance in prima serata di lunedì, sostenendo che i messaggi privati dello staff del presidente avessero rivelato un leader apatico e complice della rivolta al Campidoglio mentre l’attacco si svolgeva.

La violenza era evidente a tutti – è stata coperta in tempo reale da quasi tutti i canali di notizie”, ha detto la Cheney, il vicepresidente del comitato ristretto scelto dalla presidente della Camera Nancy Pelosi per indagare sugli avvenimenti del 6 gennaio. “Ma, per 187 minuti, il presidente Trump ha rifiutato di agire quando l’azione del nostro presidente era richiesta, anzi essenziale, e dovuta dal suo giuramento alla nostra Costituzione”.

Il ritardo di 187 minuti di Trump per intraprendere a qualsiasi azione, ha aggiunto, è stata una “suprema negligenza del dovere“.

Ma un esame effettivo degli eventi della giornata, tuttavia, non mostra alcun ritardo del genere.

Secondo una cronologia dettagliata dei disordini redatta dal New York Times, l’edificio del Campidoglio non è stato violato fino alle 14:13. La cronologia è stata confermata dal Washington Post, che ha riportato la prima irruzione alle 14:15.

Il primo tweet di Trump che ha affrontato lo sconvolgimento in coso è seguito poco dopo, alle 14:38, quando il presidente ha fatto un appello alla pace, scrivendo:

Per favore rispettate la nostra polizia del Campidoglio e le forze dell’ordine. Sono veramente dalla parte del nostro Paese. Restate pacifici!

Circa 30 minuti dopo, Trump si è rivolto nuovamente ai manifestanti, sempre su Twitter.

Sto chiedendo che tutti al Campidoglio degli Stati Uniti rimangano pacifici. Nessuna violenza!

Ricordate, NOI siamo il partito della legge e dell’ordine – rispettate la legge e i nostri valorosi uomini e donne in divisa. Grazie!

Ha scritto il presidente.

Alle 16:17 Trump ha pubblicato un video su Twitter in cui esortava i rivoltosi a tornarsene a casa, un messaggio che è stato prontamente soppresso su tutta la piattaforma.

Come Liz Cheney sia giunta alla conclusione dei 187 minuti di ritardo non è chiaro.

Ma anche se si fa partire il cronometro dal momento in cui Trump ha finito il suo discorso sul prato nei pressi della Casa Bianca, alle 13:10, i disordini nei pressi del Campidoglio erano già in corso da circa 20 minuti.

Durante il suo discorso, Donald Trump ha esplicitamente invitato i presenti a protestarepacificamente“.

L’ufficio della Cheney non ha risposto alle richieste di The Federalist.

Questa non è la prima volta che Liz Cheney o il Comitato sul 6 gennaio sono andati contro il presidente Donald Trump e gli elettori Repubblicani fabbricando o diffondendo di fake news.

Nell’estate del 2020, l’anno delle elezioni, Liz Cheney è stata uno dei principali diffusori della falsa notizia delle taglie messe dei russi ai danni dei militari americani, dove si sosteneva che Trump avesse minimizzato l’aggressione del Cremlino per accelerare i tempi del ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Liz Cheney non si è mai scusata.

Alla stessa udienza di lunedì in cui Liz Cheney si è inventata la sua personale linea temporale sulla rivolta del Campidoglio, il rappresentante Adam Schiff, Democratico della California, ha dato pubblica lettura dei messaggi di testo tra il rappresentante repubblicano dell’Ohio Jim Jordan e l’ex capo dello staff della Casa Bianca Mark Meadows, che The Federalist ha rivelato essere stati fabbricati.

Il Comitato sul 6 gennaio ha poi confermato la segnalazione di The Federalist ed ha ammesso che i messaggi erano stati falsificati. “Il Comitato ristretto è responsabile e si rammarica dell’errore“, ha comunicato un portavoce.


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The Federalist è una rivista conservatrice americana online ed un podcast che tratta i politica, politiche, cultura e religione, e pubblica anche una newsletter. Il sito è stato co-fondato da Ben Domenech e Sean Davis ed è stato lanciato nel settembre 2013. I contenuti di The Federalist vengono promossi dal sito americano di sondaggi RealClearPolitcs.

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