Byron York – Le paure più profonde dei Democratici

Byron York’s Daily Memo – Le paure più profonde dei Democratici

Gli strateghi democratici stanno ancora cercando di capire perché una figura di spicco del partito come Terry McAuliffe abbia perso la corsa per diventare governatore della Virginia. Eppure, McAuliffe aveva fatto tutte le cose giuste, stando al copione dei Democratici nel 2021. Aveva cercato infatti di ritrarre il suo avversario, il Repubblicano Glenn Youngkin, come un “No-Vax di Estrema Destra” e di dipingerlo come un “razzista“. Ma soprattutto, aveva cercato di ritrarre Youngkin come l’incarnazione vivente di Donald Trump.

Ma non ha funzionato. Così ora, i sondaggisti democratici stanno facendo alcune ricerche. Perché gli elettori hanno respinto McAuliffe? Che cosa, in particolare, ha fatto di sbagliato? Recentemente, una società democratica, ALG Research, che è stato il principale istituto demoscopico per la campagna di Joe Biden, ha posto queste domande in alcuni focus group nei sobborghi della Virginia settentrionale e a Richmond. Alcune delle risposte che hanno avuto dovrebbero destare profonde preoccupazioni per i Democratici di tutto il paese.

Due lezioni però spiccano tra le altre.

La prima è che i Democratici hanno perso il tema dell’educazione, a lungo un punto di forza del Partito. E non l’hanno perso, come gran parte della copertura della stampa indicava, a causa della Teoria Critica della Razza. L’hanno perso a causa del sostegno del Partito – dettato dai sindacati degli insegnanti – alle chiusure delle scuole durante la pandemia di COVID-19.

In un nuovo rapporto, Brian Stryker e Oren Savir di ALG scrivono che, mentre la Teoria Critica della Razza è stata un problema, perché gli elettori non approvavano il suo insegnamento nelle scuole, la questione “non era così saliente come il fatto che [gli elettori] sentivano come fossero i Democratici a chiudere le loro scuole e che non si sentissero per nulla a disagio nel farlo“. Gli elettori hanno visto i Democratici “mettere il governo e le chiusure prima dei genitori sul tema delle scuole”, si legge nel rapporto.

Quando i ricercatori hanno discusso la Teoria Critica della Razza, hanno notato che gli elettori nei focus group “erano più animati nel parlare della loro insoddisfazione per la gestione della risposta alla pandemia di COVID-19 da parte dei loro distretti scolastici locali“. I partecipanti sentivano che i funzionari avevano chiuso le scuole e le avevano tenute chiuse senza tener conto della Scienza. Una donna che ha votato per Joe Biden come presidente e poi per Youngkin come governatore ha detto che il suo voto era “contro il partito che ha chiuso le scuole per così tanto tempo l’anno scorso”.

Terry McAuliffe, naturalmente, ha peggiorato le cose quando disse: “Non credo che i genitori dovrebbero dire alle scuole cosa dovrebbero insegnare”. È stata la classica gaffe-non-gaffe in cui il candidato ha detto quello che pensava veramente. La campagna Youngkin ne ha fatto buon uso. Ma il più grande problema con la dichiarazione di McAuliffe, hanno rilevato i ricercatori, “è che ha giocato secondo una narrazione esistente per cui i Democratici non hanno ascoltato i genitori quando hanno tenuto le scuole chiuse oltre ogni limite di ragionevolezza e che le avrebbero chiuse di nuovo senza dare retta alle obiezioni dei genitori”. Gli elettori “in generale, non si sentono ascoltati in questo momento quando si tratta di scuole, e danno la colpa ai liberal e ai Democratici“.

Il secondo dato più preoccupante per i Democratici è che la loro enfasi su Donald Trump non ha funzionato. McAuliffe ha dato tutto quello che aveva senza trovare successo. “Non stiamo dicendo che questo è stato un errore, o che Terry avesse un messaggio migliore da lasciare sul tavolo”, riferiscono i sondaggisti un po’ sconcertati. “Non lo sappiamo. Ma sappiamo che se il nostro messaggio più efficace nel 2022 sarà che ‘Repubblicani = Trump’, verremo polverizzati“.

Ossessionandosi a Donald Trump, McAuliffe ha dato agli elettori l’impressione di essere concentrato sul passato, non sul futuro. “Hanno visto la campagna di Youngkin come positiva e lungimirante …” si legge nel rapporto, “mentre della campagna di McAuliffe ricordavano solo la campagna negativa ed il tirare in ballo costantemente Trump”. Poi, solo per enfasi, i sondaggisti lo hanno ripetuto: “Se stiamo correndo per il 2022 con ‘candidato repubblicano = Trump’, ci uccideranno”.

Ma i sondaggisti hanno trovato altri problemi. “Gli elettori non riuscivano a ricordare nulla di ciò che i Democratici avevano fatto”, scrivono. Sono scontenti rispetto alla direzione generale del paese. Vedono i Democratici come “concentrati solo sull’uguaglianza e l’equità” e non sull’aiutare le persone come loro. E forse più di tutto, i ricercatori hanno scoperto che “Biden sta facendo male, anche per i suoi sostenitori“. “Erano riluttanti a dire che [Biden] non sia all’altezza del lavoro, ma non si sentono come se lo stesse svolgendo bene in questo momento”.

Messi insieme, i risultati rappresentano un triste quadro per i Democratici. In primo luogo, essi indicano l’infelicità degli elettori rispetto alle politiche e la propaganda del Partito – alle prese con la gestione della crisi più significativa della sua storia recente. E, in secondo luogo, indicano le debolezze di quell’argomento che alcuni Democratici credevano fosse il loro “asso nella manica” – ovvero, Donald Trump.

Ma dopo la disfatta in Virginia, anche i Democratici che vogliono far finta che tutto vada bene sanno che c’è un problema.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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