Byron York – Il disastro della Casa Bianca di Joe Biden

Byron York’s Daily Memo – Il disastro della Casa Bianca di Joe Biden

Il crollo dell’indice di gradimento di Joe Biden non è il suo problema. È più propriamente un riflesso del suo problema.

Joe Biden aveva programmato una grande cerimonia il 15 novembre per firmare la legge bipartisan sulle infrastrutture, la misura da 1,2 trilioni di dollari approvata dopo mesi di lotte al Congresso. Il pubblico ne è ben consapevole. Eppure, in un nuovo sondaggio del Washington Post, fatto dopo il passaggio della legge, l’indice di approvazione del lavoro di Biden ha toccato un nuovo minimo – appena il 38% tra gli elettori registrati approva, contro il 57% che disapprova. E tanti cari saluti a quei Democratici che pensavano che l’approvazione di una grande legge avrebbe aumentato i numeri di Biden.

Ma ecco che cosa c’è di peggio – molto peggio. Per molti anni, i sondaggisti hanno chiesto quello che viene chiamato “voto generico“. Ci sono molti modi per dirlo, ma fondamentalmente è: “Se le elezioni si tenessero oggi, voterebbe per il candidato Repubblicano oppure per il candidato Democratico alla Camera degli Stati Uniti nel suo distretto?” Nel nuovo sondaggio del Washington Post, il risultato è che il 51% degli elettori registrati ha risposto il candidato Repubblicano mentre il 41% il candidato Democratico.

Per le persone che seguono il c.d. “voto generico“, questi sono numeri sorprendenti. Di solito sono i Democratici ad essere preferiti rispetto ai Repubblicani in questa domanda. Infatti, il GOP non ha mai avuto un favore così alto come il 51% in decenni di questi sondaggi fatti dal Washington Post. Anche prima delle grandi vittorie del 1994 e del 2010, i Repubblicani non avevano un vantaggio così netto nel voto generico. Ma ora, è di 10 punti – un “risultato storicamente forte per i Repubblicani su questa misurazione”, secondo il WAPost. Osservate il panico tra i Democratici che perdura lo stesso, anche perché una cerimonia per la firma di una legge alla Casa Bianca non avrebbe alleviato alcunché.

Questo è un grosso problema per i Democratici. Ma un problema ancora più grande è lo stato ed il futuro della Casa Bianca di Joe Biden. La questione, in parole povere, è se il loro leader ormai prossimo ai 79 anni – il più vecchio a seder nello Studio Ovale nella storia degli Stati Uniti – sarà in grado di correre per essere rieletto nel 2024. E se non lo fa, la sua impopolare vice, Kamala Harris, potrà vincere la candidatura per succedergli. E se lei non può vincere, chi potrà farlo?

Le speculazioni, il puntare il dito e le maldicenze causate dall’incertezza sono ormai ben avviate. Durante il fine settimana, la CNN ha pubblicato un pezzo in cui alcuni alleati mantenuti anonimi di Joe Biden hanno già deciso di cestinare Kamala Harris – il titolo dell’articolo era: “Logorati da ciò che vedono come delle disfunzioni radicate e per la mancanza di attenzione, gli aiutanti chiave della West Wing hanno in gran parte alzato le mani sulla Vicepresidente Kamala Harris e sul suo staff – decidendo che semplicemente non c’è tempo per trattare con loro in questo momento“.

Ed ancora: “La Harris sta lottando contro un rapporto difficile che ha con alcune parti della Casa Bianca, mentre i sostenitori storici si sentono abbandonati e non vedono alcun senso pubblico coerente di ciò che ha fatto o sta cercando di fare come Vicepresidente”. E poi, naturalmente, la Harris ha colpito di nuovo, con lo stesso articolo della CNN che riporta come “molti nella cerchia della Vicepresidente si lamentano che non sia stata adeguatamente preparata o posizionata, e come invece sia stata messa in disparte“.

Anche se lo stesso Joe Biden sta lottando, Kamala Harris sta lottando ancora di più. Ora stiamo vedendo i rapporti dei media che suggeriscono come un certo numero di Democratici – tra cui il segretario ai trasporti Pete Buttigieg e i Sen. Elizabeth Warren, Cory Booker ed Amy Klobucharsi stanno posizionando come possibili candidati per il 2024 nel caso in cui Biden non corra e la Harris non abbia un sostegno sufficiente per rivendicare la nomination. “Il presidente Joe Biden dice che intende correre per la rielezione nel 2024”, riferisce POLITICO. “Ma non tutti i Democratici gli credono. Né sono convinti che la suo Nr. 2 sarà la chiara erede qualora scegliesse di ritirarsi”.

Se questo scenario si materializzasse, naturalmente, ci sarebbe una lotta enorme all’interno del Partito Democratico, con un leader vecchio e debole che abbandona il palco ad ogni candidato che avrà dei sostenitori, e soprattutto il “lato Harris” che solleverà la questione di cosa significherebbe per il Partito mettere da parte una donna che è sia la prima Vicepresidente donna che la prima Vicepresidente non bianca.

È un casino. Per usare un eufemismo. Non è bello se sei nuovo nello Studio Ovale, a meno di un anno dall’inizio del tuo mestiere, e la gente nel tuo stesso partito comincia a speculare sul fatto che non potrai superare il tuo mandato e che la tua Vice non è abbastanza forte per succederti.

Tutto questo deriva da un fatto: Biden è troppo vecchio per essere lì dov’è. I Democratici lo sapevano, quando lo hanno nominato, che Biden avrebbe avuto 82 anni alla fine del suo mandato e che, se rieletto, avrebbe servito fino a 86 anni. Questa è una cosa senza precedenti nella storia americana. Oltre a questo, Biden è chiaramente peggiorato negli ultimi anni – guardando i video di dieci anni fa, quando era Vicepresidente, era notevolmente più vigoroso di oggi. (E non è che Biden sia mai stato un leader brillante o carismatico, capace di assumersi le responsabilità della presidenza, anche nel fiore degli anni).

Così la Casa Bianca di Biden, da pochi mesi al potere, è diventata un disastro. Alcuni dei suoi problemi sono risolvibili. Ma altri problemi sono strutturali – non miglioreranno anche se il Congresso approverà questa o quella legge. L’età di Biden, naturalmente, non era un segreto durante la campagna del 2020. Gli elettori sapevano cosa stavano prendendo. E ora se lo stanno godendo.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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