Washington Examiner – I dati non mentono: la “Bidenflazione” è reale

Quando avrete finito di leggere questo articolo, il vostro portafoglio sarà già più leggero.

La “Bidenflation” (in inglese) – che potremmo chiamare “Bidenflazione” in italiano – sta stabilendo nuovi record. Secondo i nuovi dati dell’indice dei prezzi al consumo, l’inflazione ha raggiunto il 6,2% su base annua, il suo ritmo di crescita più veloce in 31 anni. L’inflazione nel solo mese di ottobre è aumentata dello 0,9%, rispetto al già allarmante 0,4% di settembre e allo 0,3% di agosto. Bisogna andare indietro fino alla presidenza di Bush padre per trovare qualcosa di simile – e sappiamo tutti cosa è successo a George H.W. Bush nelle elezioni dell’anno successivo.

Per contrastare la giustificabile paura del pubblico per l’inflazione che sta divorando la loro ricchezza, la Casa Bianca haBeh, messo la testa sotto la sabbia, negando che l’inflazione sia un problema. Ma i negazionismi stanno diventando meno credibili ad ogni nuovo rilascio dei dati mensili.

Anche se l’amministrazione Biden ha rilasciato una lettera firmata da 17 economisti, affermando che la sua attuale agendaallevierebbe le pressioni inflazionistiche nel lungo termine“, ma quegli economisti stanno parlando di un futuro lontano – tra un decennio o più, ovviamente, dopo che i progetti di spesa di oggi saranno stati completati ed avranno migliorando, almeno nelle intenzioni, l’efficienza e la produttività dell’economia.

Joe Biden è andato dunque in giro citando erroneamente questi economisti. Ma quando a questi è stato chiesto dell’affermazione atta da Biden secondo cui la sua agenda avrebbe “ridotto l’inflazionegià da subito, questi economisti gli offerto il pollice verso.

“Se intende dire che l’inflazione scenderà nel periodo successivo all’approvazione dei progetti di legge, questo non sarà un risvolto immediato, questi effetti sono lenti”, ha detto Peter Diamond del MIT.

“Non so cosa significhi ‘ridurrebbe l’inflazione'”, ha detto Sir Angus Deaton della Princeton University. “Certamente non nei prossimi mesi”.

Gli opinionisti pro-Biden nei media non sono rimasti ignari del pericolo. Sono evidentemente così preoccupati che l’inflazione danneggi il loro capo Joe Biden ed il loro partito alle prossime elezioni che stanno cercando di fingere che i numeri non siano reali – oppure, in ogni caso, che non contino nulla.

Alcuni di loro hanno persino sostenuto che dovremmo dare il benvenuto all’inflazione, anche se poi giureranno, su e giù, che non stiamo avendo alcun picco di inflazione, quindi di cosa stiamo parlando?

Ma Paul Krugman, probabilmente il più importante sostenitore dell’aumento dell’inflazione nelle ultime settimane, ha imparato da matricola al college che l’inflazione si verifica quando troppo denaro viene sostenuto da troppo poco valore in termini di offerta di beni e servizi reali. Questo suona molto simile a ciò che sta accadendo ora – un picco della spesa pubblica dei governi in reazione alla pandemia di Coronavirus, seguito da scaffali dei negozi vuoti o camerieri che mancano ovunque i consumatori vadano.

Anche se hanno ovviamente torto a mentire, gli amici di Joe nei media hanno ragione ad avere paura ed hanno ragione a trovare scuse per il loro partito politico preferito. In termini storici, l’inflazione è uno dei più grandi pericoli politici di cui poco si parla per qualsiasi leader o maggioranza parlamentare in carica.

Come fa notare Michael Barone nel suo ultimo editoriale per il Washington Examiner, i picchi di di inflazione nei dopoguerra hanno spinto gli elettori a buttare i Democratici fuori dalle stanze del potere sia dopo la Prima Guerra Mondiale e di nuovo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nel caotico periodo inflazionistico della fine degli anni ’70, gli elettori arrabbiati scaricarono il repubblicano Gerald Ford dopo neanche un mandato e poi buttarono fuori Jimmy Carter dopo un solo mandato. Quest’ultima elezione fu uno dei grandi “bagni di sangue” dell’era moderna, poiché i Repubblicani, che erano fuori dalle stanze del potere, guadagnarono 12 seggi al Senato ed il controllo del Senato degli Stati Uniti per la prima volta dal 1955.

Joe Biden ed il suo partito sono già sulla buona strada per una sconfitta nelle elezioni di midterm del 2022, se le elezioni di questo mese sono state un’indicazione. E mentre l’inflazione continua a sfuggire al controllo, Biden affronta una serie di scelte complicate, perché questa inflazione pone una sfida diretta alla sua agenda. La sua legge “Build Back Better, non importa quale cosa fuorviante la Casa Bianca dica dopo, sarà enormemente inflazionistica e probabilmente gli farà ancora più male se dovesse passare. Ma tra l’inflazione già in corso ed il fallimento di Biden come leader di partito nel far passare la sua stessa agenda, lo sta già mettendo di fronte alle recriminazioni degli elettori, in entrambi i casi.

Biden farebbe bene ad affrontare il problema di petto e a togliere queste cose di mezzo, ore che è il più lontano possibile delle elezioni. Dovrebbe abbandonare immediatamente il progetto di leggeBuild Back Better” al Congresso – non ha comunque alcuna possibilità di passare, quindi non sarà una grande perdita – e stabilire un piano per lavorare con la Federal Reserve per eradicare l’inflazione dall’economia.

Farà molto male – fece molto male al partito di Ronald Reagan nel 1982 – ma è nell’interesse di Biden far finire il dolore il più velocemente possibile. I Democratici stanno già affrontando un 2022 elettoralmente abbastanza brutto, tra i fallimenti di Biden in politica estera ed interna, la controversia sull’influenza razzista nei programmi scolastici e la rabbia per le inutili ed interminabili restrizioni contro il COVID-19.

Non hanno bisogno di questa scimmia dell’inflazione sulla schiena in aggiunta a tutto il resto.


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