Washington Examiner – Dipartimento di Giustizia ed FBI hanno dato credito ad una fonte del Dossier Steele accusata di aver mentito

Dipartimento di Giustizia ed FBI hanno dato credito ad una fonte del Dossier Steele accusata di aver mentito.

Il Dipartimento di Giustizia e l’FBI hanno continuato a difendere l’uso delle informazioni provenienti dalla fonte principale di Christopher Steele, Igor Danchenko, anche dopo i colloqui con il Bureau, durante i quali lo special counsel John Durham ha affermato che il russo abbia mentito ripetutamente.

Igor Danchenko, un ricercatore, nato in Russia ma residente negli Stati Uniti, è stato accusato “di cinque capi d’accusa per aver fatto false dichiarazioni all’FBI” che Durham sostiene vertano sulle informazioni che aveva fornito a Christopher Steele per la compilazione del suo dossier. L’atto d’accusa di Durham afferma che Danchenko ha mentito all’FBI per cinque volte nel 2017. Si è dichiarato non colpevole mercoledì 10 novembre.

Igor Danchenko

Gli sforzi del DOJ e dell’FBI per difendere la credibilità del dossier di Steele e della sua fonte erano stati notevoli nel 2018, l’anno dopo che Danchenko aveva già presumibilmente mentito al Bureau, e nel mezzo dell’indagine del procuratore speciale Robert Mueller.

L’allora assistente procuratore generale John Demers aveva detto al giudice della Foreign Intelligence Surveillance, Court Rosemary Collyer, in una lettera del luglio 2018, che Danchenko era stato sincero e cooperativocon l’FBI. Il funzionario del DOJ aveva poi difeso le richieste di mandati di sorveglianza FISA irregolari emessi contro Carter Page, che lavorava per la la campagna di Donald Trump.

I mandati FISA sono basati sul Foreign Intelligence Surveillance Act del 1978 (“FISA”), una legge federale degli Stati Uniti che stabilisce procedure per la sorveglianza fisica ed elettronica e la raccolta diinformazioni di intelligence” di agenti di potenze straniere sospettati di spionaggio o terrorismo. La legge ha creato anche la Foreign Intelligence Surveillance Court (FISC) che ha il compito di supervisionare le richieste dei mandati di sorveglianza da parte delle forze dell’ordine federali e delle agenzie di intelligence (principalmente il Federal Bureau of Investigation e la National Security Agency) contro sospetti agenti segreti stranieri all’interno degli Stati Uniti.

John Demers aveva detto alla corte responsabile dell’emissione dei mandati FISA: “Il governo sostiene che le richieste (dei mandati di sorveglianza FISA, n.d.r.), lette alla luce di queste informazioni aggiuntive, contengano una previsione sufficiente perché la Corte possa rinvenire una causa probabile che l’obiettivo fosse un agente di una potenza straniera”.

Tuttavia il DOJ sapeva già all’epoca che il socio della campagna di Trump George Papadopoulos aveva ripetutamente negato qualsiasi collusione con la Russia nelle sue conversazioni nel 2016 con la fonte confidenziale dell’FBI Stefan Halper, rivelazioni però non trasmesse alla corte che doveva disporre le intercettazioni attraverso i mandati di sorveglianza FISA.

“Anche considerando le informazioni aggiuntive riguardanti le conversazioni di Papadopoulos con la fonte n. 2 [Halper] ed altri, e per quanto riguarda la fonte n. 1 [Steele], le domande contenevano una premessa sufficiente perché la Corte vi ritrovasse una causa probabile che Carter Page stesse agendo come agente del governo della Russia”, aveva detto Demers al tribunale FISA. “L’FBI ha rivisto questa lettera ed ha confermato l’accuratezza di fatti”.

Il rapporto dell’ispettore generale del DOJ Michael Horowitz del dicembre 2019 ha infine minato le affermazioni contenute nel falso Dossier Steele, ed ha criticato il DOJ e l’FBI per almeno 17 “errori ed omissioni significative” relativi ai mandati di sorveglianza FISA emessi contro Carter Page e per l’affidamento “centrale ed essenziale” del Bureau sul falso dossier di Steele.

Horowitz ha detto inoltre che gli interrogatori dell’FBI con Danchenkohanno sollevato domande significative sull’affidabilità del dossier di Steele” ed hanno messo in dubbio alcune delle sue maggiori affermazioni. I documenti mostrano che l’FBI stessa aveva precedentemente indagato su Danchenko come una possibile minaccia alla sicurezza nazionale” a causa di presunti collegamenti con l’intelligence russa.

Collyer ha bollato le azioni dell’FBI come “antitetiche rispetto agli elevati requisiti di onestà” che erano richiesti per verificare l’attendibilità del Dossier Steele.

In un altro caso, il “Draft Talking Points” dell’FBI per un briefing del Senate Intelligence Committee, datato febbraio 2018, include ulteriori difese a Steele e Danchenko.

Il Bureau aveva parlato delle interviste con Danchenko nel gennaio 2017, scrivendo che “ha avvisato che diversi rapporti sembravano essere derivati da più fonti, per includere le informazioni che ha fornito a Steele così come le informazioni che non aveva raccolto”, e che Danchenko “non ha citato alcuna preoccupazione significativa circa il modo in cui il suo rapporto è stato riportato nel dossier.”

Le note dell’FBI di un’intervista del gennaio 2017 con Danchenko hanno mostrato che egli aveva detto al Bureau che “non conosceva le origini di alcune delle affermazioni di Steele e che “non ricordavaaltre informazioni che erano presenti nel dossier. Aveva notato come gran parte di ciò che aveva passato a Steele erano deipassaparola” e dei “sentito dire” e che alcune informazioni provenivano da una “conversazione… con degli amici davanti a delle birre”, mentre le accuse più gravi potrebbero essere state fatte perscherzo“.

Horowitz ha concluso che Danchenko “ha contraddetto le affermazioni di una ‘cospirazione ben sviluppata’” attorno al dossier di Steele.

Dai Draft Talking Points dell’FBI emerge che il Bureau ritenesse che Steele stesse facendo affidamento su una fonte principale nell’ottobre 2016, e sempre il Bureau aveva fornito una risposta su come i contatti con Danchenko avessero influenzato la fiducia dell’FBI nel dossier.

“Come minimo, le nostre discussioni con [Danchenko] confermano che il dossier non è stato fabbricato da Steele”, aveva scritto l’FBI. “Le nostre discussioni con [Danchenko] hanno confermato che egli opera all’interno di circoli accademici e governativi di alto livello, mantiene relazioni di fiducia con individui che sono in grado di riferire sul materiale che ha raccolto per Steele, e che Steele e [Danchenko] hanno utilizzato un ragionevolmente valido tradecraft di intelligence“.

L’FBI aveva anche affermato davanti ai senatori di aver “protetto con successo dalla divulgazione pubblica la stragrande maggioranza degli individui che hanno contribuito a riportare le fonti del Dossier Steele”. Ma le presunte fonti del dossier di Steele sono poi state in gran parte accusate di aver mentito, o hanno negato esse stesse di essere delle fonti, o hanno preso le distanze dal dossier.

Il senatore repubblicano Lindsey Graham, già capo della commissione giudiziaria del Senato all’epoca dei fatti, ha detto nell’agosto 2020 che il briefing del 2018 ha dimostrato che l’FBI aveva fuorviato il Senato su Danchenko ed il dossier di Steele.

Più tardi quel mese, il repubblicano della Carolina del Sud aveva rivelato come Bill Priestap, l’ex capo del controspionaggio dell’FBI, fosse il funzionario che sostiene abbia cercato di “imbiancare” il dossier al Senato nel 2018. Graham ha detto che stava girando le informazioni a Durham per indagare, definendolo “potenzialmente un altro crimine”.

Bill Priestap, il capo dell’indagine Crossfire Hurricane, aveva scritto alla CIA per descrivere Steele come “affidabile” mentre l’FBI spingeva per includere le affermazioni di Steele nella valutazione della Comunità di intelligence del 2017 sull’interferenza della Russia nelle elezioni del 2016.

Quasi tutti i firmatari dei mandati di sorveglianza FISA emessi contro Carter Page – il vice procuratore generale Sally Yates, il vice procuratore generale Rod Rosenstein, il direttore dell’FBI James Comey ed il vice direttore dell’FBI Andrew McCabehanno ora indicato sotto giuramento che non avrebbero firmato per richiedere die mandati di sorveglianza se avessero saputo allora quello che sanno ora.


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