Byron York – Nota per i Democratici: Non è più il 2020

Byron York’s Daily Memo – Nota per i Democratici: Non è più il 2020

C’è stata molta attenzione per il calo dell’indice di gradimento di Joe Biden. Ed effettivamente sta andando giù, giù, sempre più giù. Ma insieme alla fiducia nel capo, il pubblico sta anche perdendo fiducia nelle capacità del Partito Democratico di gestire le questioni che più preoccupano gli elettori. È stata una lunga caduta sia per Biden che per il suo Partito da quando hanno vinto per un pelo il controllo di Washington un anno fa.

Un nuovo sondaggio della NBC News mostra l’indice di approvazione del lavoro di Biden al 42% tra tutti gli elettori, con un indice di disapprovazione del 54%. Quest’ultimo è 12 punti sotto il livello di approvazione (come si dice, “sott’acqua”), ed è approssimativamente in linea con una serie di altri sondaggi recenti.

Sulla questione più importante per gli elettori in questo momento – l’economiaBiden è in una posizione terribile. Il 40% degli intervistati approva la sua gestione dell’economia, mentre il 57% disapprova – 17 punti ‘sott’acqua’. Sulla sua gestione della pandemia di COVID-19, il 47% disapprova, mentre una piccola maggioranza, il 51%, approva ancora il lavoro di Biden. Ma questo numero è sceso dal quel 69% di approvazione che era aprile. Altri sondaggi mostrano Biden ‘sott’acqua‘ nell’opinione pubblica anche sulla gestione della sicurezza nazionale, i confini ed altre questioni.

Ma i problemi di Biden sono solo una parte del più grande problema del Partito Democratico. Il sondaggio della NBC è devastante per i Democratici che cercano di convincere gli elettori sul perché dovrebbero essere rieletti nelle elezioni di midterm del prossimo anno. I sondaggisti hanno elencato una serie di questioni e chiesto agli elettori: “Quale partito pensi che farebbe un lavoro migliore? – il Partito Democratico o il Partito Repubblicano?

Iniziamo dall’economia. Il 45% ha detto che il GOP farebbe un lavoro migliore, mentre il 27% ha detto che invece sarebbero i Democratici a farlo – un vantaggio di 18 punti per i Repubblicani. Poi andiamo a controllare l’inflazione, una preoccupazione enorme e crescente tra tutti gli elettori. Gli intervistati hanno dato ai Repubblicani un vantaggio di 24 punti. Poi guardiamo alla sicurezza nazionale. Su quell’argomento, gli intervistati hanno dato al GOP un vantaggio di 21 punti. Per quanto riguarda la sicurezza dei confini, il vantaggio del GOP era di 27 punti. Per quanto riguarda il crimine, il vantaggio del GOP era di 22 punti. Per quanto riguarda l’immigrazione, il GOP è a 9 punti, quando solo l’anno scorso i Democratici avevano un vantaggio di 6 punti. E sulla questione generale di “essere efficaci e fare le cose“, gli elettori hanno dato ai Repubblicani un vantaggio di 13 punti.

Nel complesso, è stato un enorme voto di fiducia nei Repubblicani, che indica una maggiore fiducia degli elettori su una serie di questioni essenziali.

Naturalmente, i Democratici hanno ancora alcuni punti di forza. Nel contrasto alla pandemia del COVID-19, hanno avuto un vantaggio di 12 punti – ma in calo rispetto ai 17 punti dell’anno scorso. Per quanto riguarda l’istruzione, avevano un vantaggio di 10 punti, lo stesso vantaggio che avevano sulla questione dell’aborto. Sui diritti di voto, il vantaggio democratico era di 5 punti, e sull’integrità e sicurezza delle elezioni era di 1 punto. L’unico vantaggio dei Democratici davvero solido era sulla questione del cambiamento climatico, dove i Democratici avevano un vantaggio di 24 punti.

Il cambiamento climatico, che non è una delle principali preoccupazioni per il pubblico votante, era l’unica questione sulla quale il vantaggio dei Democratici stava effettivamente crescendo. Su tutto il resto, si stava riducendo.

Perché i numeri di Biden, e quelli dei suoi colleghi Democratici, stanno scendendo? Per due ragioni. Il primo è la loro performance negli uffici per cui sono stati eletti. E la seconda è che l’elettorato si trova in una posizione diversa rispetto a quella in cui era nel novembre 2020.

Biden è un “presidente improbabile”. Come molti senatori di lunga data, ha desiderato quel lavoro per decenni, a partire dagli anni ’70. Ma in tutto questo tempo, praticamente nessuno ha mai pensato che Biden sarebbe stato un buon presidente. Le sue campagne presidenziali non sono andate da nessuna parte. Era un “senatore a vita”. Anche dopo che Barack Obama lo scelse come Vicepresidente, Biden non sembrò mai esserne un successore naturale e, in effetti, Obama stesso non vedeva Biden come tale. Poi, a un’età più avanzata rispetto a qualsiasi altro presidente, Biden si è trovato nelle bizzarre circostanze delle elezioni del 2020 ed è emerso come il candidato che molti volevano vedere come “l’anti-Trump“.

Ma ora che è in carica – e, all’età di 78 anni, si muove più lentamente di quando era nel fiore degli anni – è ancora il Joe Biden che molti non pensavano come un personaggio presidenziale. Ha promesso di affrontare la pandemia di COVID-19, e la pandemia è tornata per la vendetta. Ha promesso di migliorare l’economia, e la crescita è rallentata, con l’inflazione che è diventata una preoccupazione critica. Ha promesso di ripristinare il posto dell’America nel Mondo e poi ha guidato un disastroso ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan. Ha promesso di sistemare le politiche sull’immigrazione del presidente Donald Trump e invece ha portato il caos al confine. Naturalmente il suo indice di gradimento del lavoro sta scendendo. Ma come potrebbe non esserlo?

Per quanto riguarda i Democratici, il Partito ha portato un’agenda ultra-attivista a Capitol Hill solo per vedersi il terreno scivolare sotto i loro piedi. Nel 2020, hanno approfittato della pandemia per sostenere delle politiche di benessere sociale a lungo desiderate. Hanno proposto programmi di spesa giganteschi che avrebbero rivaleggiato con il New Deal e la Great Society. Hanno detto a Biden che avrebbe potuto essere un nuovo Franklin Delano Roosevelt o Lindon B. Johnson. Ma la loro spesa massiccia ha contribuito ad alimentare l’inflazione che sta divorando la qualità della vita degli Americani. Anche se l’impennata dell’inflazione annulla praticamente i guadagni salariali, tutto ciò che i Democratici possono pensare di fare è spingere per spendere ancora di più.

Per molti anni, la Gallup Organization ha chiesto alle persone se credono che il governo stia “cercando di fare troppe cose che dovrebbero essere lasciate agli individui e alle imprese” o se il governodovrebbe fare di più per risolvere i problemi del nostro paese”. Nella maggior parte degli anni, la maggioranza ha detto che il governo stava cercando di fare troppe cose. Solo in rarissime occasioni la maggioranza dice che il governo dovrebbe fare di più.

Il 2020, l’anno della pandemia, è stato una di quelle rare occasioni. Per un breve momento, la maggioranza, il 54%, ha detto che il governo dovrebbe fare di più per risolvere i problemi, mentre il 41% ha detto che stava facendo troppo. Questo non accadeva da quasi 20 anni, dagli attacchi terroristici dell’11 settembre.

Ma con la stessa rapidità con cui è successo, il momento di sostegno per un maggiore attivismo del governo è scomparso. Ponendo di nuovo la domanda nel 2021, Gallup ha trovato che la maggioranza, il 52%, ha detto che il governo stava facendo troppo, contro il 43% che voleva che facesse di più. Il “vecchio ordine” delle cose era già tornato.

Ma i Democratici al Congresso, e Biden alla Casa Bianca, si comportano come se quel breve momento nel 2020 governasse ancora la nostra politica. Non è così.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.