National Review – Cinque considerazioni sulle elezioni del governatore della Virginia

Il 2022 potrebbe essere un bagno di sangue per i Democratici, ed altre osservazioni.

Tratto e tradotto da un articolo di Philip Klein, editore del National Review Online.

La vittoria straordinaria di Glenn Youngkin su Terry McAuliffe nella corsa a governatore della Virginia ribalta molte delle ipotesi che si facevano sulla politica appena un anno fa, ed è un segnale minaccioso per Joe Biden e per i Democratici che si dirigono verso le elezioni di metà mandato del 2022. Quelle che seguono sono cinque prime considerazioni da fare.

La rivincita dei genitori

La settimana scorsa avevo scritto del rischio che correvano i Democratici sottovalutando il potere politico dei genitori che stavano diventando più risoluti su ciò che veniva insegnato ai loro figli. Le chiusure delle scuole inutilmente prolungate in Virginia hanno reso contemporaneamente i genitori arrabbiati e diffidenti nei confronti dei consigli scolastici e degli insegnanti sindacalizzati, ed hanno quindi motivato i genitori a diventare più consapevoli dei programmi di studio dei loro figli.

Combinate questo con questioni come l’insegnamento della Teoria Critica della Razza, materiali sessualmente espliciti nelle scuole, e l’insabbiamento degli stupri nella Contea di Loudoun, e si è raggiunto un punto di ebollizione. Naturalmente, Terry McAuliffe ha fatto il regalo di tutti i regali politici quando ha detto: “Non penso che i genitori dovrebbero dire alle scuole cosa dovrebbero insegnare”. Ma come ho già notato, questa non è stata affatto una gaffe – McAuliffe stava semplicemente affermando ciò che la stragrande maggioranza dei Democratici crede. Sfortunatamente per i Democratici, secondo gli exit poll della CNN, il 51% dell’elettorato ha detto che i genitori dovrebbero avere “moltavoce in capitolo su ciò che le scuole insegnano, e quegli elettori hanno scelto Youngkin 76% a 23%.

Il grande problema per i Democratici è che l’educazione è diventata una classica questione in cui i Democratici, per la natura del loro elettorato, sono costretti a prendere posizioni che vanno contro l’elettorato. Un Democratico non può schierarsi contro la Teoria Critica della Razza o sfidare i sindacati degli insegnanti. Anche se era chiaro quanto McAuliffe stesse male sulla questione dell’educazione, ha sentito il bisogno di far parlare Randi Weingarten, presidente della Federazione Americana degli Insegnanti, al suo comizio alla vigilia delle elezioni.

I Repubblicani dovrebbero cavalcare questo problema con forza e continuare a costringere i Democratici a scegliere tra genitori e gli insegnanti sindacalizzati. Perché, indovinate un po’? Ci sono molti più genitori che insegnanti.

Biden è un peso al collo dei Democratici

Joe Biden è ora sott’acqua in uno stato che ha vinto a doppia cifra appena un anno fa. Secondo gli exit poll, il 54% degli elettori della Virginia disapprova Biden, rispetto al 45% che lo approva. Ma questo sottovaluta l’intensità dell’opposizione. Gli exit poll hanno mostrato che il 46% “disapprova fortemente” Biden, rispetto al solo il 23% che lo “approva fortemente”. È semplicemente difficile vincere le elezioni quando il leader del tuo partito è così impopolare.

Youngkin ha mostrato come camminare con successo sul filo del rasoio di Trump

Youngkin ha compiuto un’impresa che sarà essenziale per ogni Repubblicano che spera di navigare nel periodo attuale. Cioè, è riuscito ad evitare di essere etichettato come “anti-Trump” senza essere come Trump. Ha detto cose abbastanza lusinghiere per assicurarsi il sostegno di Donald Trump, ed ha evitato di incorrere nell’ira dei sostenitori di Trump rifiutando di rispondere come una foca ammaestrata ogni volta che i media gli chiedevano di condannare Trump. Allo stesso tempo, Youngkin si è concentrato su altre questioni, come l’istruzione (come menzionato sopra), così come l’economia e i posti di lavoro, le tasse, e l’adozione di politiche meno restrittive contro il COVID-19. Nonostante i tentativi di McAuliffe di legare Youngkin a Trump, la linea di fondo è che Youngkin ha reso difficile l’attacco. È difficile convincere gli elettori che qualcuno è Trump quando parla con calma, ragionevolmente e seriamente ed evita la retorica roboante e i rozzi attacchi personali. Biden, in una disperata visita tardiva in Virginia, ha lanciato un attacco vergognoso a Youngkin: “L’estremismo può arrivare in molte forme. Può arrivare nella rabbia di una folla spinta ad assaltare il Campidoglio. Può arrivare con un sorriso ed un gilet di pile“. Il fatto che Biden si sia sentito costretto a fare quel commento ha dimostrato che lo sforzo di presentare Youngkin come un estremista è fallito. Alla fine, gli elettori hanno avuto un percezione per il 52% favorevole contro il 44% sfavorevole di Youngkin, rispetto al 45% favorevole ed al 51% sfavorevole di McAuliffe. Un altro modo per diro è che Youngkin ha trovato un modo per far uscire a votare gli elettori di Trump senza allontanare i Repubblicani “tradizionali”.

Si scopre che la Virginia non è così democratica senza Trump

Negli ultimi 15 anni, abbiamo visto come la Virginia si sia rapidamente trasformata da uno stato “repubblicano affidabile”, ad uno “stato indeciso”, ad uno stato “democratico affidabile”. Negli ultimi cinque anni, sembrava addirittura che fosse diventata “profondamente democratica”. Ma si scopre che senza Donald Trump sulla scheda elettorale, o in carica, lo stato è molto più in gioco per i Repubblicani. Dice qualcosa il fatto che negli ultimi giorni della campagna, i Repubblicani si stavano preoccupando sulla possibilità che Trump potesse visitare lo stato e che potesse rovinare tutto, mentre i Democratici pregavano che Trump venisse. In effetti, McAuliffe era così disperato che stava persino diffondendo la bugia che Trump sarebbe venuto in Virginia (l’ex presidente aveva lasciato intendere che avrebbe potuto presentarsi, ma divenne subito chiaro che non l’avrebbe fatto). Trump è semplicemente come la kryptonite per i Repubblicani che sperano di vincere in uno stato con una massa critica di elettori suburbani (che qui guardano di più ai Democratici rispetto altrove, n.d.r). Al 42%, il suo rating favorevole nello stato era persino più basso di quello di Biden. Quando era alla guida del partito, la debolezza di Trump tra questo tipo di elettori suburbani ha creato il miraggio che le politiche liberal fossero più popolari in Virginia di quanto in realtà non lo fossero. Infatti, gli exit poll hanno mostrato che il 52% degli elettori della Virginia ha detto che il Partito Democratico era “troppo liberal“. Quando si toglie Trump dal quadro, la Virginia sembra dunque di nuovo uno stato “in bilico”.

Il 2022 potrebbe essere un bagno di sangue per i Democratici

Negli ultimi cicli elettorali, i Repubblicani sono stati apparentemente tra l’incudine e il martello. Trump ha mobilitato gli elettori rurali e gli elettori bianchi della classe operaia, il che ha favorito il GOP in alcuni luoghi, ma ha significativamente spento alcuni elettori suburbani, il che ha portato alle sconfitte alla Camera, al Senato e alla Casa Bianca a partire dal 2018. La sfida per i Repubblicani sarà quella di capire come fare incursioni tra gli elettori suburbani senza perdere la passione di altri gruppi che Trump ha mobilitato. Ma Youngkin, anche se ha guadagnato nei sobborghi, ha superato (in termini percentuali ma non assoluti, n.d.r) Trump nelle aree rurali. Ciò che dovrebbe essere allarmante per i Democratici è che l’anno prossimo dovranno correre in molti stati e distretti congressuali in cui il divario urbano/rurale/suburbano è molto più favorevole ai Repubblicani rispetto che in Virginia.

Il guru dei dati del Cook Political Report, Dave Wasserman, ha detto l’ovvio:

“Inutile dire che i risultati di stasera sono coerenti con un ambiente politico in cui i Repubblicani riprenderebbero comodamente sia la Camera che il Senato nel 2022”.


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Il National Review è una rivista conservatrice americana semestrale, incentrata su notizie e commenti su questioni politiche, sociali e culturali. La rivista è stata fondata dallo scrittore William F. Buckley Jr. nel 1955 ed attualmente è diretta da Rich Lowry. Fin dalla sua fondazione, la rivista ha svolto un ruolo significativo nello sviluppo del conservatorismo negli Stati Uniti, contribuendo a definirne i confini e promuovendo il c.d. “fusionismo” nel mentre si affermava come voce di spicco della destra americana.

La versione online, National Review Online, è curata da Philip Klein e comprende contenuti gratuiti ed articoli separati dall’edizione cartacea.