Heartbeat Act, la legge che sta mettendo a dura prova la lobby abortista


Ripercorriamo il botta e risposta avvenuto nel giro di pochi giorni tra il giudice federale democratico e la Corte d’Appello sull’Heartbeat Act, la nuova legge sull’aborto del Texas
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Il Texas Heartbeat Act (conosciuta come Senate Bill 8), la contestata (dai progressisti di Sinistra) legge Pro-life sull’aborto approvata dal parlamento dello Stato del Texas e firmata dal governatore Greg Abbott il 19 maggio 2021 ed entrata in vigore il 1 settembre 2021, suscita grande interesse: prima approvata, poi bloccata nel giro di un mese perché bollata da un giudice democratico come “anti-Costituzionale” e poi infine ripristinata da una Corte superiore.

La discussione sull’argomento si gioca su una certa interpretazione della Costituzione da parte dei Pro-choice e sul lavoro fatto dai conservatori texani per impedire che la legge venisse bloccata, come è successo per gli altri Stati repubblicani che si oppongono alle politiche lassiste in tema di aborto preferendo mettere qualche paletto.

La cosa molto interessante di questa legge infatti è che chi ha scritto la legge texana ha inserito una norma che sancisce un particolare potere di azione in capo agli stessi cittadini, tutto ciò per renderla meno soggetta a contestazioni giudiziarie, come apprendiamo in un articolo della Nuova Bussola Quotidina di Ermes Dovico, e citiamo:

stabilisce un meccanismo particolare di applicazione, affidando ai comuni cittadini (e non a funzionari statali) la responsabilità di far applicare la legge e quindi la possibilità di intraprendere azioni legali contro l’industria abortista quando si riscontra il battito cardiaco fetale.

In sintesi, i legislatori si sono impegnati affinché non potesse essere interpretata e/o che ci fosse spazio per interpretazioni arbitrarie da parte dei giudici liberal.

Ma andiamo con ordine su quello che è successo in questi ultimi giorni negli Stati Uniti.

La settimana calda di ottobre

L’Heartbeat Act ha subito già un primo tentativo di ostruzione e di sospensione, con la Corte Suprema che ha avuto il suo bel da fare nel rifiutare di concedere una serie di richieste già prima della data di entrata in vigore della legge. Si tratta di una legge che vieta l’aborto – tranne che per casi di “emergenza medica” (ad esempio, se il parto dovesse compromette la vita della madre) – dal momento in cui viene rilevato il battito cardiaco del nascituro nel grembo materno, che avviene più o meno intorno alla sesta settimana. Mercoledì 6 ottobre, il giudice federale Robert Pitman, nominato da Barack Obama, ha bloccato e temporaneamente sospeso l’applicazione di questa legge Pro-life, accettando la richiesta del Dipartimento di Giustizia dell’amministrazione di “Sleepy” Joe Biden, un tipo di istanza giudiziale che nel diritto statunitense viene usata per ottenere una sospensione “d’urgenza” di una legge sospettata di incostituzionalità.

In un comunicato, il giudice ha usato un linguaggio forte e non imparziale per esprimere tutta la sua contrarietà alla legge, come hanno commentato le testate online Catholic Vote e il Texas Right To Life nelle loro breaking news.

Si legge nel comunicato del giudice:

Dal momento in cui il Senate Bill 8 è entrato in vigore, alle donne è stato illegalmente impedito di esercitare il controllo sulla loro vita in modi che sono protetti dalla Costituzione. Che altri tribunali possano trovare un modo per evitare di giungere a questa conclusione sta a loro decidere; questa Corte non accetterà ulteriormente questa offensiva privazione di un diritto così importante”.

Il giudice sembra sicuro sul fatto che gli “Stati Uniti (cioè il governo federale – n.d.r.) abbiano ragione perché il Senate Bill 8 vìola il Quattordicesimo Emendamento” come scritto nelle 113 pagine del provvedimento giudiziario pubblicato il giorno stesso. Il Quattordicesimo Emendamento citato nella questione, tra le altre cose, era stato redatto al fine di garantire libertà agli ex schiavi e venne usato dai giudici della Corte Suprema per fondare la tutela dei diritti civili e individuali in primis degli afroamericani ma anche successivamente più in generale e anche per motivare la celebre sentenzaRoe vs. Wade” del 1973, interpretando la disposizione in maniera tanto estensiva quanto discutibile per giungere a sancire la libertà di aborto: “Nessuno Stato farà o metterà in esecuzione una qualsiasi legge che limiti i privilegi o le immunità dei cittadini degli Stati Uniti; né potrà qualsiasi Stato privare qualsiasi persona della vita, della libertà o della proprietà senza un processo nelle dovute forme di legge; né negare a qualsiasi persona sotto la sua giurisdizione l’eguale protezione delle leggi”.

L’amministrazione Biden aveva usato un linguaggio simile nella settimana precedente, quando aveva investito della questione il tribunale, raccogliendo il sostegno dell’industria dell’aborto, tra cui le famigerate Whole Women’s Health e Planned Parenthood – con quest’ultima che aveva visto diminuire dell’80% il numero delle sue pazienti nelle sue cliniche nel Texas dopo appena due settimane dall’approvazione dell’S.B. 8!

La risposta del Texas non si è fatta attendere. Con la richiesta del Procuratore Generale dello Stato Ken Paxton alla Corte d’Appello del Quinto Circuito, venerdì 8 ottobre la legge é stata ripristinata poiché la corte superiore ha a sua volta sospeso il provvedimento del giudice inferiore Pitman. Il Quinto Circuito è dominato da giudici di nomina repubblicana e la sua decisione era stata giudicata alquanto scontata.

Il procuratore del Texas Paxton ha twittato:

Grandi notizie stasera, il Quinto Circuito ha concesso una sospensione amministrativa sull’S.B.8. Combatterò l’eccesso di potere federale in ogni modo.

Ora si aspetta la nuova risposta del Dipartimento di Giustizia di Biden e dell’industria abortista che ha visto il suo business crollare con circa 4.700 bambini salvati dall’introduzione dell’Heartbeat Act secondo quanto dichiarato dall’attivista Pro-life Marjorie Dannenfelser della Susan B. Anthony List, mentre a loro volta Planned Parenthood e Whole Women’s Health dichiarano un notevole incremento di donne texane nelle loro cliniche negli stati confinanti con il Texas.

Se gli abortisti hanno cantato momentaneamente vittoria il 6 ottobre, lo hanno fatto troppo in fretta perché i legislatori del Texas, come detto all’inizio, non hanno lasciato nulla al caso cercando di coprire qualsiasi falla che si esponesse a interpretazioni, memori delle precedenti leggi Pro-life a loro volta bloccate negli stati confinanti.

La situazione verrà risolta con molta probabilità dalla Corte Suprema, come per la legge Pro-life del Mississippi, attesa per questo autunno. La maggioranza dei giudici che attualmente siedono alla Corte suprema degli Stati Uniti è favorevole alle leggi Pro-life, come il giudice Clarence Thomas che ha recentemente parlato a favore dell’abrogazione della “Roe vs Wade“, che molti la vorrebbero eliminata anche perché è il principale ostacolo alla legislazione Pro-life a livello dei singoli stati.


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