Jonathan Turley: È tempo per un procuratore speciale sullo scandalo di Hunter Biden?

È tempo per un procuratore speciale sullo scandalo di Hunter Biden?

Jonathan Turley è “Shapiro Professor of Public Interest Law” presso la George Washington University ed ha servito come consulente durante il processo di Impeachment al Senato. Ha testimoniato come esperto giuridico alle udienze dell’impeachment di Bill Clinton e di Donald Trump.

Si riporta la traduzione dell’articolo, adattato alla comprensione di un pubblico italiano.

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“Dai H questo è collegato all’account di Celtic“. Queste nove parole provenienti da un agente dei Servizi Segreti in pensione e rivolte ad Hunter Biden in delle email recentemente rilasciate potrebbero rivelarsi una brutta complicazione per alcuni a Washington che hanno lottato per contenere il ritorno di fiamma dallo scandalo ancora aperto legato al famigerato laptop di Hunter Biden.

Celtic” era il nome in codice dei servizi segreti per Joe Biden, e le recenti rivelazioni potrebbero rompere il muro di silenzio dei media intorno allo scandalo. Le e-mail collegano Joe Biden alle finanze di suo figlio ed indicano una commistione di fondi con denaro proveniente da fonti straniere controverse. Ancora più imbarazzante, il conto condiviso potrebbe essere stato usato per pagare una prostituta russa di nome “Yanna”.

La commistione di fondi è l’ultima contraddizione rispetto alle ripetute affermazioni di Joe Biden secondo cui non fosse a conoscenza e non fosse coinvolto negli affari passati di suo figlio. Dati questi collegamenti, ci sono domande legittime sul perché il Dipartimento di Giustizia non abbia ancora cercato un procuratore speciale nell’indagine in corso sul presunto riciclaggio di denaro e le violazioni delle leggi fiscali legate al figlio dell’inquilino della Casa Bianca. Ancora più importante, anche se non ci sono accuse penali, c’è ora un bisogno impellente di un indagine indipendente sulla presunta operazione di traffico d’influenze di Hunter, suo zio James Biden, e potenzialmente suo padre, Joe Biden.

Nelle ultime rivelazioni provenienti dal portatile, un ex agente dei servizi segreti avrebbe inviato un messaggio ad Hunter il 24 maggio 2018, quando si era rintanato con una prostituta russa in una costosa stanza al The Jeremy Hotel di Los Angeles. Hunter ha versato alla donna 25.000 dollari. Questa cosa, presa da sola, non era niente all’infuori dell’ordinario per Hunter che, mentre suo padre serviva come Vicepresidente, sembrava dividere abbastanza equamente il suo tempo tra il traffico d’influenze e le dissolutezze personali.

Hunter Biden aveva chiaramente solo influenze ed accesso al potere come merce da vendere. Ora sappiamo che gli interessi stranieri hanno consegnato milioni ad Hunter in un periodo in cui lui ammette di essere stato un tossicodipendente ed un alcolizzato – nelle sue parole, “Bere un quarto di Vodka al giorno da solo in una stanza è assolutamente, completamente debilitante”, così come “fumare crack tutto il giorno”.

Tuttavia, la nuova tranche di e-mail solleva un nuovo e inquietante elemento: la possibile mescolanza di conti e fondi tra Hunter e suo padre. Se è vero, Joe Biden potrebbe essere direttamente implicato nelle indagini in corso sui trasferimenti di denaro e gli affari di suo figlio.

Le più notevoli sono le nuove e-mail di Eric Schwerin, il socio in affari di Hunter Biden presso la società di consulenza Rosemont Seneca, che fa riferimento al pagamento dei conti di casa sia per Joe Biden che di Hunter Biden. Si nota infatti che stava trasferendo del denaro per conto di Joe Biden. Se è vero, le comunicazioni indicano che alcune delle spese personali dell’allora Vicepresidente Biden sono state pagate da conti condivisi con Hunter, compresi i conti che potrebbero essere stati utilizzati per pagare le prostitute. Rosemont Seneca è direttamente coinvolta nei presunti schemi di traffico d’influenze e nei discutibili trasferimenti di denaro da fonti cinesi e russe.

Schwerin era anche coinvolto nelle dichiarazioni delle tasse di Joe Biden e nelle discussioni su un accordo per scrivere un libro sull’allora Vicepresidente; è spuntato nella donazione dei documenti ufficiali di Biden all’Università del Delaware, con delle restrizioni sull’accesso.

Joe Biden ha a lungo insistito sul fatto che suo figlio non abbia fatto “niente di male. Questo è ovviamente Falso. Si può discutere sul fatto che Hunter abbia commesso qualche crimine, ma pochi direbbero che non c’è niente di sbagliato nel puro e semplice traffico d’influenze dal valore di milioni con entità straniere. Il pubblico ha una ragione legittima per voler sapere se chi siede nelle Studio Ovale o la sua famiglia abbia gestito un’operazione di traffico d’influenze del valore di milioni.

Dato questo punto, ci sono poche ragioni per il pubblico di potersi fidare di ciò che sta leggendo sullo scandalo. I media si sono a lungo rifiutati di indagare sulle accuse o anche solo di riferire sulle e-mail che contraddicono quanto detto dal loro “capo”. Questo è stato più evidente quando i social media come Twitter hanno effettivamente bloccato qualsiasi post sul portatile o sul suo contenuto prima delle elezioni. Personaggi potenti hanno poi rilasciato dichiarazioni false sullo scandalo al pubblico. Il presidente della commissione Adam Schiff ha assicurato che “tutte queste calunnie su Joe Biden vengono dal Cremlino”. Circa 50 ex-funzionari dell’intelligence, tra cui i direttori della CIA di Obama John Brennan e Leon Panetta, hanno anche insistito che la storia del portatile fosse probabilmente opera dell’intelligence russa. Ma il portatile è ora riconosciuto come una fonte di prova autentica.

Questa non è la prima contraddizione in cui inciampa Biden nelle sue ripetute smentite sul fatto di sapere o meno qualcosa sugli affari di suo figlio. Hunter stesso ha contraddetto le ripetute smentite del padre. Allo stesso modo, un socio in affari “chiave” di Hunter Biden, Anthony Bobulinski, ha confermato l’autenticità delle e-mail ed ha accusato Joe Biden di aver mentito sul suo coinvolgimento. Bobulinski ha raccontato un incontro con Joe Biden in un hotel per esaminare gli accordi.

Le email precedenti includevano discussioni sull’offerta di accesso alla persona dell’allora Vicepresidente Biden. Includono anche presunti pagamenti a Joe Biden. In una e-mail, c’è una discussione su una proposta di divisione azionaria di “20” per “H” e “10 tenuto da H per il grande uomo?” Bobulinski ha confermato che “H” è stato usato per Hunter Biden e che suo padre Joe Biden veniva abitualmente chiamato “il grande uomo” in queste discussioni.

A rendere le cose più preoccupanti è la recente conferma da parte di Hunter Biden secondo cui uno dei suoi computer portatili potrebbe essere stato rubato da degli agenti russi e che probabilmente sia stato usato per scopi di ricatto. Il fatto che il figlio dell’uomo più potente del mondo abbia ammesso che i russi potrebbero aver intenzionalmente messo le mani su uno dei suoi computer portatili durante un’abbuffata di droga, al fine di ricattarlo, solleva serie preoccupazioni sui rischi potenziali alla sicurezza nazionale – soprattutto se alcune delle e-mail includessero delle informazioni compromettenti sul capo dello stato qualora avesse beneficiato direttamente degli stessi conti correnti utilizzati anche da suo figlio.

Questo crea un problema piuttosto sgradevole al Dipartimento di Giustizia. I regolamenti federali permettono la nomina di un procuratore speciale quando è nell’interesse pubblico e “un’indagine o un’azione penale su quella persona o materia da parte di un ufficio del procuratore degli Stati Uniti o di una divisione del Dipartimento di Giustizia presenterebbe un conflitto di interessi per il Dipartimento o altre circostanze straordinarie”.

Non vedo prove dirette di una condotta criminale da parte di Joe Biden, anche se ha mentito sulla sua conoscenza rispetto alla condotta passata del figlio. Infatti, il traffico d’influenze non è un crimine di per sé anche se a farlo è Hunter Biden. Tuttavia, il pregio di un procuratore speciale è l’aspettativa di un rapporto che possa valutare se la famiglia si sia impegnata nel traffico di influenze con potenze straniere e se le suddette potenze straniere possano aver acquisito materiale compromettente da questi file presenti sul laptop.

Nel 2017, i membri Democratici e gli attivisti erano irremovibili sul fatto che il Dipartimento di Giustizia dovesse svolgere un’indagine che coinvolgesse il presidente Donald Trump e la sua famiglia. L’allora leader della minoranza del Senato Chuck Schumer (D-N.Y.) aveva insistito che, senza un procuratore speciale, “ogni americano sospetterebbe giustamente… un insabbiamento”.

C’è già un’indagine penale federale in corso su queste questioni che coinvolgono Hunter Biden, e le ultime e-mail ora lo collegano a suo padre, che avrebbe ricevuto denaro e benefici dal suddetto conto cointestato, così come le comunicazioni con altri attori “chiave”. Anche se si mettesse in dubbio un conflitto di interessi diretto, è difficile negare l’apparenza torreggiante di un conflitto d’interessi del Dipartimento di Giustizia di Biden nell’indagine in corso.

The Big Guy” è ora alla Casa Bianca e la sua amministrazione sta gestendo un’indagine che potrebbe avere implicazioni politiche e legali per lui e per la sua famiglia. Potrebbe essere il momento per nominare un procuratore speciale.


JonathanTurley.org

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