Byron York – La scelta di Trump: costruire una campagna per il 2024 o diventare noioso insistendo sul 2020?

Byron York’s Daily Memo – La scelta di Trump: costruire una campagna per il 2024 o diventare noioso insistendo sul 2020?

Gran parte dei social media hanno rimosso dalla loro piattaforma social Donald Trump. Le principali reti di notizie non seguono i suoi raduni dal vivo. Mentre Trump domina ancora molte discussioni sui notiziari via cavo, specialmente sulla CNN e sulla MSNBC, viene spesso descritto nel contesto di queste trasmissioni come una “minaccia” che molti di quelli appaiono su quelle reti credono che egli rappresenti per il futuro della democrazia degli Stati Uniti.

Ciò che manca dalla discussione è uno sguardo su come Trump si stia comportando come ex presidente che, ovviamente, sta contemplando un’altra corsa per la Casa Bianca. Qual è il suo messaggio?

Si sta adattando alle nuove condizioni politiche? Si sta mettendo in forma per la campagna elettorale? La risposta all’ultima domanda sembra essere di Sì, ma solo se – ed è un grande “Se” – potrà evitare di diventare noioso parlando del 2020.

Mettendo da parte la questione se Trump debba o non debba correre di nuovo, la più grande minaccia alle sue possibilità è la sua stessa ossessione per il processo elettorale del 2020 ed il suo apparentemente irresistibile impulso a bombardare il pubblico – chiunque, in realtà – con lunghe diatribe sui risultati. Per essere più di un candidato alla lamentela, Trump ha bisogno di andare oltre.

Ma, naturalmente, passare ed andare avanti non è nella sua natura. La campagna elettorale potrà dirci se sarà in grado di costringere se stesso a farlo.

Il messaggio: Biden ha spalancato i confini

Donald Trump sta mettendo insieme una prima versione del suo messaggio per il 2024. Non potrebbe farlo senza l’assistenza dell’uomo che lo ha sconfitto nel 2020: Joe Biden.

Biden non sta solo sbagliando. Sta incasinando drammaticamente questioni che erano particolarmente associabili a Trump.

La gestione di Biden della crisi migratoria al confine tra Stati Uniti e Messico, esemplificata dall’ondata di 30.000 migranti lungo il confine a Del Rio, Texas, è stata un disastro e probabilmente continuerà ad esserlo, date le pressioni sull’apertura totale delle frontiere che deve affrontare da parte dell’ala Sinistra della sua base democratica.

“Il nostro paese si sta trasformando in un campo di migranti“, ha detto Trump al suo raduno del 25 settembre a Perry, in Georgia.

La performance di Biden ha portato Trump a sostenere di aver reso il confine “perfetto”, il che naturalmente non è vero. Ma l’ha fatto molto meglio di Biden.

E indovinate cosa urlava la folla a quel raduno in Georgia? “Costruisci il muro! Costruisci il muro!

È colpa di Trump se non è stato costruito più il muro – c’era un accordo da fare nel 2017, ma l’ha stracciato – ma il fatto è che, dopo Biden, “Costruisci il muro!” potrebbe essere un tema elettorale più potente nel 2024 di quanto lo fosse nel 2016.

La gestione di Biden del ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan è un altro disastro fatto su misura per il messaggio della campagna di Trump. Naturalmente, Trump ha negoziato un accordo di ritiro con i Talebani. Ma Trump sosterrà, con qualche giustificazione, che lui non avrebbe mai gestito il ritiro degli Stati Uniti come ha fatto Biden, e non avrebbe mai lasciato il pubblico americano all’oscuro di chi gli Stati Uniti avessero lasciato indietro in Afghanistan.

E certamente non avrebbe portato migliaia di afghani negli Stati Uniti senza un rigoroso controllo. Il valore politico del ritiro afghano è che permette a Trump di sostenere, in modo convincente, che Biden non è solo un casinista senza speranza, ma un casinista senza speranza che sta facendo un danno enorme alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

“In Afghanistan, ha umiliato la nostra nazione con la più spaventosa dimostrazione di incompetenza di un presidente americano nella storia”, ha detto Trump in Georgia.

Nel frattempo, l’economia con Joe Biden offre crescenti preoccupazioni per l’inflazione, le carenze di personale che persistono nonostante ci siano sempre più persone alla ricerca di un lavoro e riaperture, e la continua stranezza della crisi della supply chain. Questo ha portato ad un’approvazione pubblica in declino sulla gestione di questi problemi da parte di Biden.

Nei prossimi mesi, Trump attaccherà Biden senza pietà su questo.

L’inflazione è alle stelle“, ha detto Trump al raduno in Georgia. “Quando i prezzi della benzina salgono… è come un massiccio aumento delle tasse. È più grande di un aumento delle tasse. L’inflazione è dilagante e le carenze stanno diventando diffuse per tutti i tipi di prodotti”.

In un nuovo sondaggio Quinnipiac, solo il 39% degli intervistati ha detto di approvare la gestione dell’economia da parte di Biden, contro il 55% che disapprova.

Anche la questione che probabilmente ha fatto eleggere Biden, la pandemia di COVID-19, sembra molto diversa oggi rispetto alla campagna del 2020. Durante quella campagna, Biden si è presentato come un leader abile ed esperto che avrebbe ascoltato gli esperti e la scienza per mettere il virus sotto controllo.

Ma una volta in carica, anche quando ha ricevuto in eredità i vaccini sviluppati nell’ambito dell’Operazione Warp Speed di Trump, Biden si è dimostrato insicuro di sé. La sua gestione della variante Delta e la questione dei richiami vaccinali sono stati particolarmente inadeguati. Quando Trump ha lasciato l’ufficio, c’erano state circa 395.000 morti attribuite al COVID negli Stati Uniti. Ora, la cifra è di circa 700.000.

È tutto qua quello ha prodotto l’elezione di “quello bravo” nella stanza dei bottoni e l’ascolto della scienza? Il vantaggio di Biden sul COVID, qualunque cosa fosse stata una volta, sta diminuendo.

Naturalmente, ci saranno altri problemi. Ma questi sono i 4 più grandi.

Joe Biden sta facendo un lavoro veramente pessimo – proprio come, nel 2020, aveva detto che Trump stava facendo.

Nel 2024, Trump, se si candida, non lascerà mai per un momento che nessun elettore se lo dimentichi.

L’argomento del 6 gennaio

Donald Trump ha lasciato l’incarico nel mezzo di un procedimento di impeachmentil suo secondo. Fu accusato dai Democratici della Camera (e da 10 Repubblicani) di aver incitato la rivolta del Campidoglio il 6 gennaio 2021.

Assolto dal Senato, dove tutti i Democratici e 7 senatori del GOP hanno votato per condannarlo, Trump ha passato quest’anno a minimizzare la violenza e la brutalità della rivolta e a cercare di giustificare i suoi tentativi di annullare i risultati elettorali negli stati chiave. Si tratta di uno spaventoso record post-elettorale, che potrebbe rivelarsi la principale responsabilità di Trump mentre monta la rimonta.

Ma Trump, di fronte ad un’indagine della Camera sul 6 gennaio, sta spiegando una contro argomentazione che sembra probabile possa soddisfare i suoi sostenitori. L’argomento va oltre l’affermazione che la rivolta non è stato poi così malvagia. Invece, Trump sottolinea, correttamente, che alcuni dei suoi accusatori più accaniti nell’indagine sul 6 gennaio sono le stesse persone che hanno lanciato false accuse contro di lui nell’indagine sul Russiagate e in altri momenti della sua presidenza. Chi può dire che non lo faranno di nuovo?

La difesa di Trump è questa: “La collusione era una stronzata. Il dossier Steele era una stronzata. Alfa Bank era una stronzata. Il nastro della pipì era una stronzata. L’intero complotto sulla collusione con la Russia era una stronzata”.

Hanno inventato una bufala, e abbiamo dovuto conviverci per tre anni”, ha detto Trump in Georgia. “Ora lo stanno facendo di nuovo con il 6 gennaio. Lo stanno facendo di nuovo“.

E che dire del cast di personaggi, ora come allora?

“Vedete questo tipo, Schiff lo sfuggente”, ha detto Trump, riferendosi al rappresentante democratico Adam Schiff, forse il principale sostenitore della teoria della collusione. “Adam Schiff sfuggente. ‘Il presidente Trump è stato un agente ingaggiato dalla Russia’. Ho detto, ‘Che diavolo ho a che fare con la Russia? Adam Schiff lo sfuggente. E ora lo sta facendo di nuovo. Lo stesso tizio…”

Il fatto è che i Democratici hanno spacciato false accuse contro Trump anche prima che entrasse in carica. Ora, non hanno alcuna credibilità tra i sostenitori di Trump, e anche con alcuni repubblicani che sono freddi verso Trump ma tuttavia credono che abbia ricevuto un trattamento ingiusto dalla macchina degli scandali di Washington.

Così ora, anche se la rivolta del Campidoglio è stato un evento serio che merita un’indagine, Trump verrà aiutato dal modo in cui alcuni dei suoi principali investigatori si sono screditati prima ancora che accadesse.

Una noia per il 2020?

Nella campagna del 2016, Trump ha chiarito di volta in volta che, secondo lui, il più grande peccato che un politico possa commettere era quello annoiare il pubblico. Quante volte si è riferito ad un rivale con un bel “fa addormentare la gente”? Gli stessi discorsi di Trump spaziavano dappertutto mentre cercava di intrattenere la folla. Gli sforzi del suo staff per fargli leggere un testo preparato da un teleprompter finivano sempre in un fallimento.

Trump ha sempre detto che leggere da un teleprompter era il tipo di cosa che fanno i politici noiosi, in parte perché è più facile rispetto all’improvvisazione che però tiene alta l’attenzione che lui mette in piedi.

“Sarebbe molto meglio”, ha detto in un discorso a Dallas nel settembre 2015. “Leggiamo un discorso per 45 minuti. Tutti si addormentano, ascoltando le stesse vecchie cose, le stesse vecchie bugie. Molto più facile”.

In un altro punto del discorso di Dallas, Trump iniziò ad entrare nei dettagli del caso contro Hillary Clinton.

“Ce ne sono molti”, ha detto, “solo che non voglio annoiarvi con troppe di queste cose”.

La cosa peggiore che un candidato possa fare è dunque annoiare il pubblico.

Ma ora Trump rischia di fare proprio questo, a causa della sua ossessione per l’elezione del 2020. Non può smettere di parlarne.

Sì, i suoi sostenitori pensano che l’elezione gli sia stata rubata.

Ma è chiaro che le folle reagiscono con più entusiasmo ai pestaggi di Trump contro Biden, il nuovo cattivo della storia, che alle sue storie sul 2020.

Un momento straordinario è accaduto durante il comizio in Georgia. Trump stava parlando dei risultati appena rilasciati dall’audit dell’Arizona, e si è avventurato in profondità persino tra le erbacce delle note a piè di pagina di quel rapporto. Ben presto, stava snocciolando cifre e perdendo ascoltatori a destra e a manca.

“C’erano 17.322 schede duplicate… 2.382 elettori che hanno votato di persona anche se si erano trasferiti fuori dalla contea… 2.081 elettori si erano trasferiti fuori dallo stato… 5.047 persone hanno votato in più di una contea, con il risultato di 5.295 voti in eccesso… Almeno 282 persone morte che sono andate a votare… 3.432 più voti espressi che persone… Almeno 1.551 voti in eccesso, 9.041 voti per corrispondenza ed elettori… “

E ancora, e ancora.

“Biden avrebbe vinto lo stato dell’Arizona per 10.457 voti”, ha continuato Trump. “Eppure, il rapporto mostra 173.104 voti persi e 96.389 voti fantasma. Sapete cos’è un voto fantasma, vero? Dov’è? Dov’è? [L’attivista dell’Arizona Liz Harris ha dichiarato che una stima conservativa dei voti colpiti era di 299.493. Si stima che 173.104 elettori abbiano avuto i loro voti rubati”

Proprio in quell’istante, Trump si fermò e guardò la folla.

“Guarda quelle luci che si spengono laggiù”, disse. “Oh, mio Dio. Le luci, vi dico, le luci della televisione si stanno spegnendo”.

Era un irresistibile promemoria visivo che Trump aveva perso l’attenzione di tutti. Non poteva crederci.

“Questa è la parte più interessante del discorso”, ha insistito. “Il resto del mio discorso l’avete più o meno già sentito, giusto?

No, non era la parte più interessante del suo discorso. Ora immaginate, se l’ossessione di Trump per il 2020 ha perso l’attenzione di un pubblico di suoi sostenitori più ardenti, cosa accadrebbe con un pubblico di elettori indipendenti, il cui sostegno avrà bisogno di vincere di nuovo nel 2024?

Trump sa che parla troppo della sua sconfitta elettorale. O, almeno, gli è stato detto da persone che rispetta.

“Alcune persone dicono, e lo capisco, e ho grandi amici che vogliono davvero il meglio per noi”, ha detto in Georgia. “Dicono: ‘Signore, lei è in testa in ogni sondaggio con numeri che nessuno ha mai visto prima. Pensi al futuro, non al passato“. E io dico: ‘Se non pensiamo al passato non vinceremo mai più nel futuro perché è tutto truccato’. È tutto truccato. Capisco quello che dicono, ma è tutto truccato“.

Così, alla fine, Trump non può fare nulla. Anche se Joe Biden gli sta gettando le basi per la sua stessa sconfitta, anche se si intravedono le condizioni per una rimonta di Trump, la sconfitta del 2020 si profila così grande nella visione di Trump che non può smettere di parlarne, anche se ciò distrae dai problemi per il 2024.

Per Donald Trump, c’è solo una domanda: Può andare avanti così?


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.