Dwight D. Eisenhower Il 34° presidente degli Stati Uniti – Una biografia

Dwight D. Eisenhower Il 34° presidente degli Stati Uniti – Una biografia.

Portando alla presidenza il suo prestigio come comandante generale delle forze vittoriose in Europa durante la seconda guerra mondiale, Dwight D. Eisenhower ottenne la pace in Corea e lavorò incessantemente durante i suoi due mandati (1953-1961) per allentare le tensioni della Guerra Fredda.


Nato in Texas nel 1890, cresciuto ad Abilene, Kansas, Dwight D. Eisenhower era il terzo di sette figli. Eccelleva negli sport al liceo, e ricevette una nomina a West Point. Di stanza in Texas come sottotenente, incontrò Mamie Geneva Doud, che sposò nel 1916.

All’inizio della sua carriera nell’esercito, si distinse negli incarichi di staff, servendo sotto i generali John J. Pershing, Douglas MacArthur e Walter Krueger. Dopo Pearl Harbor, il generale George C. Marshall lo chiamò a Washington per un incarico di pianificazione della guerra. Comandò le forze alleate che sbarcarono in Nord Africa nel novembre 1942; nel D-Day, 1944, fu comandante supremo delle truppe che invadevano la Francia.

Dopo la guerra, divenne presidente della Columbia University, poi si congedò per assumere il comando supremo delle nuove forze della NATO che stavano venendo messe assieme nel 1951.

Emissari Repubblicani nel suo Quartier Generale vicino a Parigi lo convinsero a candidarsi come presidente nel 1952.

I Like Ike” (Mi piace Ike) fu uno slogan irresistibile; Eisenhower ottenne una vittoria schiacciante.

Negoziando con le forze armate, cercò di ridurre le tensioni della Guerra Fredda. Nel 1953, la firma di una tregua portò ad una pace armata lungo il confine della Corea del Sud. La morte di Stalin lo stesso anno causò dei cambiamenti nelle relazioni con la Russia.

I nuovi leader russi acconsentirono ad un trattato di pace che rendesse l’Austria neutrale. Nel frattempo, sia la Russia che gli Stati Uniti avevano sviluppato bombe all’idrogeno. Con la minaccia di una tale forza distruttiva che incombeva sul mondo, Eisenhower, con i leader dei governi britannico, francese e russo, si incontrò a Ginevra nel luglio 1955.

Il presidente propose che gli Stati Uniti e la Russia si scambiassero reciprocamente le cianografie degli stabilimenti militari dell’altro paese e “offrissero all’interno dei nostri paesi modalità per la fotografia aerea dell’altro paese”. I russi accolsero la proposta con silenzio, ma furono così cordiali durante gli incontri che le tensioni si allentarono.

Improvvisamente, nel settembre 1955, Eisenhower ebbe un attacco di cuore a Denver, in Colorado. Dopo sette settimane lasciò l’ospedale, e nel febbraio 1956 i medici comunicarono la sua guarigione. A novembre fu eletto per il suo secondo mandato.

In politica interna il presidente perseguì la strada della “via di mezzo“, proseguendo le politiche moderate del “Repubblicanesimo moderno” e continuando la maggior parte dei programmi del New Deal e del Fair Deal, enfatizzando però il mantenimento un bilancio equilibrato. Quando iniziò la desegregazione razziale nelle scuole, inviò le truppe a Little Rock, in Arkansas, per assicurare il rispetto degli ordini di una corte federale; ordinò anche la completa desegregazione razziale delle forze armate. “Non ci devono essere cittadini di seconda classe in questo paese”, scrisse.

Eisenhower si concentrò sul mantenimento della pace nel mondo. Guardò con piacere allo sviluppo del suo programma “atomi per la pace” – cioè il prestito di uranio americano alle nazioni “non abbienti” per scopi pacifici.

Prima di lasciare l’incarico nel gennaio 1961, per ritirarsi nella sua fattoria a Gettysburg esortò alla necessità di mantenere un’adeguata forza militare, ma mise in guardia sul fatto che delle spese militari ingenti e prolungate a lungo avrebbero potuto generare potenziali pericoli per lo stile di vita americano, sottolineando, che “l’America è oggi la nazione più forte, più influente e più produttiva del mondo”. Concluse con una preghiera per la pace “nella bontà del tempo“. Entrambi i temi rimasero attuali e urgenti quando morì, dopo una lunga malattia, il 28 marzo 1969.


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