Fox News – La legge texana sul divieto di aborto in presenza di battito cardiaco del feto è stata ripristinata dalla sentenza della Corte d’appello

La Corte d’Appello del 5° Circuito degli Stati Uniti ha emesso una sospensione amministrativa della sentenza del tribunale inferiore.

Una corte d’appello federale ha ripristinato il controverso divieto sull’aborto del Texas sul c.d. “battito cardiaco fetale” venerdì 8 ottobre, giorni dopo che una corte inferiore aveva sospeso la legge sostenuta dai Repubblicani a seguito di un ricorso dell’amministrazione Biden.

La Corte d’Appello del 5° Circuito degli Stati Uniti ha emesso una sospensione temporanea, mettendo effettivamente in pausa la decisione del giudice distrettuale Robert Pitman di concedere un ordine restrittivo temporaneo contro il divieto di aborto all’inizio della scorsa settimana. Il procuratore generale del Texas, Ken Paxton, un Repubblicano, aveva infatti fatto appello alla decisione della corte inferiore.

Grandi notizie stasera, il Quinto Circuito ha concesso una sospensione amministrativa su #SB8. Combatterò l’eccesso di potere federale ad ogni costo

Ha scritto Ken Paxton su Twitter.

La decisione della corte d’appello comporta che la legge sull’aborto viene ripristinata in attesa di ulteriori azioni legali. Nella sua precedente decisione, il giudice si riferiva alla legge come una “privazione offensiva” del diritto costituzionale ad abortire.

Paxton ha detto a Fox News venerdì scorso che si aspettava che l’appello avesse successo. Il Procuratore Generale del Texas ha detto che uno degli argomenti più forti a suo favore era che la legge “è stata approvata dai rappresentanti eletti dello stato del Texas”.

Il divieto, noto anche come Senate Bill 8 – originariamente approvato in legge a maggio ed entrato in vigore il 1 settembre – mette fuori legge l’aborto una volta che i professionisti sanitari rilevino il battito cardiaco del feto nel grembo materno, di solito intorno alle sei settimane di gravidanza (42 giorni) e prima che molte donne sappiano effettivamente di essere rimaste incinte. La legge permette ai cittadini di fare causa ai centri per l’aborto o a chiunque sia sospettato di aiutare una donna a compiere un aborto.

Annullando un precedente tentativo di bloccarla, la legge è entrata in vigore dopo che la Corte Suprema, con una maggioranza di 5 a 4, aveva già respinto una richiesta di intervento presentata dagli oppositori. Secondo i giudici Clarence Thomas, Samuel Alito, e i tre nominati da Trump Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, i ricorrenti non avevano soddisfatto l’elevato onere della prova richiesto per la sospensione di una legge, scegliendo comunque di non esprimersi ancora sulla costituzionalità della legge del Texas e di non limitare quindi in alcun modo altre contestazioni.

Con ogni probabilità, l’amministrazione Biden contesterà la decisione della Corte d’appello alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Quest’ultima garantisce sin dal 1973, attraverso la sentenza Roe vs. Wade, il diritto delle donne ad abortire, precisando che tale giurisprudenza si applica fino a quando il feto non è vitale. I Democratici non hanno mai approvato una legge che garantisca il diritto di abortire a livello federale, ecco perché tale diritto è di natura giurisprudenziale e si basa ancora sulla contestata sentenza Roe vs. Wade. Negli ultimi anni leggi paragonabili a quelle del Texas, c.d. “heartbeat bill”, sono state approvate da una dozzina di altri Stati repubblicani.

La Corte Suprema, questo autunno, dovrà quindi rispondere ad una semplice domanda: se tutti i divieti di praticare un aborto dopo la rilevazione del battito cardiaco del feto (quando cioè il feto può sopravvivere al di fuori dell’utero) siano incostituzionali. In altre parole i giudici si esprimeranno sul nucleo stesso della sentenza Roe vs. Wade.

P.S.: Per avere dei termini di paragone, l’aborto è una pratica permessa in Italia alle donne fino a 90 giorni (quindi tre mesi) dall’inizio della gestazione, consentita dal 1978 con la Legge 194


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