Crisis Magazine – Perché essere “Pro-Choice” sul tema dell’aborto è essere anti cattolici

Perché essere “Pro-Choice” sul tema dell’aborto è essere anti cattolici.

Tratto e tradotto da un articolo di Casey Chalk per Crisis Magazine.

Il Washington Post ha recentemente pubblicato un editoriale dell’arcivescovo Salvatore Cordileone di San Francisco che difende i molti vescovi cattolici che hanno pubblicamente considerato di escludere i politici cattoliciPro-choice” dal sacramento dell’Eucaristia. Ma l’arcivescovo Cordileone è andato oltre: ha dichiarato il suo sostegno alla recente legislazione anti-abortista del Texas, lodando anche il Lone Star State per aver “investito 100 milioni di dollari per aiutare le madri finanziando i centri per la gravidanza, le agenzie di adozione e le case di maternità”.

La reazione all’editoriale è stata forse non sorprendente, e non una sola lettera di risposta pubblicata dal giornale è stata positiva.

Un lettore ha rimproverato l’arcivescovo per aver ecceduto “nel sostenere e supportare cambiamenti nella legge degli uomini per imporre le sue posizioni morali su coloro che non sono d’accordo” (… ma non sono forse tutte le leggi degli uomini basate su posizioni morali che vengono applicate su una intera popolazione, anche se parte della quale non sarà comunque d’accordo?). Un altro ha accusato la Chiesa di essere “non veramente Pro-life” perché è stata “generalmente silenziosa su altre questioni sulla Vita: la guerra, il cambiamento climatico, la pena di morte e l’insicurezza abitativa ed alimentare” (… ma questa persona ha letto qualche enciclica di papa Francesco, Benedetto XVI o Giovanni Paolo II?… evidentemente, No).

Ma altri lettori sono stati più antagonisti ed irritanti. Una donna del Maryland ha accusato la Chiesa di cercare di imporre l’equivalente della “sharia” sulle donne ed ha fatto notare “lo spettacolare fallimento dell’istituzione nel proteggere i bambini del suo gregge dai predatori in mezzo a loro” (… ma forse non sa che, secondo un sondaggio, circa il 7% degli studenti delle scuole pubbliche abbiano subito abusi sessuali da parte di un insegnante o di un allenatore).

Un altro ha sostenuto che poiché nell’Antico Testamento “Dio dice cose spaventose”, allora questo dimostri che l’arcivescovo sia un ipocrita (… ma questo perché la condanna dell’aborto da parte della Chiesa verrebbe solamente dalla Bibbia?) Ed infine, un lettore ha notato che “la contraccezione è anche contro l’insegnamento cattolico, cosa che va ad aggiungersi all’assurdità di uomini in abito che prendono decisioni sulla salute nostra”.

“La Chiesa cattolica è equivalente ai Talebani”; “i preti cattolici sono predatori sessuali”; “la Bibbia è un manuale di omicidi e misoginia”; “la Chiesa è un gruppo di uomini vecchi e ridicolmente vestiti che non sanno nulla della salute delle donne”. Questi sono gli argomenti del movimento Pro-choice. Espongono, senza vergogna, il bigottismo anti-cattolico che sta alla base del movimento abortista.

Perché è così? Cosa c’è dietro l’anti cattolicesimo – che ha una lunga storia negli Stati Uniti – che si accoppia così bene con le politiche abortiste? Direi che forse è perché entrambi hanno origine da una certa ed orgogliosa affermazione del “sé autonomo“, completamente slegato da qualsiasi autorità.

La Riforma, dopo tutto, può essere fatta risalire, almeno retoricamente, alla celebre affermazione di Martin Lutero – una parte della quale è probabilmente apocrifa rispetto a quanto realmente è stato detto nella famosa Dieta di Worms nel 1521:

Se non sono convinto dalla Scrittura e dalla semplice Ragione – non accetto l’autorità dei papi e dei concili, perché si sono contraddetti a vicenda – la mia Coscienza è prigioniera della Parola di Dio. Non posso e non voglio ritrattare nulla, perché andare contro la Coscienza non è né giusto né sicuro. Dio mi aiuti. Amen.

In altre parole, la verità della fede cristiana è accertata non attraverso la risorsa di un’autorità divinamente originaria come il Magistero della Chiesa, ma nella “coscienza individuale” del cristiano.

Per i protestanti, la dichiarazione di Lutero è un “grido di battaglia”. Ma per i cattolici – e specialmente per gli studiosi cattolici come Brad S. Gregory nel suo eccellente libro “The Unintended Reformation” – è in definitiva individualista ed egocentrica perché pone l’autorità religiosa esattamente nell’Io di ogni persona. Così, quando i protestanti hanno incontrato i cattolici, in particolare nelle colonie americane e, più tardi, negli Stati Uniti, la risposta verso la Chiesa è stata di violenza e rabbia contro una religione vista come “intrinsecamente ostile all’autonomia personale”, sia essa religiosa che politica.

Lo stesso si può dire del movimento Pro-choice. I suoi aderenti proclamano slogan come “My Body, My Choice” (lett. ‘il mio corpo, la mia scelta’) e “My Life, not yours” (lett. ‘la mia vita, non la tua’). Il sostenitore dell’aborto esalta, al di sopra di tutto, i diritti dell’Io autonomo, la cui coscienza non deve essere vincolata a nessuna autorità esterna, sia essa la Chiesa, il governo o qualsiasi altra cosa.

Come ha spiegato la stessa fondatrice di Planned Parenthood, Margaret Sanger:

Nessuna donna può dirsi libera se non controlla il proprio corpo.

Il movimento Pro-choice dà la priorità all’autonomia individuale e percepisce nell’autorità cattolica una minaccia diretta alla libertà personale.

Eppure, come osserva Giovanni Paolo II nella Evangelium Vitae:

Rivendicare il diritto all’aborto […] e riconoscere tale diritto nella legge, significa attribuire alla libertà umana un significato perverso e malvagio: quello di un potere assoluto sugli altri e contro gli altri.

I lettori attenti potrebbero intuire in questa ostilità anti cattolico-abortista verso l’autorità esterna un’origine condivisa: la caduta stessa. Lo scrittore irlandese James Joyce ritrae Satana che pronuncia: Non serviam! il Diavolo, e più tardi Adamo ed Eva nella loro complicità nella sua ribellione, rifiutarono l’autorità di Dio in favore della propria volontà. Milton descrive Satana dicendo ne “Il Paradiso perduto“:

Non tutto è perduto; l’inespugnabile volontà, e lo studio della vendetta, l’odio immortale, ed il coraggio di non sottomettersi mai o cedere.

Così, ciò che gli anti cattolici e i pro-abortisti hanno in comune è, fondamentalmente, lo stesso odio per l’autorità divina che ha tormentato l’umanità fin dal Giardino dell’Eden.

Certamente, l’anti cattolicesimo è irrazionale ed ingiusto (dimentica che è la Chiesa, più di qualsiasi altra istituzione umana, che ha promosso il Bene, la Verità e la Bellezza, ed ha lavorato per il bene dell’umanità).

Così, allo stesso modo, anche il movimento per l’aborto è irrazionale ed ingiusto, come emerge con assoluta evidenza dagli argomenti terribilmente inadeguati e ad hominem portati avanti dai sostenitori dell’abortismo come quelli che hanno criticato l’Arcivescovo Cordileone. Sono tutti, e lo possiamo vedere, “ritagliati dalla stessa stoffa“: l’arrogante affermazione dell’Io atomizzato.

Tale orgoglio, come i cattolici ben sanno, alla fine porta in un solo posto. È un posto che non dovremmo augurare a nessuno, indipendentemente da quanto terribilmente ci trattino queste persone. Dobbiamo implorare il nostro Signore misericordioso che ogni uomo e donna, indipendentemente dal loro anti cattolicesimo o dalla loro promozione dell’aborto, sia portato al pentimento e alla Salvezza. Perché, come mostrano le dure realtà dell’aborto, la nostra stessa vita è in pericolo.

Casey Chalk è un collaboratore senior presso The Federalist. Ha conseguito un master in teologia al Christendom College.


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