Byron York – La migliore opzione per la crisi migratoria al confine

Byron York’s Daily Memo – La migliore opzione per la crisi di confine

I funzionari dell’amministrazione Biden si stanno dando da fare per rimuovere le migliaia di clandestini che attraversano il confine, la maggior parte originari di Haiti, che rimangono ancora sotto a quel ponte a Del Rio, Texas. I funzionari stanno spostando molti dei migranti nelle mani delle organizzazioni umanitarie, che li manderanno a vivere in tutti gli Stati Uniti. Altri vengono portati invece direttamente agli aeroporti per il viaggio verso una nuova destinazione all’interno del paese. Alcuni, soprattutto individui maschi, vengono rimandati ad Haiti, anche se l’amministrazione Biden è bersaglio delle proteste per aver intrapreso questa azione, e potrebbe fermarsi da un giorno all’altro.

Ma c’è un’opzione per gestire la crisi che non sia il rilascio dei migranti all’interno Stati Uniti – che è una chiara “ricompensa” per essere entrati illegalmente nel paese – o la deportazione. La maggior parte dei migranti sono originari di Haiti, ma non vivono ad Haiti ormai da anni. Molti sono fuggiti dal loro paese d’origine una decina di anni fa, dopo il terremoto del 2010, scappando in Cile e in Brasile. Lì, si sono costruiti una nuova vita, prima di prendere la decisione (nelle ultime settimane oppure anche mesi) di partire per gli Stati Uniti.

Quanti lo hanno fatto? Le stime si aggirano intorno a 25.000 persone. Ecco come la descrive la redazione del Dallas Morning News:

Non è chiaro quanti haitiani al confine degli Stati Uniti provengano dal Sud America, ma gli analisti, che seguono i modelli delle migrazioni, riportano i dati del governo di Panama, che ha riferito che più di 20.000 haitiani hanno attraversato il confine meridionale quest’anno, insieme a 4.365 bambini cileni e brasiliani nati da genitori haitiani. Le registrazioni mostrano che questi numeri sono saliti drammaticamente nei mesi di giugno e luglio. La disinformazione e l’insicurezza economica sembrano spingere l’ondata migratoria.

Se la “disinformazione” a cui si riferisce il giornale è la convinzione, comune tra i migranti, che gli Stati Uniti accetteranno chiunque attraversi illegalmente il loro confine – beh, non è proprio “disinformazione”. È esattamente quello che l’amministrazione Biden sta facendo in migliaia di casi. In ogni caso, la “disinformazione” non è un motivo per ottenere asilo negli Stati Uniti, e nemmeno “l’insicurezza economica”.

Quindi ecco la proposta. Invece di ammettere i migranti negli Stati Uniti o di deportarli ad Haiti, dove la maggior parte non vive più per anni, perché non riportarli “a casa” – cioè in Cile e Brasile?

Un recente articolo dell’Associated Press ha citato Marcelo Ebrard, segretario alle relazioni estere del Messico, per dire che la maggior parte degli haitiani hanno già lo status di rifugiati in Cile o in Brasile. “Quello che chiedono è di poter passare liberamente attraverso il Messico per andare negli Stati Uniti”, ha detto Ebrard all’Associated Press.

Non è del tutto chiaro cosa significhi però questo “status di rifugiato“. “Per come la vedo io, lo status che avevano in Cile e in Brasile era un po’ come il nostro status di protezione temporanea“, ha detto Mark Krikorian, capo del Center for Immigration Studies, in uno scambio di e-mail. “Non credo che abbiano automaticamente il diritto di tornare indietro una volta partiti“. D’altra parte, avevano il diritto di rimanere in Cile o in Brasile anche se non hanno il diritto di ritornare una volta che hanno preso la decisione di andarsene – quindi non dovevano andarsene.

Krikorian ha mandato un ricercatore senior del suo Centro, Todd Bensman, in Messico e in Texas per indagare, e Bensman ha notato che, sul lato messicano del confine, molti migranti hanno gettato via le proprie carte d’identità ed altri documenti di identificazione che avevano ricevuto in Cile e in Brasile.

Bensman ha anche scattato una foto:

Todd Bensman / Center for Immigration Studies

La ragione per cui hanno gettato via i loro documenti è quella di “fingere di non essere stabilmente reinsediati in un paese terzo”, ha spiegato Krikorian, perché ciò li avrebbe squalificati dal ricevere asilo negli Stati Uniti. I regolamenti statunitensi sull’immigrazione dicono che una persona straniera non ha diritto all’asilo negli Stati Uniti se ha già trovato una dimora – cioè se è stata “stabilmente re-insediata” – in un altro paese. Una definizione di quanto detto è, per esempio, se la persona ha “risieduto fisicamente e volontariamente, e senza continuare a soffrire persecuzioni o torture, in un qualsiasi paese da un anno o più dopo aver lasciato il suo paese di nazionalità”. Questo si applicherebbe certamente agli haitiani che sono venuti negli Stati Uniti dalle loro case in Cile e Brasile, per non parlare dei loro figli, che sono già cittadini cileni e brasiliani.

Quindi un ovvio rimedio all’attuale crisi al confine è quello di rimandare gli immigrati nei loro paesi d’origine – cioè in Cile e Brasile. “L’amministrazione Biden deve esigere che il Cile ed il Brasile accettino i migranti che si sono reinsediati in quei paesi”, scrive il Dallas Morning News. Naturalmente, Cile e Brasile potrebbero non volerli accettare. Ma gli Stati Uniti hanno molti modi per esercitare pressione per cambiare questa situazione.

Cosa farà Joe Biden?


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.