Byron York – Biden affronta un grande contraccolpo sulla crisi dei migranti al confine

Byron York’s Daily Memo – Biden affronta un grande contraccolpo sulla crisi dei migranti al confine.

Per più di una settimana, molti dei media nazionali hanno ignorato la crisi sotto il ponte di Del Rio, Texas, dove 15.000 clandestini, la maggior parte dei quali originari di Haiti, si sono radunati in condizioni squallide, cercando di essere ammessi negli Stati Uniti. Ma ora, la crisi ha assunto un carattere “razziale”, e la copertura sta aumentando.

La settimana scorsa, Joe Biden ha incontrato i leader afroamericani del Congresso, dopo la rabbia scoppiata tra i Democratici per le foto e i video degli agenti della Border Patrol a cavallo che inseguivano i migranti fuggiti dall’accampamento. Sono circolate notizie false che gli agenti abbiano “frustato” i migranti. Nessuno è rimasto ferito, ma le immagini sembravano comunque suggerire un trattamento rude dei migranti, tutti di colore. La portavoce della Casa Bianca Jen Psaki ha definito le immagini “orribili” e ” terribili da vedere”.

Un agente della United States Border Patrol a cavallo cerca di fermare un migrante haitiano sulle rive del Rio Grande, vicino all’International Bridge Acuna-Del Rio a Del Rio, Texas, il 19 settembre 2021. – (Foto di PAUL RATJE/AFP via Getty Images).

Il problema più grande, naturalmente, è che le politiche di Joe Biden hanno attirato 15.000 immigrati illegali, che sono entrati negli Stati Uniti con la speranza che la nuova amministrazione avrebbe permesso loro di rimanere. L’apertura del confine da parte di Biden è stato un potente incentivo per gli immigrati illegali lungo tutto il confine tra Stati Uniti e Messico, non solo nella piccola città di Del Rio, Texas.

Ora, sembra che l’amministrazione permetterà a migliaia del gruppo di haitiani di rimanere negli Stati Uniti, proprio come ha permesso a centinaia di migliaia di altri clandestini di rimanere. L’Associated Press riferisce che il Dipartimento della Sicurezza Nazionale ha spostato interi gruppi di clandestini in altre zone del Texas e dell’Arizona, dove possono essere esaminati rapidamente e rilasciati nel paese. Gli haitiani sono stati liberati su “scala molto, molto ampia” negli ultimi giorni, secondo un funzionario statunitense che ha stimato la cifra in migliaia”, riferisce sempre l’Associated Press.

Allo stesso tempo, i funzionari dicono al Washington Post che stanno per “quasi raddoppiare” i voli di deportazione verso Haiti. Gli Stati Uniti prevedono di effettuare fino a sette voli giornalieri per Port-au-Prince e Cap-Haitien. I deportati sono apparentemente solo individui maschi che vengono espulsi sulla base del “Titolo 42“, che da il potere al governo degli Stati Uniti di controllare la diffusione del COVID-19. (Non è chiaro però come le famiglie, a cui viene permesso di rimanere, rappresentino una minaccia minore per la diffusione del virus).

L’intensificazione delle deportazioni, se accadrà davvero, probabilmente infiammerà gli elementirazziali” di questa storia. Per esempio, il Washington Post riporta che “i deportati sui voli dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) vengono regolarmente ammanettati e, a volte, anche con cavigliere alle gambe durante l’imbarco ed il volo”. Anche se questa è una procedura di routine, la notizia aumenterà le tensioni razziali intorno alle deportazioni ad Haiti. “Mi hanno incatenato come uno schiavo“, ha detto un deportato al Washington Post.

Nel frattempo, c’è un problema più basilare. Anche se gli immigrati illegali sono originari di Haiti, la maggior parte non è ovviamente arrivata negli Stati Uniti partendo da Haiti. Hanno lasciato Haiti anni fa, fuggendo dai disastri e da altre condizioni generalmente terribili in quel paese. Sono andati in altri paesi, in particolare Cile e Brasile, dove si sono fatti una nuova vita e spesso hanno avuto figli che sono diventati cittadini cileni e brasiliani. Solo nelle ultime settimane hanno preso la decisione di dirigersi a nord, attraverso il Messico, per andare negli Stati Uniti.

Dall’Associated Press: “Marcelo Ebrard, segretario alle relazioni estere del Messico, ha detto che… la maggior parte degli haitiani aveva già lo status di rifugiato in Cile o in Brasile e non lo hanno chiesto al Messico. Quello che chiedono è di poter passare liberamente attraverso il Messico per andare negli Stati Uniti”, ha detto Ebrard.

Il che solleva una domanda: Perché persone che avevano già lasciato il loro paese e ricevuto il riconoscimento di rifugiato in un altro paese avrebbero diritto ad essere riconosciuti come dei rifugiati negli Stati Uniti? Il punto era sfuggire ai problemi di Haiti, non trasferirsi negli Stati Uniti. D’altra parte, piuttosto che restituirli ad Haiti, dove non vivono da anni e che è in condizioni terribili, perché gli Stati Uniti non dovrebbero spingere per il loro rientro in Cile e Brasile?

Ora, però, guardiamo in faccia al fatto che l’amministrazione Biden non rispedirà più indietro nessuno, da nessuna parte. Mercoledì mattina, POLITICO ha riferito che “una coalizione di più di 38 leader dei diritti civili e di difesa degli immigrati ha inviato alla Casa Bianca una lettera martedì sera, chiedendo a Biden di fermare immediatamente le espulsioni degli haitiani“. Questi leader, le cui organizzazioni includono l’ACLU, Human Rights Watch e la Leadership Coalition on Civil and Human Rights, hanno detto alla Casa Bianca che “i voli di deportazione verso Haiti devono fermarsi, e che a coloro che cercano sicurezza all’interno delle nostre frontiere debba essere concessa la possibilità legalmente garantita di richiedere asilo“.

Quanto è probabile che l’amministrazione Biden sia in grado di resistere a questo tipo di pressioni?


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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