The Federalist – La verifica del voto in Arizona del 2020 trova un numero di voti illegali potenzialmente in grado di ribaltare le elezioni

Mentre i rapporti hanno portato diversi risultati significativi a supporto delle lamentele dell’ex presidente Donald Trump sulla frode elettorale nelle elezioni del 2020, i media hanno ignorato questi aspetti della revisione.

Venerdì, il Senato dello Stato dell’Arizona ha rilasciato il rapporto finale sui risultati del Maricopa County Forensic Election Audit. Mentre i rapporti hanno portato diversi risultati significativi a sostegno delle lamentele dell’ex presidente Trump sulle elezioni del 2020, i media aziendali hanno ignorato questi aspetti della revisione per concentrarsi invece solo sui risultati del riconteggio manuale.

Come ampiamente riportato, l’audit ha stabilito che “non ci sono state differenze sostanziali tra il conteggio manuale delle schede fornite ed i risultati ufficiali dello scrutinio della Contea”. La Contea di Maricopa, che rappresenta la contea più popolosa dell’Arizona poiché qui si trova la città di Phoenix, aveva assegnato a Joe Biden un vantaggio di 45.000 voti, spingendo Biden ad una vittoria con un margine di 10.457 voti. Così i media hanno presentato il riconteggio come una “conferma” della vittoria di Biden nello stato.

Non sono state menzionate, tuttavia, le numerose scoperte di problemi con le elezioni e, più significativamente, le prove che indicano che decine di migliaia di voti sono stati espressi o conteggiati illegalmente. Un rapporto intitolato “Compliance with Election Laws and Procedures“, pubblicato dal senatore Ken Bennett, ha evidenziato diverse questioni, due delle quali erano particolarmente significative per il numero di voti coinvolti.

In primo luogo, Bennett ha estratto le disposizioni di legge dell’Arizona che regolano il voto anticipato. Queste disposizioni richiedono che i voti anticipati siano accompagnati da un affidavit con sottoscrizione in cui l’elettore dichiara di essere registrato nella contea appropriata e di non aver già votato. Lo statuto impone inoltre che l’elettore “compili e firmi l’affidavit“, e sollecita la commissione per le elezioni anticipate a controllare l’affidavit dell’elettore.

Significativamente, “se l’affidavit è insufficiente, il voto non sarà permesso“. Il Manuale delle Procedure Elettorali del Segretario di Stato rafforza questo punto, affermando che: “Se l’affidavit per il voto anticipato non è firmato, il cancelliere della contea non conteggerà il voto“.

Nel suo rapporto, Bennett ha notato che “mentre l’ambito di lavoro dell’audit non includeva il confronto delle firme con le registrazioni nei registri degli elettori per ogni singolo elettore, ha identificato un certo numero di firme mancanti sugli affidavit delle buste elettorali che, nella misura in cui le schede contenute in tali buste sono state conteggiate, avrebbero violato le leggi, gli statuti e le procedure di cui sopra”.

Anche se Bennett non ha elaborato le questioni relative alle firme degli affidavit o il numero di schede colpite, in un rapporto di 99 pagine, l’ingegnere del Massachusetts Institute of Technology Dr. Shiva Ayyadurai ha riscontrato numerose anomalie.

Dr. Shiva – “Un aumento del 25% dei duplicati tra il 4 novembre e il 9 novembre 2020… DOPO le elezioni del 3 novembre”

In primo luogo, Ayyadurai ha analizzato le buste di ritorno del voto anticipato, sulle quali gli elettori erano tenuti a firmare un affidavit all’interno di un blocco firma. Questo esame ha rivelato più di 17.000 immagini duplicate delle buste di ritorno. Quando i duplicati sono stati eliminati dalla revisione, la società di Ayyadurai, EchoMail, ha concluso che la Contea di Maricopa aveva registrato più di 6.545 buste di ritorno del voto anticipato di quanto EchoMail abbia potuto determinare esistessero. EchoMail ha anche concluso che circa altri 500 affidavit sulle buste sono stati lasciati in bianco.

Ayyadurai ha anche evidenziato diverse statistiche poco plausibili, come il fatto che, mentre c’è stato un aumento del 52,6% rispetto al 2016 nel 2020 nel numero di schede di voto anticipato, la Contea di Maricopa abbia segnalato una diminuzione dei difetti di firma del 59,7%. “Questa relazione inversa richiede una spiegazione”, ha scritto nel rapporto, e poi ha raccomandato un controllo completo delle firme.

Il rapporto di Bennett sul rispetto della legge elettorale ha evidenziato diverse questioni aggiuntive, ma di particolare rilievo – alla luce del rapporto sull’audit – contenute nel suo riferimento ai requisiti di legge previsti dall’Arizona per gli individui da considerare elettori idonei a votare, come delineato negli articoli 1, 1.1, e 2 del Codice elettorale dell’Arizona.

L’audit ha identificato numerose questioni riguardanti possibili elettori che non avevano il diritto di votare“, ha notato Bennett, aggiungendo che, poiché “queste determinazioni sono state ottenute dai confronti tra le informazioni finali di voto della Contea e fonti di dati private”, la cooperazione della Contea di Maricopa e delle ulteriori indagini sarebbero necessarie per “determinare se alle persone che non avevano diritto di voto sia stato effettivamente permesso di votare nelle elezioni del 2020“.

Gli articoli di riferimento del codice elettorale trattano dei requisiti di registrazione degli elettori ed in particolare del requisito per gli individui di essere registrati per votare al loro indirizzo di residenza, anche se gli individui che si trasferiscono entro 29 giorni dalle elezioni mantengono comunque la registrazione per votare nella contea in cui risiedevano in precedenza. Tuttavia, gli studenti, i membri dell’esercito ed altri che vivono temporaneamente ad un altro indirizzo risultano comunque registrati al loro indirizzo di residenza permanente.

Significativo è anche il Manuale delle procedure elettorali del Segretario di Stato dell’Arizona, che secondo la revisione prevede che “le schede elettorali per posta devono essere inviate agli elettori per posta prioritaria, e non inoltrabile”.

Queste disposizioni di legge e procedure si rivelano significative perché l’audit ha rivelato che 15.035 voti per corrispondenza nella Contea di Maricopa provenivano da elettori che si erano trasferiti prima della scadenza per la registrazione, altri 6.591 voti per corrispondenza provenivano da elettori che si erano spostati fuori dall’Arizona prima della scadenza della registrazione e 1.718 voti per corrispondenza provenivano da elettori che si erano spostati all’interno dell’Arizona ma fuori da Maricopa prima della scadenza della registrazione.

Uno dei tre scenari sembra possibile qui: In primo luogo, la scheda elettorale per corrispondenza è stata consegnata al vecchio indirizzo e poi fornita all’elettore, che si era solo temporaneamente trasferito. Tali voti sarebbero legali e del tutto appropriati.

In secondo luogo, la scheda elettorale per corrispondenza è stata spedita al vecchio indirizzo ed allora è stata fornita all’elettore, che però si era trasferito permanentemente, ma non era riuscito ad aggiornare tempestivamente la sua annotazione di registrazione, tuttavia ha firmato un affidavit che attesta un indirizzo falso della residenza. Tali voti sarebbero illegali.

In terzo luogo, la scheda postale è stata consegnata al vecchio indirizzo e poi qualcuno, diverso dall’elettore, è stato nominato ad esprimere il voto. Tali voti sarebbero, oltre che illegali, anche fraudolenti.

Né la Contea di Maricopa né lo Stato dell’Arizona sanno quanti di questi 23.000 voti rientrano in ciascuno di questi tre scenari. E questo è un problema.


“Sono stati scoperti dei login anonimi ed atipici”
Niente da vedere qui, immaginiamo…

Come scrissi quando problemi simili, anche se con prove più conclusive, erano stati portati alla luce in Georgia, “i risultati delle elezioni sono troppo ravvicinati ed il popolo troppo diviso perché il governo possa ancora fare qualcosa. Il sistema di voto americano deve essere riformato per garantire la sicurezza, la trasparenza, la verificabilità e la conformità che deve essere uniforme per tutti i funzionari elettorali soggetti alla legge elettorale statale”.

Sedici anni fa, sia i Democratici che i Repubblicani sarebbero stati d’accordo su questi obiettivi, come conferma il rapporto della Commissione bipartisan sulla riforma elettorale federale “Costruire la fiducia nelle elezioni americane”. Quella commissione, co-presieduta dal democratico Jimmy Carter e dal repubblicano James Baker III, parlava di “amministrazione delle elezioni come una sfida continua, che richiede la massima priorità per i nostri cittadini e per il nostro governo”.

Sfortunatamente, invece di riconoscere i problemi che l’audit della Contea di Maricopa ha rivelato ed affrontare la sfida per assicurare che non si ripetano mai più, mentre si indagano anche aree di potenziale frode e voto illegale, i Democratici e alcuni Repubblicani fanno finta che la conferma del conteggio manuale dei voti ufficiali chiuda la questione.

Anche la stampa corrotta spinge questa narrazione: “Il controllo ha confermato che Trump ha perso”, e questo è tutto quello che c’è da sapere.

Ma questo non riguarda Donald Trump, proprio come il rapporto del 2005 sulla costruzione della fiducia nelle elezioni americane non riguardava Al Gore. Questo riguarda l’integrità elettorale e la democrazia americana perché, come scrisse la commissione nemmeno 20 anni fa:

Il vigore della democrazia americana poggia sul voto di ogni cittadino. Solo quando i cittadini possono esercitare liberamente e privatamente il loro diritto di voto e avere il loro voto registrato correttamente, possono ritenere i loro leader responsabili. La democrazia è in pericolo quando le persone credono che i loro voti non contino o non siano contati correttamente.

L’audit in Arizona non ha concluso nulla, compresa, purtroppo, l’opinione che molti hanno – metà del nostro paese – che i loro voti non contino e che non siano contati correttamente – e che a molti politici e membri della stampa non importa.

Margot Cleveland è una collaboratrice senior di The Federalist. La Cleveland ha servito quasi 25 anni come assistente legale permanente di un giudice d’appello federale ed è un ex membro di facoltà ed adjunct instructor presso il College of Business dell’Università di Notre Dame.


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