Byron York – La montatura dell’insurrezione

Byron York’s Daily Memo – La montatura dell’insurrezione

La manifestazione “Justice for J6” di sabato scorso a Washington, D.C. si è rivelata un nulla di fatto. Gli organizzatori hanno chiesto alla gente di venire al The Mall per portare il proprio sostegno e chiedere il rilascio dei trasgressori in attesa di giudizio ma ancora incarcerati per il loro ruolo nella rivolta del Campidoglio del 6 gennaio. Pochissimi i manifestanti, forse 100, 150 al massimo, si sono presentati.

Erano in minoranza rispetto alla polizia in pesante assetto antisommossa, con la Guardia Nazionale in attesa. Erano anche in minoranza rispetto ai giornalisti, che correvano in giro come matti nel vano tentativo di trovare qualcosa che potesse qualificarsi come un “notizia”. L’evento ha avuto luogo in prossimità della recinzione eretta dalla polizia del Campidoglio per evitare che una folla massiccia e violenta invadesse nuovamente il Campidoglio.

Quella folla, ovviamente, non si è mai materializzata.

Il “mancato evento” di sabato è stato il risultato di una massiccia reazione eccessiva da parte delle autorità e della stampa. Come è successo? Bastava guardare all’incessante montatura che è stata fatta su questa “promessa insurrezione” nei giorni e nelle settimane precedenti il 18 settembre che ha letteralmente riempito le scalette dei notiziari. Guardate in particolare la MSNBC e la CNN, che hanno passato ore a dire ai telespettatori che stava succedendo “qualcosa di veramente grosso”.

“Stiamo parlando di un’insurrezione 2.0“, ha detto il conduttore della MSNBC Ari Melber il 9 settembre. L’ospite Chai Komanduri, uno stratega democratico, ha risposto: “Il raduno del 18 settembre, francamente, mi sembra un’attrazione per quello che vedremo probabilmente nei futuri raduni di Trump e forse nella futura campagna di Trump”.

Altri sulla MSNBC hanno visto segnali minacciosi. “Dal 6 gennaio, non c’è stato un raduno che abbia generato così tanto rumore nello spazio dei social media”, ha detto l’analista sulla sicurezza nazionale della rete, Clint Watts, il 3 settembre. “Si cominciano a vedere cose come la realizzazione di magliette, si comincia a fare un po’ di accessori intorno a questo dato giorno. E ci sono personalità dei media e politici che parlano di quella data e di un potenziale raduno. Quindi questo è un segnale ed un’indicazione, proprio come abbiamo visto accadere per il 6 gennaio”.

La conduttrice della MSNBC Joy Reid ha esortato i telespettatori ad ignorare coloro che avevano provato a suggerire che la protesta non sarebbe stata un granché. “Il raduno è organizzato da un ex funzionario della campagna di Trump”, ha detto la Reid il 9 settembre. “E mentre il permesso per l’evento riporta che solo 700 partecipanti sono attesi, nessuno sa davvero quanti ne potrebbero arrivare, né quanto squilibrati potrebbero esserci”. La Reid ha sottolineato i rapporti dei media sulle violenze che si sarebbero potute scatenare. “Le forze dell’ordine stanno ora progettando di installare di nuovo le recinzioni intorno al Campidoglio”, ha detto. “E Roll Call riporta che, secondo l’intelligence della polizia, c’è stato un aumento di discussioni violente attorno alla manifestazione. Gli estremisti hanno discusso di commettere atti violenti contro centri ebraici locali e chiese liberal mentre le forze dell’ordine saranno distratte”.

In tutto, i conduttori e gli ospiti della MSNBC hanno passato ore e ore a pubblicizzare questa manifestazione come se fosse il primo passo verso un’insurrezione generalizzata. E non erano i soli.

“Abbiamo questo raduno pro-insurrezionalisti in arrivo il 18 settembre, deputata”, ha detto Don Lemon della CNN alla rappresentante democratica Ayanna Pressley il 15 settembre. “Lei era lì il 6 gennaio quando la folla ha attaccato. Ti senti al sicuro ora? Sei nervosa per i potenziali terroristi interni che attaccheranno?”

“La capitale della nazione si prepara per una potenziale violenza questo fine settimana in una manifestazione di protesta per l’arresto dei rivoltosi che hanno preso parte all’insurrezione del 6 gennaio”, ha detto John Berman della CNN il 13 settembre. “Daremo un’occhiata alla furia dietro la profonda divisione nel paese”.

“La polizia del Campidoglio sta avvertendo dei potenziali scontri violenti e disordini in una prossima manifestazione a sostegno degli accusati nell’insurrezione del Campidoglio”, ha riferito Jessica Schneider della CNN l’8 settembre. “Questo secondo una nota interna esaminata dalla CNN. Il rapporto dell’intelligence fa riferimento all’amplificazione delle conversazioni online dopo che il poliziotto che ha sparato mortalmente alla rivoltosa Ashli Babbitt il 6 gennaio è diventato di dominio pubblico, difendendo le sue azioni. […] Il documento avverte che molti potrebbero vedere il 18 settembre come una manifestazione ‘Giustizia per Ashli Babbitt‘”.

E così via.

Da un lato, la mania tutta mediatica per il “Justice for J6” era il prodotto dell’allarmismo delle forze dell’ordine, che erano rimaste imbarazzate da quanto poco preparate si erano trovate lo scorso 6 gennaio, nonostante l’abbondanza di informazioni sul fatto che potessero verificarsi dei problemi reali. Le forze dell’ordine hanno dunque pubblicizzato il 18 settembre, in parte, come uno sforzo per dimostrare quanto fossero ben preparate questa volta. Dall’altra parte c’erano i media creduloni, che hanno prosperato, vendendo ai loro spettatori la visione di una oscura “insurrezione” che avrebbe minacciato di sopraffare il governo degli Stati Uniti. Hanno preso i consigli delle forze dell’ordine e li hanno seguiti, creando un quadro spaventoso di “un secondo 6 gennaio” – “Insurrezione 2.0” – che si sarebbe verificato a Washington, D.C. il 18 settembre.

Alla fine, si è rivelato essere niente, o quasi nulla.

Ora, la domanda è: questa esperienza castigherà quelle voci dei media la prossima volta che ci sarà la possibilità di pubblicizzare ancora una nuova “insurrezione”?


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.