New York Post – Come la nostra cultura e i nostri governi hanno dato troppo potere a Facebook

Come la nostra cultura e i nostri governi hanno dato troppo potere a Facebook.

Il capitalismo offre un paradigma ottimale per organizzare gli affari economici di una società virtuosa. Ma la virtù è una precondizione del capitalismo, non un prodotto di esso, e nessun fenomeno moderno evidenzia meglio questa distinzione dell’ascesa delle piattaforme dei social media che creano dipendenza.

La settimana scorsa, il Wall Street Journal ha scritto riguardo la presa di coscienza da parte di Facebook dell’impatto dannoso della sua piattaforma Instagram sulle ragazze adolescenti; del ruolo di Facebook nel promuovere la rabbia sulla sua piattaforma; sulla debole risposta da parte di Facebook alle attività dei cartelli della droga e del traffico di esseri umani segnalate dai dipendenti sulla sua piattaforma; di come la piattaforma Facebook abbia ostacolato il desiderio di Mark Zuckerberg di promuovere le vaccinazioni contro il COVID-19; e sul programma “XCheck” di Facebook, che esenta gli account di alto profilo e degli utenti VIP dall’applicazione delle regole della piattaforma. Altre rivelazioni sono ancora in arrivo.

È facile criticare Facebook per questi apparenti fallimenti, ma dovremmo fermarci a valutare di cosa noi come società dovremmo ritenere Facebook responsabile – e non.

Il vero problema con il comportamento di Facebook è la rivelazione della sua dilagante menzogna istituzionalizzata. Riguardo all’iniziativa XCheck, abbiamo appreso che, dopo che Facebook ha speso più di 130 milioni di dollari per creare un Independent Oversight Board per supervisionare le sue decisioni sulla moderazione dei contenuti, i dirigenti di Facebook hanno mentito abitualmente su quel consiglio. Facebook ha detto all’Oversight Board che XCheck viene usato solo in “un piccolo numero di decisioni”, nonostante il programma sia cresciuto fino ad includere 5,8 milioni di utenti nel 2020.

“Non stiamo effettivamente facendo quello che diciamo di fare pubblicamente”, e le azioni della società costituiscono una “violazione della fiducia“, si legge in una revisione interna riservata fatta da Facebook.

Abbiamo anche appreso – in maniera scioccante – che il CEO e i direttori oprativi del colosso da un trilione di dollari vengono regolarmente coinvolti nelle decisioni su quali post rimuovere quando tali post sono fatti da alcune persone che sono esentate dalle linee guida della comunità di Facebook e dalle procedure di moderazione dei contenuti. Tutto questo mentre Facebook afferma di applicare gli stessi standard a tutti gli utenti.

Il CEO di Facebook Mark Zuckerberg esercita troppa influenza politica e sociale su paesi come Israele ed India. The Asahi Shimbun via Getty Images

Apparentemente, XCheck è stato creato per mitigare gli “incidenti sulle pubbliche relazioni” e la copertura negativa dei media quando Facebook prende un’azione sbagliata contro un VIP di alto profilo. Ancora peggio dell’esistenza del programma XCheck è stata la disonestà di Facebook su di esso, che riflette lo stato d’animo di una società che sapeva di fare qualcosa di sbagliato – ma lo ha fatto comunque.

Queste rivelazioni rafforzano l’accusa che Facebook probabilmente serva sempre più come braccio della censura del governo degli Stati Uniti, proprio come fa per altri governi in tutto il mondo.

In paesi come India, Israele, Thailandia e Vietnam, la piattaforma Facebook rimuove spesso i post su ordine del governo per scoraggiare le rappresaglie normative. Qui negli Stati Uniti, sappiamo che Mark Zuckerberg e Sheryl Sandberg si tengono regolarmente in contatto con i funzionari governativi: dagli scambi di e-mail con il dottor Anthony Fauci sulla politica del COVID-19 alla discussione di “post problematici” che “diffondono disinformazione” con la Casa Bianca.

I media stanno cominciando a svelare gli effetti devastanti che Instagram ha sui giovani d’oggi. REUTERS/Dado Ruvic/Illustrazione/File

Se Zuckerberg e Sandberg stanno anche prendendo direttamente le decisioni su quali post censurare o lasciare, questo rende molto più probabile che siano reattivi alle minacce così come agli incentivi dei funzionari governativi.

Questo è ciò che dovremmo trovare allarmante nel rapporto del WSJournal. Ma dovremmo separare questo dalle colpe di Facebook per la rabbia dei suoi utenti o per l’autostima delle ragazze adolescenti che soffrono di problemi di immagine per via del proprio corpo. I problemi culturali di fondo che creano le condizioni per la rabbia, l’ostilità e l’insicurezza psicologica dovrebbero essere affrontati attraverso le sfere della vita pubblica, che vanno oltre la sfera di competenza di una società di social media – attraverso la famiglia, la fede e l’impegno civile.

Per essere sicuri, Facebook e le altre piattaforme amplificano i nostri preesistenti fallimenti culturali e le vulnerabilità psicologiche. Una rinascita, per esempio, della fede in Dio potrebbe affrontare questi problemi molto più efficacemente di qualsiasi cosa Mark Zuckerberg possa pensar di fare in un dato giorno. La premessa errata che sia compito di Facebook affrontare questi fallimenti culturali attraverso la sua piattaforma rafforza il problema unicamente postmoderno che abbiamo trasferito la nostra fede a dei nuovi dei.

Gli adolescenti americani sono costantemente alle prese con problemi di autostima a causa della mancanza di moderazione di Facebook. Peter Dazeley / Getty Images

Instagram è diventata una chiesa per ragazze adolescenti insicure; Facebook è diventato una chiesa per tutte le persone arrabbiate. Il rapporto del WSJournal accusa queste “chiese” di aver fallito con i propri fedeli, mentre il vero problema è che Facebook e Instagram non avrebbero mai dovuto svolgere il ruolo di “chiese” in primo luogo.

Non ti piace Dio? Bene – la virtù platonica o il senso civico possono bastare. Ma la nostra capacità di trovare il vero significato nel mondo reale è una precondizione per una sana esperienza su Internet. Nessun sito web riempirà mai il nostro vuoto culturale postmoderno (a parte il blog dell’Osservatore Repubblicano, s’intende, n.d.r.).

Sì, è vero che Facebook ingigantisce i nostri fallimenti culturali, ma assegnare il compito a Facebook di risolvere questi problemi culturali dà erroneamente potere agli stessi attori a cui dovremmo invece spogliare questo potere che hanno sulla società.

Facebook merita una critica severa per la sua dilagante ipocrisia – sostenendo di rendere il mondo un posto migliore mentre fa consapevolmente il contrario, e mentendo riguardo la sua conoscenza di tutto ciò in ogni occasione. Dovrebbe essere ritenuta responsabile sia presso il tribunale dell’opinione pubblica che nei tribunali per le sue bugie – attingendo alle dottrine della giurisprudenza sulla frode al consumatore che puniscono le aziende che dicono una cosa e ne fanno un’altra, così come le dottrine sull’intervento statale che riconoscono che le aziende private dovrebbero essere vincolate dalla Costituzione se stanno lavorando mano nella mano con attori governativi per censurare i discorsi politici che il governo non può censurare da solo. I giganti dei social media dovrebbero anche essere ritenuti responsabili delle attività illegali che permettono, come il traffico di armi, la vendita di droga e la pornografia infantile.

Facebook lascia che spacciatori di droga, trafficanti di esseri umani e pedofili corrano liberamente sul social media mentre prende di mira i conservatori per motivi politici. Getty Images/EyeEm

Queste azioni renderebbero Facebook meno capace di influenzare la democrazia e di ingannare il pubblico.

Ma costringere l’azienda ad assumersi le proprie responsabilità per i problemi delle ragazze adolescenti con il proprio corpo e dei problemi di gestione della rabbia, ironicamente, renderà Facebook ed altri attori dei social media ancora più potenti nella nostra cultura. Il governo, e per procura le Big-Tech, controllerebbero presto ciò che possiamo e non possiamo dire, politicamente e culturalmente. È davvero quello che vogliamo?

Vivek Ramaswamy è l’autore di “Woke, Inc: Inside Corporate America’s Social-Justice Scam“.


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