New York Post – Il complotto dei Democratici per rubare la Casa Bianca: Anatomia di uno sporco trucco politico

Il complotto dei Democratici per rubare la Casa Bianca: Anatomia di uno sporco trucco politico.

C’è un un gioco a lungo ed un gioco a breve termine nell’imputazione del consulente speciale John Durham spiccata all’avvocato del Partito Democratico Michael Sussmann per un’accusa di false dichiarazioni.

La sintesi è questa: Una falsa dichiarazione sarebbe stata presumibilmente fatta da Michael Sussmann all’allora consigliere generale dell’FBI, James Baker, il 19 settembre 2016. Nella legge federale, il reato di falsa dichiarazione ha una prescrizione di cinque anni, il che significa che doveva essere accusato entro domenica scorsa (19 settembre 2021). Di conseguenza, anche se Durham avrebbe probabilmente preferito aspettare fino alla conclusione della sua inchiesta prima di presentare le accuse, ritardando oltre domenica, avrebbe perso quello che sembra essere un’accusa di reato facilmente dimostrabile. Se aveva intenzione di incriminare Sussmann per questa condotta, era “ora o mai più”.E questo è quello che abbiamo chiamato il gioco a breve termine.

Ora, più criticamente, passiamo al gioco a lungo termine.

E’ insolito che un’accusa di falsa dichiarazione con un solo capo d’accusa, che può essere riassunta in un unico paragrafo, si presenti come un atto d’accusa di ben 27 pagine. Ma Durham ha scritto un resoconto molto dettagliato dei fatti e delle circostanze che circondano questa accusa di false dichiarazioni. È significativo, in quanto ci dice molto di più sulla sua indagine.

Ecco dove il procuratore sembra voler andare a parare: La narrazione della collusione tra la campagna di Trump e la Russia era essenzialmente un’invenzione della campagna della Clinton che è stata venduta all’FBI (tra altre agenzie governative) e ai media dagli agenti della stessa campagna della Clinton – in particolare, i suoi avvocati dello studio legale Perkins Coie – che hanno nascosto il fatto di stare intenzionalmente lavorando per conto della campagna democratica, e che non credevano realmente che ci fosse molto, se non nulla, nella narrazione della collusione. Era utile come “sporcizia politica“, ma non ammontava a nulla di reale per scopi criminali o di sicurezza nazionale.

Michael Sussmann avrebbe detto a Baker di non stare lavorando per nessun cliente quando gli riportò nel 2016 quelle informazioni sensibili – anche se i registri di fatturazione di Perkins Coie ottenuti da Durham dimostrino che Sussmann stesse registrando il suo tempo come trascorso a lavorare per conto dello studio per la campagna di Hillary Clinton. L’atto d’accusa descrive le informazioni che Sussmann diede a Baker come “analisi di esperti” (principalmente sotto forma di libri bianchi), che pretendevano di dimostrare una connessione “da dietro le quinte” tra il Cremlino e la campagna di Trump. Il canale che si voleva dimostrare venisse usato da “dietro le quinte” sarebbe stato stabilito dalle comunicazioni via internet tra i server della Trump Tower e dell’Alfa Bank (una banca russa di primo piano che si dice abbia connessioni con il regime di Putin).

In realtà, l’accusa sostiene che Sussmann stesse lavorando per la campagna della Clinton e per un altro cliente – un esperto e dirigente informatico non identificato (“Tech Executive-1”) – che si aspettava di ottenere un importante lavoro di cybersecurity nel governo se la Clinton fosse stata eletta. (Il dirigente ha chiarito che lui – l’atto d’accusa descrive un “lui” – non avesse alcun interesse a lavorare per Trump).

Ciò che Durham descrive nell’atto d’accusa conferma le percezioni più ciniche di molte persone di un sinistro “Deep State” o “stato profondo” all’opera a Washington. L’anonimo “Tech Executive-1” possedeva aziende Internet che offrivano “servizi di risoluzione” per il sistema dei nomi di dominio. L’atto d’accusa spiega che questi coinvolgono il lucrativo business di tradurre nomi di dominio Internet riconoscibili (ad esempio, http://www.google.com) in indirizzi IP numerici (ad esempio 123.456.7.89.). Queste aziende private hanno accordi con il governo il quale fornisce loro l’accesso ad una grande quantità di informazioni non pubbliche sul traffico Internet.

Il governo fornisce questo accesso privilegiato perché le aziende dovrebbero aiutarlo con la “sicurezza informatica“. Ma si dice che “Tech Executive-1” e lo studio legale Perkins Coie abbiano sfruttato questo accesso per scopi politici.

Tech Executive-1” era in contatto con Michael Sussmann ed un altro avvocato dello studio legale Perkins Coie (che non viene identificato nell’atto d’accusa, ma sembra essere Marc Elias, che era l’avvocato di riferimento dello studio legale per Hillary Clinton ed il Comitato Nazionale Democratico), e con quella che vien identificato come una “società investigativa statunitense“. Quell’azienda sembra essere Fusion GPS, l’organizzazione di ricerca di Glenn Simpson che è stata ingaggiata dallo studio Perkins Coie, per conto della campagna della Clinton, per condurre ricerche che potessero danneggiare Donald Trump – ricerche che hanno portato al farlocco “Dossier Steele“, generato principalmente da Christopher Steele, l’ex spia britannica reclutata da Simpson a tale scopo, alla base dell’inchiesta sul Russiagate.

In poche parole, quindi, le persone strettamente collegate alla campagna della Clinton usarono l’accesso privilegiato ad informazioni non pubbliche per scopi politici. Le conciliarono in una narrazione politica che sapevano essere infondata, ma che poteva essere convincente per suggerire che Trump fosse in combutta con Putin.

Poi, contemporaneamente, vendettero questa storia ai media e all’FBI – quest’ultima aprì un’indagine su Trump perché il team della Clinton, in questo caso proprio Sussmann, travisò le sue intenzioni. Sussmann avrebbe portato queste allarmanti “prove” all’FBI non per scopi politici ma perché lui ed i suoi associati erano “cittadini ben intenzionati preoccupati per la sicurezza nazionale”.

Naturalmente in questo mondo bellissimo, Michael Sussmann era un ex funzionario del Dipartimento di Giustizia per la sicurezza informatica che ha sfruttato la sua lunga relazione professionale con Baker, l’avvocato dell’FBI.

L’atto d’accusa spiega che i ricercatori delle società di “Tech Executive-1” fossero molto a disagio nell’essere incaricati di eseguire ampie ricerche su Trump e la sua campagna nei loro database, ma lo hanno fatto lo stesso perché “Tech Executive-1” era una persona potente. I ricercatori hanno anche evidenziato le significative debolezze nella narrativa sulla collusione Trump-Russia che era stato chiesto loro di tessere, al punto che anche “Tech Executive-1” aveva ammesso che fosse “tutta una balla“.

Ma poiché l’obiettivo era quello di creare un tema politico che avrebbe danneggiato Trump, piuttosto che dimostrare un reale pericolo per la sicurezza nazionale, queste informazioni sono state tenute nascoste al governo.

L’accusa di Durham, quindi, è molto più interessante della singola accusa di false dichiarazioni contro Michael Sussmann.

C’è un’ultima cosa interessante ma che non è nell’atto d’accusa. Tra i molti aspetti risibili del Dossier Steele c’è il fatto che Christopher Steele, il grande esperto della Russia, evidentemente non sa molto sulla Banca Alfa… sbaglia ripetutamente anche a scriverne il nome corretto, dato che la chiama banca “Alfa” e non “Alfa Bank“. Uno dei “rapporti di intelligence” di Steele del settembre 2016 fa affermazioni stravaganti sulle connessioni e gli scambi di favori tra i proprietari di Banca Alfa e Putin. Di conseguenza, i proprietari hanno citato Steele per diffamazione a Londra.

Nel tribunale britannico, Steele ha deposto, riferendo di non sapere di nessuna connessione tra la Alfa Bank e Trump. Allora perché metterlo nel dossier? Beh, gli fu detto del presunto legame corrotto tra Alfa Bank e Donlad Trump da… aspetta che arriva… sì… Michael Sussmann.

Quindi, gli avvocati della Clinton dello studio legale Perkins Coie passano informazioni a Christopher Steele, che le inserisce nella “favola della collusione” che lui manda all’FBI, senza dire al Bureau di stare lavorando per la campagna della Clinton (attraverso i suoi affiliati, Perkins Coie e Fusion GPS).

Contemporaneamente, mentre gli avvocati della Clinton stanno ricevendo informazioni sospette da un esperto di cybersicurezza che spera di ottenere un grosso lavoro nella prossima amministrazione Clinton, uno degli avvocati – Sussmann – fa pressione sull’FBI e mente presumibilmente per nascondere che in realtà sta lavorando sia per la campagna Clinton che per lo stesso esperto di cybersicurezza che spera in un lavoro nella futura amministrazione Clinton.

Nel frattempo, avendo orchestrato la creazione di tutto questo fumo, la campagna della Clinton lo sfrutta per dire ai media e al popolo americano: “Vedete, Trump è una talpa del Cremlino!”

Improvvisamente, penso che il futuro rapporto di Durham potrebbe essere una lettura molto interessante.

Andrew C. McCarthy è l’autore di “Ball of Collusion: Il complotto per truccare un’elezione e distruggere una presidenza“, pubblicato dalla National Review.


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