New York Post – Il patetico scaricabarile di Blinken sull’Afghanistan

Il patetico scaricabarile di Blinken sull’Afghanistan: riesce solo a dire “Colpa di Trump”.

Il Congresso ha avuto finalmente la sua prima opportunità di interrogare il Team Biden sulla catastrofe dell’Afghanistan: il Segretario di Stato Antony Blinken ha testimoniato davanti alla Commissione Esteri della Camera. Tutto quello che ha ottenuto è stato però: “Colpa di Trump“.

Prendendo spunto dal suo capo, Blinken ha rifiutato di assumersi qualsiasi responsabilità per gli americani e gli alleati lasciati indietro, mentre afferma comicamente che i Talebani abbiano avuto un “incentivo” a seguire gli ordini di Joe Biden.

Più volte, Blinken ha insistito meccanicamente che sia stato l’accordo con i Talebani del presidente Donald Trump ad aver costretto l’amministrazione di cui fa part ad un’uscita mal pianificata che ha lasciato il gruppo terroristico ben rifornito di armi e nel pieno controllo del paese. “Come risultato” di quell’accordo, ha detto Blinken nella suo discorso di apertura, “al momento di entrare in carica, il presidente Biden ha immediatamente affrontato una scelta tra terminare la guerra oppure intensificarla”.

Non è vero. Biden ha preso questa decisione molto prima di entrare alla Casa Bianca. Infatti, ha fatto campagna elettorale su di essa, promettendo solennemente di “porre fine per sempre alle guerre in Afghanistan ed in Medio Oriente”, come riporta il sito web della sua campagna.

Sotto interrogatorio, Blinken ha esitato. Sì, ha ammesso, Biden voleva ritirarsi. “Ma non necessariamente nei tempi, nei luoghi e nei modi in cui l’ha fatto; che è stato tutto imposto da quell’accordo” di Trump, ha detto Blinken. “Abbiamo ereditato una scadenza. Non abbiamo ereditato un piano”.

Un’altra bugia. L’accordo di Trump diceva che gli Stati Uniti avrebbero rimosso le loro forze dall’Afghanistan entro il termine del 1° maggio 2021, se le condizioni fossero state soddisfatte. Biden l’ha prorogato, scegliendo l’11 settembre nell’aspettativa di poter tenere un vanaglorioso discorso sulla “pace nel nostro tempo” nel ventesimo anniversario degli attacchi che avevano provocato quella guerra. E sapeva bene, ben prima della fine, come ha ammesso al presidente afgano Ashraf Ghani, che i Talebani stavano vincendo. L’argomento che non c’era abbastanza tempo per far uscire gli americani e gli alleati non regge.

Più tardi, Blinken si è effettivamente vantato che Biden abbia preso quella decisione “che nessuno dei suoi predecessori ha preso”, per porre fine alla guerra in Afghanistan. Quindi, di nuovo, com’è che tutto è sempre colpa di Trump?

Lungo l’interrogazione, il Segretario di Stato ha ignorato una domanda del presidente Gregory Meeks, Democratico del Queens, NY, su quanti titolari di carta verde siano ancora bloccati in Afghanistan; quando il rappresentante Lee Zeldin, Repubblicano, lo ha incalzato: Blinken ha detto infine che la “stima più realistica” era di “diverse migliaia” – ma non aveva alcuna idea del numero reale.

Ha anche continuato a insistere che la “comunità internazionale” chiederà conto ai Talebani. Non importa che lui ed il suo capo abbiano ignorato gli alleati quando hanno implorato una proroga per portare in salvo i loro cittadini e gli alleati afgani. Molto bizzarramente, ha insistito invece sulle “aspettative” della comunità internazionale, che sono quelle per cui ogni governo debba sostenere i “diritti fondamentali“. E la Cina? L’Iran? Il Team Biden è disperato nel cercare di raggiungere degli accordi con questi governi che abusano però dei diritti umani.

Il patetico scaricabarile di Blinken rende chiaro che non è all’altezza del compito di rappresentare un’America forte davanti al mondo. Ma anche il suo capo non lo è.


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