Byron York – Il terribile discorso di George W. Bush sull’11 settembre

Byron York’s Daily Memo – Il terribile discorso di George W. Bush sull’11 settembre.

Joe Biden è rimasto in silenzio durante gli eventi per le commemorazione dell’11 settembre di sabato. Così come gli ex presidenti Barack Obama e Bill Clinton. L’ex presidente Donald Trump ha visitato un distretto di polizia a New York City e una stazione dei pompieri, dove ha fatto alcune osservazioni improvvisate.

L’unico presidente che ha tenuto un discorso formale sull’11 settembre è stato l’ex presidente George W. Bush. Ed è stato terribile.

In due modi. In primo luogo, il discorso di Bush era tanto per denunciare le divisioni politiche di oggi quanto per ricordare gli eventi dell’11 settembre. Ma Bush ha mostrato una sorprendente mancanza di auto-consapevolezza del ruolo che le sue stesse azioni hanno giocato nel creare quelle divisioni. E in secondo luogo, Bush ha contribuito ad ampliare quelle divisioni appoggiando quell’argomento alla Rachel Maddow secondo cui esista un’equivalenza tra i terroristi assassini che hanno dirottato gli aerei l’11 settembre 2001 e i rivoltosi del Campidoglio il 6 gennaio 2021 – un paragone che non ha basi di fatto ma che ha fatto molto per inasprire il dibattito nazionale.

Bush ha parlato alle cerimonie per il Volo 93 a Shanksville, in Pennsylvania. È stato il luogo del più eroico dei tanti atti di coraggio dei cittadini americani in quell’11 settembre. I passeggeri che hanno combattuto contro i dirottatori hanno sacrificato le loro stesse vite per salvare quelle che i terroristi volevano prendere di mira. Con quel sacrificio, probabilmente, hanno anche salvato il Campidoglio, o forse la Casa Bianca, da un sicuro attacco.

Bush ha lodato il loro coraggio. Ha lodato anche il coraggio degli americani che si sono offerti volontari per le forze armate negli anni successivi. E ha lodato l’altruismo degli americani che si sono aiutati a vicenda in quel momento. C’era grande unità in quel momento, ha detto Bush. “Nelle settimane e nei mesi successivi agli attacchi dell’11 settembre, ero orgoglioso di guidare un popolo incredibile, resistente ed unito”, ha detto Bush. Ma ora, quei giorni sembrano molto, molto lontani, e una “forza maligna” è all’opera nella vita americana:

“Quando si tratta dell’unità dell’America, quei giorni sembrano lontani dai nostri. Una forza maligna sembra all’opera nella nostra vita comune, trasforma ogni disaccordo in una discussione ed ogni discussione in uno scontro tra culture. Gran parte della nostra politica è diventata un nudo appello alla rabbia, alla paura e al risentimento. Questo ci lascia preoccupati per la nostra nazione e per il nostro futuro insieme”.

Come può la nostra politica essere diventata così incattivita? Bush ha indicato una ragione, nel modo più breve possibile, appena un momento prima. Salutando gli americani che si sono arruolati nelle forze armate, ha aggiunto: “Le misure militari adottate negli ultimi 20 anni per scongiurare i pericoli alla loro fonte hanno portato ad un dibattito“. Beh, sì, l’hanno fatto! Ma piuttosto che elaborare, anche solo un po’, Bush ha invece continuato a rassicurare i veterani che il loro servizio non è stato vano.

Ciò che Bush ha saltato sono stati, in primo luogo, i suoi fallimenti nella guerra in Afghanistan e, in secondo luogo, i suoi fallimenti nella guerra in Iraq. In Afghanistan, Bush non è riuscito a trovare e a consegnare alla giustizia Osama Bin Laden, Ayman al Zawahiri e il Mullah Omar. E con il principale attore dell’11 settembre che Bush ha catturato, Khalid Sheikh Mohammed, Bush non è riuscito a fare giustizia attraverso un processo con commissione militare ed un’esecuzione. L’architetto dell’11 settembre è vivo e vegeto ancora oggi, imprigionato nel centro di detenzione statunitense di Guantanamo Bay, a Cuba.

Anche in Afghanistan, Bush ha messo la guerra al terrorismo sui binari di una costruzione della nazione che era sicuro sarebbe fallita, eppure è stato fatto, non solo durante la presidenza di Bush, ma anche durante quella di Obama e di Trump, fino a quando Biden vi ha posto fine in modo maldestro.

In Iraq, Bush ha iniziato una grande guerra per errore. Egli sosterrà sempre che nel quadro generale fosse la cosa più giusta da fare, ma nel suo libro di memorie, Bush ha ammesso di essere rimasto turbato da ciò che ha fatto. “La realtà era che avevo inviato truppe americane in combattimento basandomi in gran parte su un’intelligence che si è rivelata falsa“, ha scritto Bush. “Avevo una sensazione nauseante ogni volta che ci pensavo. Lo faccio ancora”. La guerra in Iraq ha portato alla morte di 4.431 uomini e donne militari americani, e 31.994 feriti.

Questi sono stati sviluppi terribili ed enormemente divisivi. Hanno contribuito a plasmare le campagne presidenziali del 2004, 2008, 2012, 2016 e 2020. L’opposizione alla guerra in Iraq è diventata una cartina di tornasole per i candidati democratici. Insieme al devastante crollo economico che si è avuto alla fine del secondo mandato di Bush, la guerra lasciò il Partito Repubblicano inquieto e senza guida fino a quando Donald Trump vinse contro qualsiasi previsione la nomination presidenziale per il GOP, rompendo con il sostegno alla guerra dei predecessori George W. Bush, John McCain e Mitt Romney.

Ma a Shanksville, Bush ha parlato come se ci fosse stato un periodo di unità post 11 settembre che è durato finché, in qualche modo, misteriosamente, l’unità è scomparsa ed abbia lasciato il posto alla politica avvelenata di oggi.

La seconda sorpresa di Bush è stato il suo paragone obliquo tra i 19 terroristi che hanno dirottato quattro aerei di linea l’11 settembre con i rivoltosi che sono scesi sul Campidoglio il 6 gennaio. Parlando dell’11 settembre, Bush ha detto: “Molti americani hanno lottato per capire perché un nemico dovrebbe odiarci con tanto zelo”. Poi:

“E abbiamo visto con crescente evidenza che i pericoli per il nostro paese possono venire non solo attraverso i confini, ma dalla violenza che si raccoglie al suo interno. C’è poca sovrapposizione culturale tra gli estremisti violenti all’estero e gli estremisti violenti in casa. Ma nel loro disprezzo per il pluralismo, nel loro disprezzo per la vita umana, nella loro determinazione a profanare i simboli nazionali, sono figli dello stesso spirito ripugnante. Ed è nostro compito doverli affrontare”.

Bush non l’ha detto esplicitamente, ma sembrava riferirsi al 6 gennaio. E ha usato il trucco retorico di negare che ci fosse “sovrapposizione culturale” tra i terroristi dell’11 settembre e i rivoltosi del 6 gennaio, salvo poi delineare le aree di tale sovrapposizione. Erano simili nel loro “disprezzo per il pluralismo“, ha detto Bush, nel loro “disprezzo per la vita umana” e nella loro “determinazione a profanare i simboli nazionali“. In questo, Bush ha sostenuto non solo che ci sia una sovrapposizione culturale tra i due gruppi – ma anche che essi effettivamente provengano dallo “stesso spirito ripugnante”.

Con questo, Bush si è unito ad un gruppo di commentatori, per lo più ma non del tutto a Sinistra, che sostengono che l’11 settembre e il 6 gennaio sono simili. E lo fanno di fronte alle ovvie, enormi differenze tra i due.

Gli attentati dell’11 settembre uccisero circa 3.000 persone, fecero crollare i grattacieli più alti di New York, distrussero parte del Pentagono, fecero schiantare quattro aerei di linea, provocarono due guerre e cambiarono la politica estera degli Stati Uniti per decenni. La rivolta del 6 gennaio ha portato alla morte per cause naturali di un ufficiale della polizia del Campidoglio, alla morte per arma da fuoco di un rivoltoso per mano della polizia, alla morte per “intossicazione acuta da anfetamine” di un altro rivoltoso ed alla morte per cause naturali di altri due. Se gli attentatori dell’11 settembre fossero sopravvissuti, sarebbero stati accusati di strage di massa. La maggior parte dei rivoltosi del 6 gennaio sono stati accusati di aver “sfilato, manifestato o fatto picchetti in un edificio del Campidoglio“. Parti del Campidoglio sono state saccheggiate, ma non abbastanza seriamente da impedire al Congresso di riunirsi e finire il suo lavoro di certificazione elettorale la notte stessa della rivolta. La rivolta è stata spaventosa, e i partecipanti meritano una punizione, ma semplicemente non è stata nulla di simile all’11 settembre. Per visualizzare bene la differenza, immaginatevi che la notte stessa degli attentati dell’11 settembre si fosse tenuta una convention esattamente come previsto al World Trade Center.

La linea di fondo: Semplicemente non c’è paragone anche se lo si guardi in qualsiasi scala, atto, motivazione, o qualsiasi altra cosa tra l’11 settembre e il 6 gennaio. Eppure ora, un ex presidente suggerisce che quei due eventi enormemente dissimili sano in realtà simili, entrambi provenienti dallo “stesso spirito malvagio”.

Nel suo stile, il breve discorso di Bush a Shanksville – durato meno di 10 minuti – assomigliava ad alcuni dei più memorabili della sua presidenza. In pubblico, Bush poteva sembrare imbarazzante e disarticolato, totalmente fuori dagli schemi, ma durante i suoi anni alla Casa Bianca, ha pronunciato alcuni discorsi, spesso scritti dall’aiutante senior Michael Gerson, che si elevavano nell’arte della retorica e nell’ambizione. A Shanksville, le parole di Bush non sono stat così elevate, ma hanno avuto comunque una qualità simile ai suoi vecchi discorsi.

Nonostante i suoi fallimenti, Bush avrà sempre il merito di aver impedito un altro attacco agli Stati Uniti in stile 11 settembre. Nella campagna del 2016, difendendo suo fratello dagli attacchi di Trump, l’ex governatore Jeb Bush ha detto semplicemente che George W. Bush “ci ha tenuti al sicuro”. Questo non è stato un risultato da poco, anche in una presidenza assediata dai disastri, alcuni dei quali sono stati creati dal presidente stesso.

E ora, il timido ex presidente è tornato alla ribalta. Almeno nel breve periodo, il discorso di Shanksville potrebbe diventare uno dei più citati di Bush. I Democratici lo citeranno certamente e faranno pressione sui Repubblicani perché siano d’accordo con l’ex presidente repubblicano. I sostenitori di Trump lo denunceranno. Ma tutti dovrebbero leggerlo per imparare come un ex presidente vede non solo il suo tempo passato in carica vent’anni dopo, ma gli eventi che ha contribuito a plasmare, che ne voglia affrontare le conseguenze o meno.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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