Byron York – Due domande sui rifugiati afgani…

Byron York’s Daily Memo – Due domande sui rifugiati afgani.

I funzionari dell’amministrazione Biden sono orgogliosi dello sforzo per il ponte aereo che ha permesso di evacuare dall’Afghanistan circa 118.000 afghani, oltre all’incirca tra i 5.000 e 6.000 cittadini statunitensi, dall’aeroporto di Kabul negli ultimi giorni del disastroso ritiro dall’Afghanistan. Ma due domande chiave sono ancora rimaste senza risposta. Uno, chi abbiamo lasciato indietro? E due, chi abbiamo portato fuori?

L’amministrazione preferirebbe che non vi faceste queste domande. La voce che esce dalla Casa Bianca è che Joe Biden è pronto a voltare pagina dopo il casino fatto in Afghanistan. Ma questo non sarà possibile, almeno per un po’.

Per quanto riguarda la prima domanda, il capo dello staff della Casa Bianca Ron Klain ora dice che il numero di cittadini statunitensi rimasti in Afghanistan è più basso di quanto si pensasse. “Crediamo che siano circa 100”, ha detto Klain alla CNN domenica. “Siamo in contatto con tutti quelli che abbiamo regolarmente identificato”.

Klain ha anche chiarito che gli Stati Uniti ora dipendono dall’assistenza di altri soggetti per aiutare i cittadini statunitensi in Afghanistan. “Siamo fiduciosi che, nei prossimi giorni, i qatarioti saranno in grado di riprendere il servizio aereo da Kabul”, ha detto. “E se lo faranno, ovviamente cercheremo di vedere se gli americani potranno salire su quei voli”.

Con questo Ron Klain ha riassunto la debolezza degli Stati Uniti in Afghanistan. Gli Stati Uniti, che dipendevano dalle grazie dei Talebani per organizzare l’evacuazione, ora sperano che il Qatar possa dare una mano ai cittadini americani che le forze americane hanno lasciato indietro.

La posizione dell’amministrazione Biden ha fatto infuriare alcuni legislatori democratici a Capitol Hill. Domenica sera, il senatore democratico Richard Blumenthal ha postato una serie di tweet sui Talebani che hanno bloccato due aerei con alcuni cittadini statunitensi che stavano per lasciare la città afghana di Mazar-i-Sharif. Ecco cosa ha detto Blumenthal:

Blumenthal ha aggiunto di essere “profondamente frustrato, persino furioso, per il ritardo e l’inazione del nostro governo“. Ha detto di stare lavorando con “ONG, ex militari e giornalisti” per cercare di portare i cittadini statunitensi fuori dall’Afghanistan. ONG, ex militari e giornalisti – notate che manca qualcuno in quella lista? Come il Dipartimento di Stato e il Pentagono?

Così ora, con almeno un membro di spicco dello stesso partito di Biden che si è agita per passare all’azione, forse la Casa Bianca non sarà in grado di voltare rapidamente la pagina dall’Afghanistan come spera.

Ma poi c’è la seconda domanda: Chi abbiamo tirato fuori? Recentemente Tori Richards del Washington Examiner ha riferito che un deputato repubblicano del Wisconsin, il rappresentante Tom Tiffany, ha visitato la base militare di Fort McCoy nel Wisconsin occidentale, dove almeno 3.000 rifugiati afgani sono stati portati finora. “I rifugiati nella base non hanno visti e non sono stati sottoposti al procedimento di controllo standard“, ha riferito la Richards.

“Questo significa che hanno legami con i Talebani, l’ISIS o al Qaeda?” si è chiesto il deputato Tiffany. “Hanno legami con organizzazioni terroristiche e tuttavia [il Dipartimento di Stato] dice semplicemente che li stiamo controllando sotto ogni aspetto? Sono preoccupato che non abbiano le informazioni sul background per assicurarsi che siano controllati scrupolosamente”.

Le domande vanno oltre i potenziali legami con il terrorismo. Una domanda più elementare è se quelli evacuati dall’Afghanistan abbiano effettivamente aiutato gli Stati Uniti nella “guerra dei 20 anni“. La lista delle priorità degli Stati Uniti è sempre stata quella di prima i cittadini, seguiti da coloro che hanno assistito le forze americane durante la guerra. Ma gli altri afghani che non hanno aiutato gli Stati Uniti, anche se hanno una paura legittima del dominio talebano, non sono neanche vicini alla cima della lista.

Il punto più importante è che, data la frenetica evacuazione, i funzionari statunitensi non sappiano veramente chi hanno evacuato dall’Afghanistan. Guardate questo articolo del fine settimana nel Washington Post, che cita un afgano di nome Mustafa che ha aiutato le forze statunitensi e che è salito su un aereo americano.

“Molti [di quelli a bordo] presentavano un’identificazione minima e non sembravano aver lavorato a stretto contatto con gli Stati Uniti come aveva fatto [Mustafa], che ha lavorato come traduttore ed analista”, riporta il Washington Post. “Erano ‘solo persone’, ha detto Mustafa, che hanno approfittato dell’evacuazione disordinata per fuggire dal loro paese che stava diventando turbolento. ‘Nessuno sa chi fosse il buono e chi il cattivo quando siamo saliti sull’aereo’, ha detto Mustafa… È una cosa rischiosa che credo sia successa”.

Quindi, in conclusione, non sarà, o almeno non dovrebbe essere, facile per la Casa Bianca di Biden voltare pagina sull’Afghanistan. Certo, vogliono parlare della loro agenda. Ma l’evacuazione afgana è avvenuta, e ora alcuni cittadini statunitensi rimangono bloccati in Afghanistan e migliaia di afgani che non sono stati sufficientemente controllati stanno arrivando negli Stati Uniti per gentile concessione dell’amministrazione. Nessun presidente potrebbe tirarsi indietro da una cosa del genere.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.