The American Conservative – La destra può combattere il potere delle multinazionali?

La legge pro-vita del Texas ha ancora una volta messo i conservatori in contrasto con le grandi corporations. Abbiamo la volontà ed il modo di resistere?

Tratto e tradotto da un articolo di Sohrab Ahmari per The American Conservative.

Oh, ci risiamo. Una legislatura statale regolarmente eletta ha emanato una legge che esprime la volontà popolare, e la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di fermare l’attuazione di tale misura. Così, naturalmente, diverse grandi aziende hanno dichiarato guerra allo stato e alla sua democrazia, con il New York Times che ha spinto altre aziende ad unirsi alla mischia. Non trattenete il respiro aspettando che la timida massa del GOP si opponga a questa prepotenza manageriale.

Mi riferisco, naturalmente, alla rivolta delle grandi aziende contro la nuova legge pro-vita del Texas, il Senate Bill 8, che proibisce la maggior parte degli aborti dopo sei settimane di gravidanza. La prospettiva della sua attuazione ha attirato l’ira di diverse aziende tecnologiche locali, tra cui Bumble di Austin e Match di Dallas. “Bumble è fondata da donne e guidata da donne, e dal primo giorno ci siamo battuti per i più vulnerabili”, ha fatto sapere Bumble in una dichiarazione su Instagram, giurando di combattere l’S.B. 8 (la vulnerabilità dell’essere umano pre-nato minacciato da forbici e tubi di aspirazione non è stata evidentemente presa in considerazione da una società che serve per gli incontri occasionali).

Poi la Silicon Valley si è fatta sentire. Le app di ride-sharing Lyft e Uber hanno promesso di coprire le spese legali degli autisti che dovessero affrontare un processo per aver portato “le persone dove devono andare, specialmente le donne che esercitano il loro diritto di scelta”, come ha detto il CEO di Lyft su Twitter. Il capo di Yelp Jeremy Stoppelman ha ripetuto la stessa solfa: “L’effettivo divieto di abortire in Texas non solo viola i diritti delle donne all’assistenza sanitaria riproduttiva, ma mette la loro salute e sicurezza a maggior rischio”.

Ma l’indignazione di queste grandi aziende apparentemente non era abbastanza per il NYTimes, che ha pubblicato un articolo sabato lamentandosi di come altre, troppe, “mega-aziende” abbiano invece tenuto la bocca chiusa. “Quando i legislatori del Texas hanno avanzato una legge restrittiva sui diritti di voto quest’anno”, ha scritto il reporter David Gelles, “American Airlines e Dell Technologies, due dei più grandi datori di lavoro dello stato, sono stati i primi e più accaniti critici di questa proposta. Ma questa settimana… entrambe le aziende hanno rifiutato di commentare la misura [sull’aborto]”.

Il silenzio, secondo il NYTimes, è particolarmente condannabile, provenendo da aziende che altrimenti sosterrebbero le battaglie liberal. “Tra quelli che non hanno voluto dire qualcosa c’erano McDonald’s, uno sponsor della Giornata Internazionale della Donna; PwC, un importante sostenitore della diversità e degli sforzi per l’inclusione; e Coca-Cola e Delta Air Lines, che hanno guidato la reazione delle aziende l’anno scorso contro una legge restrittiva sul voto della Georgia, dove hanno il loro quartier generale”.

Questo tipo di pressione funziona. Il vostro medio portavoce aziendale ed il suo capo probabilmente condividono l’opinione del NYTimes sull’S.B. 8, e anche se non lo fanno, vivono nel terrore più totale di ciò che il NYTimes ha da dire sulla loro azienda. A sua volta, la pressione esercitata dall’America delle corporations su altri stati repubblicani può influenzare indebitamente la loro politica: I legislatori in stati meno ricchi ed economicamente dinamici del Texas, per esempio, potrebbero pensarci due volte prima di promulgare una legislazione simile (o leggi che proteggono i bambini dalla mutilazione dell’ideologia trans) se il Lone Star State si trova sotto un pesante fuoco economico. In questo modo, l’interferenza delle grandi aziende danneggia il principioun uomo-un voto“; pochi oligarchi della Silicon Valley bloccano l’influenza democratica di milioni di persone.

Ma al più ampio GOP interessa? I leader del partito repubblicano stanno vedendo come, se lasciati senza controllo, gli operai della C-suite neutralizzeranno l’unico regno di potere nazionale che rimane ancora ampiamente in mano ai conservatori, cioè le legislature statali ed i palazzi dei governatori? Alcuni lo stanno vedendo. “Quando i cittadini americani lavorano per proteggere vite americane innocenti, la Sinistra e le aziende minacciano e cercano di invertire il processo democratico”, mi ha detto il senatore Josh Hawley del Missouri.

Ma Hawley è una lodevole eccezione. Figure come il governatore dell’Arkansas Asa Hutchinson e la governatrice del Sud Dakota Kristi Noem hanno reso chiaro che sottoscrivono la varietà più cervellotica del libertarismo pro-corporate. Se i grandi datori di lavoro nei loro rispettivi stati respingono un pezzo di legislazione culturale, è la fine della discussione. Quelli come Mitch McConnell e Kevin McCarthy sono servitori affidabili dell’America delle corporations, inclusa Big Tech.

Il “MAGA World ha istinti migliori su queste questioni, ma questi istinti alla fine non ammontano ad una visione politica concreta volta a domare quello che veniva chiamato “il potere del denaro” in questo paese. Lo smodato potere aziendale può essere affrontato solo da un contropotere sufficientemente potente: il potere pubblico. Ma il potere pubblico si è sempre sentito a disagio con la vena jacksoniana nella vita nazionale americana, di cui il MAGA è solo l’ultima espressione.

È una debolezza perenne del populismo americano che risale a Jackson stesso ed al suo fallimento nel domare le forze finanziarie che minacciavano i piccoli proprietari. Come ci ricorda Richard Hofstadter nel suo magistrale The American Political Tradition (1948), “i Jacksoniani furono presi tra la loro ostilità” al potere monetario degli stati dell’Est, incarnato dalla banca nazionale, “e la loro riluttanza a sostituirlo con un adeguato controllo federale del credito. L’odio popolare per i privilegi e l’ideologia dominante del laissez-faire formavano una combinazione infelice”. Molto simile potrebbe essere detto per la giusta rabbia del mondo MAGA contro la Silicon Valley ed altri bastioni del potere aziendale: I sostenitori di MAGA conoscono il sapore amaro della censura di Big Tech, ma hanno fatto poco per dominare i giganti dei social media mentre avevano le redini federali in mano.

Non dovremmo perdere la speranza, tuttavia. La battaglia del Texas ha il potenziale per radunare la destra contro la superclasse dei woke. La vita stessa è in gioco, dopo tutto: la vita dei non-nati, la vita di una democrazia.

Sohrab Ahmari è l’op-ed editor del New York Post e un contributing editor di The American Conservative. Tra i suoi libri: “From Fire, by Water: My Journey to the Catholic Faith” (Ignatius, 2019) e “The Unbroken Thread: Discovering the Wisdom of Tradition in an Age of Chaos” (Convergent/Random House, 2021). Attualmente sta scrivendo un libro sulla tirannia dei privati in America.

The American Conservative è una rivista pubblicata dall’American Ideas Institute, fondata nel 2002. Esiste per promuovere un conservatorismo che si oppone al potere incontrollato sia del governo che degli affari; promuovere la fioritura delle famiglie e delle comunità attraverso un mercato dinamico e le persone libere; ed abbraccia il realismo e la moderazione in politica estera, che deve essere basata sugli interessi nazionali dell’America, altrimenti noto come paleoconservatorismo.


TheAmericanConservative.com

Seguici sui Social