Jonathan Turley: L’FBI si è presentata a mani vuote nella ricerca di un complotto del 6 gennaio

Jonathan Turley è “Shapiro Professor of Public Interest Law” presso la George Washington University ed ha servito come consulente durante il processo di Impeachment al Senato. Ha testimoniato come esperto giuridico alle udienze dell’impeachment di Bill Clinton e di Donald Trump.

Si riporta la traduzione dell’articolo, adattato alla comprensione di un pubblico italiano.

L’FBI si è presentata a mani vuote nella ricerca di un complotto del 6 gennaio.

Può essere vero, come disse Confucio, che “l’inizio della saggezza è chiamare le cose con il proprio nome”, ma ciò può anche essere la fine della politica. Per i politici, dare delle etichette alle controversie è spesso più importante che affrontare la controversie stesse. Anche dei termini ben definiti che vengono adoperati nella legislazione devono cambiare pur di adattarsi alle esigenze politiche, come “infrastrutture”. Quando il suo vero significato si è rivelato troppo restrittivo, la senatrice Kirsten Gillibrand (D-NY) ha semplicemente twittato: “Il congedo retribuito è un’infrastruttura. L’assistenza all’infanzia è un’infrastruttura. Il caregiving è un’infrastruttura”. Fatto.

Lo stesso vale per l’etichettatura della violenza politica. Quando le proteste di Black Lives Matter e di altri gruppi sono diventate violente, la scorsa estate, ad alcuni operatori dei media è stato espressamente detto di non parlare di “rivoltosi” ma piuttosto di “manifestanti”. Le rivolte che hanno causato ingenti danni alla proprietà sono state descritte dalla CNN come “proteste animate ma per lo più pacifiche”.

Al contrario, l’attacco del 6 gennaio al Campidoglio non poteva essere descritta solo come una rivolta, tanto meno una protestainfuocata”, ma solo come una “insurrezione”. Molti media continuano a dire “insorti” piuttosto che “rivoltosi“. La National Public Radio ha persino fatto un resoconto dell’”insurrezione del Campidoglio”. Il termine è stato fatto proprio dai Democratici della Camera con l’impeachment del presidente Trump per “incitamento all’insurrezione”, nonostante abbia minato qualsiasi possibilità di una effettiva condanna. Membri del Congresso come Eric Swalwell (D-Calif.) sono ancora in un tribunale federale sostenendo una “cospirazione di insurrezionisti armati ed organizzati”.

Ma la qualificazione dell’attacco come un’insurrezione è servita però ad una miriade di scopi politici e personali. In primo luogo, ha dipinto chiunque sia stato associato alla contestazione dei risultati elettorali del 2020 come “sostenitore della sedizione” e del “colpo di stato”. In secondo luogo, se si fosse trattato di una “protesta” poi degenerata in una “rivolta”, ci sarebbero state molte più domande sul fallimento della protezione del Campidoglio.

È più facile giustificare una risposta ad un’insurrezione che a una protesta violenta. Questo punto è stato formulato espressamente dal capo della polizia del Campidoglio, Steven Sund, che ha insistito: “Questa non è stata una dimostrazione. Non è stato un fallimento nel pianificare una dimostrazione. Questo è stato un attacco pianificato e coordinato al Campidoglio degli Stati Uniti”.

Nonostante l’adozione del termine da parte di molti nei media, c’è stato un crescente scollamento con i casi concreti in tribunale. Infatti, un nuovo articolo della Reuters ha rivelato che l’FBI ha chiaramente fatto fatica a sostenere il racconto di una “insurrezione” coordinata il 6 gennaio. Fonti dell’FBI della Reuters hanno riferito che, nonostante mesi di intense indagini, hanno potuto trovare “scarse prove” di qualsiasi “complotto organizzato” e invece hanno scoperto che praticamente tutti i casi sono “una tantum”. Un agente ha spiegato: “Il 90-95% di questi sono casi monosoggettivi. Poi c’è un 5%, forse, di questi gruppi di militanti che erano più strettamente organizzati”. “Ma non c’era un grande piano tra Roger Stone ed Alex Jones e tutta questa gente per prendere d’assalto il Campidoglio e prendere degli ostaggi”.

In altre parole, hanno scoperto una protesta che si è trasformata rapidamente in una sommossa a causa dell’insufficienza dei preparativi per mantenere la sicurezza. Mentre c’erano chiaramente alcuni che volevano distruggere il Campidoglio, la maggior parte delle persone sono state viste mentre passeggiavano semplicemente tra i corridoi; molti si sono scattati dei selfie o hanno ripreso la scena postandola sui social network.

Più di 570 persone sono state arrestate, ma solo 40 sono accusate di “cospirazione”. Queste accuse sono spesso basate su discussioni precedenti circa il tentativo di entrare nel Campidoglio o di portare materiale da usare nella rivolta; alcuni sono chiaramente venuti preparati per la rivolta con corde, irritanti chimici ed altri materiali. Questi casi, tuttavia, sono un piccolo numero tra le centinaia di accusati ed una percentuale ancora più minuscola tra le decine di migliaia di manifestanti in quel giorno.

Dopo cinque mesi di arresti a tappeto in tutta la nazione, solo alcuni giornalisti hanno notato che nessuno è stato effettivamente accusato di “insurrezione” o di “sedizione”. La stragrande maggioranza degli imputati affronta accuse per semplice “violazione di domicilio“. Per esempio, l’ultima dichiarazione di colpevolezza è quella della mediatrice immobiliare di San Francisco Jennifer Leigh Ryan, che ha postato sui social media un resoconto di come “Andremo giù e assalteremo il Campidoglio”. Si è dichiarata colpevole di aver “sfilato, dimostrato o fatti picchetti all’interno dell’edificio del Campidoglio” e rischia una pena massima di sei mesi di prigione ed una multa di 5.000 dollari.

Eppure, l’etichetta di ”insurrezione” è andata avanti come una virtuale “professione di fede” per coloro che parlano o scrivono sul 6 gennaio. Inoltre, la narrazione di molti è rimasta ancora severa, se non addirittura draconiana, e fatta di proposito. Il funzionario della giustizia Michael Sherwin ha dichiarato con orgoglio in un’intervista televisiva che “il nostro ufficio voleva assicurarsi che ci fosse una specie di shock and aweha funzionato perché abbiamo visto attraverso i post sui social media che la gente aveva paura di tornare a Washington perché, tipo, ‘Se andiamo lì, saremo accusati’. … Volevamo far fuori quegli individui che essenzialmente stavano facendo delle pernacchie al pubblico per quello che avevano fatto”.

Questo “Shock and Awe” includeva la detenzione di persone senza cauzione e l’imposizione di “domicilio coattosenza alcuna ragione evidente. Questo include alcuni dei personaggi più famosi di quel giorno, come Jacob Chansley (alias Jake Angeli), meglio conosciuto come “Chewbacca man” o lo “Sciamano di QAnon” per il caratteristico copricapo con le corna che indossava durante la rivolta. Jake Angeli, 33 anni, non è accusato di aver aggredito nessuno mentre sfilava per il Senato con la sua pelle d’orso. Ha sempre insistito sul fatto che non stava cercando di rovesciare la democrazia con il suo vestito buffo e l’asta della bandiera con la lancia. Anche se il governo non è riuscito a dimostrare che si sia impegnato attivamente nella sedizione, ha saputo che soffre di una serie di malattie mentali, tra cui la schizofrenia transitoria, il disturbo bipolare, la depressione e l’ansia. Eppure è stato trattenuto dopo la rivolta ed è accusato di sei reati, tra cui l’irruzione con violenza, la violazione di domicilio e di aver manifestato in un luogo non consentito, che insieme potrebbero costargli fino a 28 anni di prigione.

C’è una giusta distinzione tra coloro che hanno cercato di fermare la certificazione di un’elezione presidenziale e coloro che bruciano stazioni di polizia o aziende durante le proteste. Eppure, c’è un contrasto sorprendente nel modo in cui altre rivolte sono qualificate e perseguite. La maggior parte degli arrestati per le proteste violente dopo la morte di George Floyd hanno visto le loro accuse rimesse dagli stessi procuratori statali. Per mesi, i rivoltosi hanno cercato di bruciare edifici federali o di occupare capoluoghi statali e in alcuni casi hanno sequestrato intere stazioni di polizia o presidi di città o persino un municipio. Non sono stati però chiamati “insorti”; erano dei rivoltosi però prima di essere rilasciati dopo brevi arresti.

Molti di noi rimangono disgustati e arrabbiati dalla rivolta del 6 gennaio – ma è stata una rivolta. È stata anche una profanazione. Queste persone meritano di essere punite, in particolare quelle che sono andate con l’intenzione di cercare di entrare al Congresso. La questione è se si può avere un’insurrezione senza che qualcuno effettivamente insorga. Questa domanda zen potrebbe trovare la sua strada nelle udienze di alcuni casi pendenti.

Chiamare queste persone “rivoltosinon minimizza quello che hanno fatto – o mina la legittimità della loro punizione. Tuttavia, c’è saggezza e persino anche la possibilità di affrontare e di risolvere i problemi quando “chiamiamo le cose con il loro nome“.


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