Byron York – Una storia sulla rivolta del Campidoglio…

Byron York’s Daily Memo – Una storia sulla rivolta del Campidoglio…

Il Dipartimento di Giustizia chiama l’indagine sulla rivolta del Campidogliouna delle più grandi della storia americana, sia in termini di numero di imputati perseguiti che per la natura ed il volume delle prove”. Alcuni degli oltre 600 imputati sono accusati di gravi reati, avendo fatto irruzione nell’edificio del Campidoglio ed ingaggiato brutti scontri corpo a corpo con la polizia presente in numero insufficiente.

Ma come ha detto il direttore dell’FBI Christopher Wray, un gruppo molto più grande era coinvolto in comportamenti molto meno gravi. Essi “possono essere venuti con l’intenzione di essere solo parte di una protesta pacifica“, ha detto Wray al Congresso lo scorso marzo, “ma o sono stati travolti da — nella motivazione, o emozione, o qualsiasi altra cosa, impegnati in una sorta di comportamento criminale di basso livello. Violazione di domicilio, diciamo, del suolo del Campidoglio, ma non violazione dell’edificio. [È] ancora una condotta criminale, deve ancora essere trattata, ma in modo più rapido, nel momento opportuno”. (Wray ha fatto una distinzione tra il loro comportamento a quello di coloro che ha chiamato “il gruppo più pericoloso” – quelli che hanno fatto irruzione nel Campidoglio e si sono impegnati nella violenza contro le forze dell’ordine”).

Ora, considerate il caso di Karl Dresch. Quarant’anni, dalla penisola superiore del Michigan, Dresch è venuto a Washington – la sua prima volta in città – per la manifestazione del 6 gennaio “Stop the Steal“. Ha ascoltato il discorso del presidente Donald Trump e poi si è unito alla folla che si dirigeva lungo il Mall verso il Campidoglio. E quando è arrivato lì, è entrato attraverso una porta aperta. Ha vagato per circa 20 o 25 minuti e poi se n’è andato.

Dresch fu arrestato ed imprigionato il 15 gennaio. E’ stato accusato di cinque reati: “ostruzione di un procedimento ufficiale; ingresso e permanenza in un edificio o terreno riservato; condotta molesta e di disturbo in un edificio o terreno riservato; condotta molesta in un edificio del Campidoglio; e infine per aver sfilato, manifestato o fatto picchetti in un edificio del Campidoglio.”

I procuratori sapevano che Dresch, nelle parole di una nota del Dipartimento di Giustizia, “non si è impegnato in violenza fisica o distruzione di proprietà, né si è unito ad altri che tentavano di entrare nel Campidoglio degli Stati Uniti con violenza fisica”. Eppure il Dipartimento ha insistito per tenere Dresch dietro le sbarre sin dal momento del suo arresto. Prima è stato incarcerato in Michigan, poi trasferito brevemente in una prigione in Oklahoma, poi a Washington, DC.

Dresch è rimasto confinato nella sua cella per 23 ore al giorno. In attesa del processo, è stato tenuto dietro le sbarre per gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio e parte di agosto, più di sei mesi in tutto.

All’inizio di questo mese, Dresch e il Dipartimento di Giustizia hanno raggiunto un patteggiamento. Si è dichiarato colpevole di una sola accusa – sfilare, manifestare o fare picchetti in un edificio del Campidoglio”. Era un reato minore con una pena massima di sei mesi. Dresch è stato rapidamente condannato, multato per 500 dollari e lasciato libero.

Leggendo il memorandum di condanna del Dipartimento di Giustizia, è chiaro che Dresch non ha fatto irruzione nel Campidoglio, non si è impegnato in alcuna violenza, e si è dichiarato colpevole di un singolo reato minore per il quale altri imputati probabilmente non avrebbero ricevuto alcuna custodia cautelare in carcere. Così i procuratori hanno cercato di sottolineare comunque “la gravità” di quel reato minore – l’accusa di aver fatto una sfilata – notando che altre persone (attenzione, non Dresch!) si fossero impegnate in atti di violenza durante la rivolta del Campidoglio. Quindi, i procuratori hanno sostenuto che con la sua sola presenza, quel giorno, Dresch abbia contribuito a rendere possibili le violenze.

“La condotta dell’imputato il 6 gennaio… ha avuto luogo nel contesto di una grande e violenta rivolta che ha fatto affidamento sui numeri per sopraffare le forze dell’ordine, irrompere nel Campidoglio ed interrompere il procedimento” di certificazione, hanno scritto i procuratori. “Se non fosse stato per le sue azioni, insieme a tante altre, il Campidoglio non sarebbe stato violato…“.

In un’altra occasione, i procuratori hanno indicato i post di Dresch sui social media – tra le altre cose, aveva postato che “Noi, il popolo, abbiamo ripreso la nostra casa… ora quei traditori sanno chi comanda davvero” – per sostenere che abbia sostenuto verbalmente la violenza, anche se non vi ha preso parte. “Anche se [Dresch] non si è impegnato in atti di violenza fisica o di distruzione, o è rimasto nel Campidoglio per un lungo periodo di tempo”, hanno scritto i procuratori, “la sua reazione agli eventi del giorno e le sue dichiarazioni sui social media mostrano il suo sostegno alla rivolta e l’incoraggiamento ai rivoltosi attraverso la sua stessa partecipazione”.

L’argomento ha lasciato Dresch perplesso. “A volte sembra che i giudici si stiano solo inventando le leggi per tenere le persone dentro”, ha detto Dresch in una recente intervista su YouTube con Jerrod Sessler, un candidato repubblicano al Congresso nello Stato di Washington. “Dicono che non lo fanno, ma usano i loro pensieri o le cose che hanno detto contro di loro per trattenerli qui, anche quando sono qui con accuse di non violenza. Che siano colpevoli o no, non sono accusati di alcuna violenza”. (Nel caso di Dresch, i procuratori hanno anche sottolineato che aveva un precedente, una condanna penale nel 2013 per aver guidato ad alta velocità inseguito dalla polizia).

Ma la cosa più odiosa è che Dresch è stato imprigionato per più di sei mesi in un caso che si è concluso con un patteggiamento per un reato con una pena massima inferiore al tempo che ha già scontato in prigione. Non è mai stato accusato di alcun crimine di violenza. Era stato originariamente accusato di un reato, ostruzione di un procedimento ufficiale, che è poi stato ritirato. Sembra che ci siano pochi dubbi che Dresch abbia scontato più tempo in prigione di altri accusati di reati simili.

Tornando a ciò che ha detto il direttore dell’FBI, Christopher Wray. Dresch sembra essere stato in quel gruppo di persone che “sono state travolte” dal momento e che si sono impegnate in un “comportamento criminale di basso livello”. Non era il tipo di accusa che giustificava la detenzione in carcere prima del processo, né era probabile che essa comportasse una lunga pena detentiva. Eppure è successo a Karl Dresch.

Recentemente ho scritto del caso di Dane Powell, un anarchico che si è dichiarato colpevole di un’aggressione criminale alla polizia durante le proteste del 20 gennaio 2017 a Washington, D.C. contro l’inaugurazione del presidente Trump. Powell era “tra i più violenti” tra quei manifestanti, hanno detto i procuratori. “In almeno tre diverse occasioni, [Powell] ha lanciato un mattone, una grande roccia o pezzo di cemento contro le forze dell’ordine”, hanno detto i documenti del tribunale. Powell è stato condannato a quattro mesi di prigione.

Una grande sfida in un caso politicamente carico come la rivolta del Campidoglio è, per i procuratori e i giudici, quella di sostenere le accuse di ogni imputato in prospettiva. Non importa quanto arrabbiati possano essere i procuratori per ciò che ha avuto luogo il 6 gennaio, ogni imputato deve essere processato per le proprie azioni, e non per quelle di altri.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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