La resa di Biden in Afghanistan

Joe Biden cerca di evitare le responsabilità per un ritiro disastroso

La dichiarazione di sabato di Joe Biden in cui si lava le mani dell’Afghanistan merita di passare come una delle più vergognose della storia da parte di un Comandante in Capo in questo momento del ritiro americano. Mentre la morsa dei Talebani si stringeva attorno a Kabul, il signor Biden ha inviato una conferma dell’abbandono degli Stati Uniti in cui si assolveva dalla responsabilità, girava la colpa al suo predecessore, e più o meno invitava i Talebani a prendere il controllo del paese.

Con questa dichiarazione di capitolazione, l’ultima resistenza dell’esercito afgano è crollata. I combattenti talebani hanno catturato Kabul ed il presidente Ashraf Ghani è fuggito dal paese mentre gli Stati Uniti cercavano freneticamente di evacuare gli americani. Gli jihadisti che gli Stati Uniti hanno rovesciato 20 anni fa per aver dato rifugio a Osama Bin Laden ora sventoleranno la loro bandiera sull’edificio dell’ambasciata statunitense nel 20° anniversario dell’11 settembre.

Il nostro obiettivo come Wall Street Journal è sempre stato quello di offrire consigli costruttivi perché si evitasse questo risultato. Abbiamo criticato l’accordo di Donald Trump con i Talebani e messo in guardia sui rischi del suo desiderio di ritirarsi in fretta, ed abbiamo fatto lo stesso con il signor Biden. I consiglieri del presidente hanno offerto un’alternativa, così come il gruppo di studio sull’Afghanistan. Il signor Biden, come sempre troppo sicuro del suo acume in politica estera, ha rifiutato di ascoltare.

L’auto-assoluzione di sabato del signor Biden rappresenta la sua perfetta disonestà. “Un anno in più, o cinque anni in più, di presenza militare degli Stati Uniti non avrebbe fatto la differenza se l’esercito afgano non può o non vuole difendere il proprio paese”, ha detto il signor Biden. Ma gli afgani erano disposti a combattere e a subire perdite con il sostegno degli Stati Uniti e dei suoi alleati della NATO, soprattutto con la potenza aerea. Alcune migliaia di truppe e contractors avrebbero potuto fare il lavoro ed evitare questa disfatta.

Peggio ancora è stato il suo tentativo di dare la colpa delle sue decisioni a Donald Trump: “Quando sono arrivato in ufficio, ho ereditato un accordo confezionato dal mio predecessore – che ha invitato i Talebani a discutere a Camp David alla vigilia dell’11 settembre del 2019 – che ha lasciato i Talebani nella posizione militarmente più forte dal 2001 ed ha imposto una scadenza del 1° maggio 2021 alle forze statunitensi. Poco prima di lasciare l’incarico, ha anche ridotto le forze statunitensi al minimo di 2.500. Quindi, quando sono diventato presidente, mi sono trovato di fronte ad una scelta: seguire l’accordo, con una breve proroga per portare le nostre forze e quelle dei nostri alleati fuori, in sicurezza, o aumentare la nostra presenza e inviare più truppe americane a combattere ancora una volta nel conflitto civile di un altro paese”.

Si noti che il signor Biden è più critico nei confronti del suo predecessore che dei Talebani.

Ha passato sette mesi a rovesciare ostentatamente una politica di Trump dopo l’altra in politica estera ed interna. Eppure ora sostiene che la politica dell’Afghanistan è quella su cui non ha potuto fare nulla.

Questa è una patetica negazione delle sua stessa capacità, ed è anche una falsa scelta. È come se Winston Churchill, con le sue truppe circondate a Dunkerque, avesse dichiarato che Neville Chamberlain lo avesse messo in questo casino e che gli inglesi avevano già combattuto troppe guerre sul continente.

Il termine previsto per il ritiro dal signor Trump è stato un errore (così dice il Wall Street Journal), ma il signor Biden avrebbe potuto modificare tali termini. Lo sa perché la sua amministrazione ha condotto una revisione politica interna che gli ha fornito delle opzioni. I Talebani avevano già violato le loro promesse, anche senza l’accordo. Il signor Biden avrebbe potuto mantenere la modesta presenza suggerita dai suoi consiglieri militari e di politica estera. Avrebbe potuto decidere di ritirarsi, ma di farlo in base alle condizioni sul terreno, preparando gli afghani con un piano di transizione e di supporto aereo.

Invece ha ordinato un ritiro rapido e totale all’inizio della stagione dei combattimenti, in tempo per la data simbolica dell’11 settembre. La maggior parte della stampa americana all’epoca salutò la sua decisione come coraggiosa.

Il risultato, appena quattro mesi dopo, è la peggiore umiliazione degli Stati Uniti dalla caduta di Saigon nel 1975. I Talebani dicono di volere un “trasferimento pacifico del potere” a Kabul, ma le scene sono ancora il riflesso della sconfitta degli Stati Uniti. La corsa alla distruzione di documenti classificati. Gli elicotteri che evacuano i diplomatici americani. L’abbandono nelle mani dei Talebani del prezioso equipaggiamento militare degli Stati Uniti.

Peggio di tutto è la situazione degli afgani che hanno assistito gli Stati Uniti per due decenni. Il signor Biden ha detto sabato che le 5.000 truppe statunitensi che sta inviando aiuteranno ad evacuare afghani ed americani. Ma ci sono migliaia di traduttori, le loro famiglie ed altri funzionari che sono in pericolo a causa del dominio talebano e che non se ne sono andati in tempo. L’amministrazione Biden è stata troppo lenta nel farli uscire dal paese nonostante gli avvertimenti urgenti. L’assassinio di questi innocenti aggraverà la macchia che già pesa sull’amministrazione Biden.


WSJ.com

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