Gli Anti Americani sono tornati! Ma stavolta la colpa è quella di aver lasciato l’Afghanistan

Senza puntare troppo il dito contro il disastroso ritiro organizzato da Sleepy Joe, gli Stati Uniti tornano sotto accusa. Se venivano accusati di occupare un paese ora la stessa corrente politica li accusa di averlo abbandonato.

L’ultima volta che sono piovute critiche ad un’amministrazione americana per il ritiro delle proprie truppe da un determinato teatro fu nella seconda metà del 2019, quando l’allora presidente Donald Trump decise di mettere fine alla missione in Siria a supporto dei curdi, lanciata dalla precedente amministrazione di Barack Obama per contrastare l’ISIS, lasciando un piccolo contingente nell’est del paese come deterrente.

Le critiche piovute furono feroci: si arrivò a dire che “i turchi avrebbero sterminato tutti i curdi siriani”. Anche da Israele arrivarono aspre critiche, con politici e media che da Gerusalemme temevano addirittura un “abbandono totale” degli Americani dalla regione e isolato lo Stato ebraico.

Alla fine si trattò di pura isteria. Nulla di tutto ciò che temevano è accaduto. Nonostante i combattimenti al confine tra Turchia e la parte occidentale del Kurdistan siriano per creare una “zona di sicurezza”, i curdi sono ancora là. Il problema dei turchi sono più le organizzazioni come il PKK (il Partito Comunista Curdo, che opera in Turchia) ed il corrispondente YPG curdo-siriano e non i curdi in quanto popolo, altrimenti non sarebbero presenti nella Turchia sud orientale e nel parlamento turco con un proprio partito. Ci ricordiamo i cori disperati verso le eroine dell’epoca le “soldatesse curde lasciate in balìa dei carnefici islamisti“. Oggi non se ne ricorda più nessuno, completamente dimenticate…

La storia ed il clima di isteria si sta ripetendo adesso con l’Afghanistan che, sentendo le opinioni anche di “illustri” ed “illuminanti” opinionisti, doveva essere un “paese pacificato” invaso da Talebani che sarebbero “spuntati dal nulla” appena saputo del ritiro della coalizione occidentale. Le immagini drammatiche che provengono dall’aeroporto di Kabul hanno contribuito a creare questo clima, facendosi comandare più dall’emotività che da una mera – e perché no – fredda analisi e conoscenza dell’argomento.

É vero che il modo in cui l’amministrazione Biden ha organizzato il ritiro é stata fuori da ogni logica di buon senso ma, come detto nel precedente articolo, l’Afghanistan non è un paese, per così dire, “normale” come lo possono essere i confinanti Iran e Pakistan che, seppur con dittature teocratiche ed autoritarismi militari pseudo-democratici, hanno comunque le fondamenta che si richiedono ad una nazione. Invece, l’Afghanistan è un alveare di tribù, alcune anche nomadi, spesso in conflitto tra loro.

In questi venti anni è vero che i paesi occidentali hanno tentato di portare avanti una sorta di progetto per un governo di unità nazionale, creando seggi per le votazioni, infrastrutture, coinvolgendo tutta la popolazione, ma in condizioni molto difficili. Bastava controllare le pagine dell’ISAF o alcuni reportage in quelle zone per capire che i Talebani non erano stati sconfitti ma erano asserragliati nelle zone montuose, anche con la complicità delle comunità rurali, mentre le zone abitate come Kabul, dove erano presenti i ministeri, i tribunali, le ambasciate, etc., erano circondate da cordoni di sicurezza presidiati dai militari NATO e dalle forze di sicurezza afgane. In quelle zone, oltre che negli affollati mercati cittadini, la possibilità di attentati terroristici era dietro l’angolo, ogni giorno.

E’ anche vero che alcuni bambini e ragazze hanno potuto accedere all’istruzione, cure mediche e iniziare delle carriere lavorative impensabili prima, ma solo nei grandi centri urbani. Nell’entroterra e nei piccoli villaggi occupati dai Talebani in ritirata c’era ancora la Sharia e molte donne non hanno mai potuto abbandonare né il velo né il burqa, né tantomeno istruirsi.

Nell’ultimo anno di pandemia, alla fine, a nessuno importava poi molto di quello che succedeva in quella parte del mondo. A nessuno importa quello che pensa l’opinione pubblica americana, che aveva premiato Donald Trump nel 2016 anche per la promessa di mettere fine alle c.d. “guerre infinite”.

A nessuno interessa il fatto che la maggior parte degli americani è tuttora favorevole al ritiro dei suoi uomini da quei luoghi lontani. Loro sì che vedevano bene quella moltitudine di bare avvolte nella bandiera all’interno dei cargo militari che finivano poi nei cimiteri. E fanno ridere ora i commenti ipocriti alla Gino Strada di turno, che accusano gli Americani che si ritirano quando erano loro stessi i primi a condannare l'”invasione”, come la chiamavano, dire che i Talebani non facevano male a nessuno ed il terrorismo era solo nato per le colpe dell’Occidente!


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