Byron York – La congiuntura favorevole ai Democratici sta finendo

Byron York’s Daily Memo – Perché il 2020 è stato unico

C’è una domanda affascinante nel nuovo sondaggio di Fox News che suggerisce come le dinamiche politiche che saranno all’opera nel 2022 e 2024 saranno molto diverse da quelle del 2020. Se questo è il caso, è una buona notizia per i Repubblicani.

Ecco il quesito: “Se poteste inviare uno solo dei seguenti due messaggi al governo federale in questo momento, sarebbe ‘datemi una mano‘, oppure sarebbe ‘lasciatemi in pace‘?” Il sondaggio di Fox News ha posto questa domanda in otto diversi sondaggi sin dal 2011, e se si guardano tutti i risultati, il 2020 spicca. Eccoli qui:

Nella maggior parte degli scorsi anni, la maggioranza degli intervistati ha detto ai sondaggisti che il messaggio che avrebbero inviato al governo federale fosse “lasciatemi in pace“. Nel 2014, il 59% ha detto “lasciatemi in pace”. Nel 2016, era il 54%. Nel 2012, era il 53%. Nello stesso periodo di tempo, durante quegli stessi anni, un numero molto più piccolo di intervistati, il 32%, il 39% e il 37% rispettivamente, aveva detto che il messaggio che avrebbero inviato al governo sarebbe stato “datemi una mano”.

In altre parole, la maggioranza non sentiva il bisogno di un governo federale particolarmente interventista. E No, non stavano dicendo che non volevano programmi governativi esistenti come la previdenza sociale o gli standard per l’aria pulita. Ma stavano dicendo che non volevano nuove e più ampie intromissioni del governo nella loro vita quotidiana.

Questo è cambiato drammaticamente nell’agosto 2020, al culmine della pandemia di Covid-19. A quel tempo, una solida maggioranza, il 57%, ha detto che il suo messaggio per il governo era “datemi una mano“. Solo il 36% ha detto “lasciatemi in pace”.

Le ragioni erano ovvie. Il pubblico voleva un vaccino. Quelli che erano rimasti disoccupati non per colpa avevano bisogno di soldi. Lo stesso per i piccoli imprenditori che cercavano di sopravvivere. Naturalmente volevano che il governo gli desse una mano.

Ma al momento di quest’ultimo sondaggio, di questa settimana, con la nazione – anche con la variante Deltache si sta tirando fuori dai peggiori effetti della pandemia, il numero di “datemi una mano” è sceso al 44%. Che, tra l’altro, è esattamente quanto era nel 2011, quando la nazione stava uscendo dalla Grande Recessione. Salvo qualche calamità inaspettata, il numero di “datemi una mano” probabilmente scenderà ancora.

E questo cosa significa? Nel concorso per le primarie presidenziali democratiche del 2020, tutti i candidati, compreso il “centrista” Joe Biden, hanno proposto espansioni del governo federale di vasta portata ed enormemente costose. La campagna è diventata una guerra di offerte su chi presentava le politiche più grandi e costose per affrontare la pandemia, il cambiamento climatico, l’assistenza sanitaria, il costo dei college ed altro. Era il sogno di ogni progressista.

In quel momento molto interventista, Joe Biden ha vinto la nomination democratica e poi le elezioni generali. La sua vittoria nel Collegio Elettorale è stata piuttosto stretta, così come la vittoria dei Democratici per mantenere il controllo della Camera. Il Senato è finito 50 a 50, con i Democratici che hanno dovuto contare sulla vicepresidente Kamala Harris per rompere il pareggio. Ma anche con i più sottili margini di controllo, Joe Biden, sotto la pressione dell’ala progressista del suo partito, ha portato avanti i programmi proposti durante i giorni peggiori della pandemia. Dopo tutto, erano cose che i progressisti avevano sempre voluto ed hanno visto, nella crisi del virus, un’opportunità per metterle in atto.

(Byron York non lo sa, ma in effetti in Italia qualcuno è stato abbastanza stupido da metterlo per iscritto su un libro, n.d.r.)

Ci sono riusciti. In primo luogo, Biden ha firmato un disegno di legge da 1,9 trilioni di dollari “Covid relief“, passato con i voti di uno solo dei due partiti, che ha messo molto più denaro di quanto fosse necessario. Questa settimana, il Senato ha approvato una legge “bipartisan” sulle “infrastrutture” da 1.100 miliardi di dollari che spende anch’essa molto più denaro di quanto sia necessario. E ora il Senato sta prendendo in esame una legge sulle “infrastrutture umane” da 3,5 trilioni di dollari che incorpora molte delle promesse della campagna elettorale fatte dai Democratici per una spesa sociale che andrà alle stelle.

È improbabile che i Democratici riescano a far passare tutti e i 3,5 trilioni di dollari contenuti nella loro proposta. Ma probabilmente ne otterranno molti. E non credete alle minacce di Nancy Pelosi che bloccherà la legge bipartisan da 1,1 trilioni di dollari se non otterrà tutto ciò che vuole nella seconda legge più grande. Ad un certo punto, i Democratici della Camera passeranno la legge del Senato e la manderanno al presidente. Perché dovrebbero buttare via 1.100 miliardi di dollari di spesa che sono già stati approvati dal Senato? La risposta è che non lo faranno.

Mettete tutto insieme con i 1.900 miliardi di dollari firmati a marzo, ed entro la fine dell’anno i Democratici avranno probabilmente fatto passare tra i 5.000 e i 6.000 miliardi di dollari di nuove spese, superando di gran lunga i livelli di spesa di qualunque altra iniziativa politica dalla Seconda Guerra Mondiale. Ed è stato tutto grazie alla loro capacità di approfittare di quel breve momento del “dammi una mano” nel 2020.

Ma i tempi stanno cambiando. Sempre se non ci sarà qualche crisi imprevista, gli elettori stanno già tornando alla loro più tradizionale esitazione quando si tratta di nuove ed enormi proposte di spesa. Nelle elezioni di midterm del prossimo anno, e nelle elezioni presidenziali del 2024, è probabile che il momento “attivista” dei Democratici sia già finito.


WashingtonExaminer.com

Seguici sui Social


Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.