Washington Examiner – L’oppressione, che sia applicata dallo Stato o dal privato, è sempre oppressione

La privatizzazione dell’Autoritarismo

La censura, la faziosità dei media e l’incapacità di dire apertamente la propria opinione per paura di una punizione professionale possono essere tutte cose considerate scontate nella vita di un conservatore americano. Eppure, nessuna di queste cose è imposta dallo Stato. Piuttosto, gli oligarchi aziendali hanno preso il ruolo di commissari, decidendo cosa costituisce un’opinione accettabile.

La recente visita di Tucker Carlson in Ungheria, una nazione che si è affermata come un baluardo del populismo nazionale e del tradizionalismo cristiano nel continente europeo, ha scatenato il dibattito nei circoli conservatori sul grado di autoritarismo presente in Ungheria, e se gli Stati Uniti siano meglio.

I critici dell’Ungheria descrivono il governo del primo ministro Viktor Orban come un governo di “repressione sancita dallo stato“, intento a soffocare la diversità ideologica nella stampa e a mettere a tacere l’opposizione politica. David Frum, uno scrittore del The Atlantic ed ex funzionario dell’amministrazione di George W. Bush, ha persino affermato che le persone in Ungheria “[girano] la testa per controllare chi le sta ascoltando prima di sporgersi in avanti per sussurrare ciò che hanno da dire” per paura di perdere il lavoro se dicono qualcosa che offende l’ideologia dominante del regime.

Dall’altra parte, gli americani sperimentano già tutto questo, in una certa misura, senza che il potere coercitivo dello Stato debba essere coinvolto. Per quanto riguarda il punto di Frum sugli ungheresi che hanno paura di parlare liberamente in pubblico (un’osservazione che alcune persone che vivono in Ungheria contestano), una considerevole maggioranza di americani si autocensura anche quando parla con gli altri. Dato che un commento fuori luogo può costarvi il lavoro negli Stati Uniti, non dovremmo essere così frettolosi a metterci al di sopra dell’Ungheria.

Orban, alcuni sostengono, ha cospirato per diminuire la presenza del giornalismo libero nel suo paese supervisionando il consolidamento dei media che ha portato la maggior parte di quegli stessi media a sostenere il punto di vista del suo partito.

Nel frattempo, negli Stati Uniti, solamente sei corporazioni controllano il 90% dei media, ed il pregiudizio liberal è palpabile.

Se non riuscite a mandar giù quest’ultima affermazione, allora ripensate a quando l’allora presidente Donald Trump iniziò a suggerire (accuratamente, si è scoperto) che il COVID-19 potesse essere fuoriuscito da un laboratorio cinese. I giornalisti hanno perso la testa nella loro smania di dimostrare che qualsiasi cosa Trump dicesse fosse sbagliata, come hanno fatto molte volte durante la sua presidenza.

Quando Orban ha annunciato misure per combattere la disinformazione sul COVID-19 l’anno scorso, i cosmopoliti occidentali hanno temuto che avrebbe fatto leva sul potere statale per mettere a tacere coloro che lo criticavano. Nonostante la paura, questo non si è mai avverato.

Gli americani, al contrario, vengono abitualmente messi a tacere per aver detto cose che gli oligarchi corporativi trovano sgradevoli.

Considerate la soppressione della storia del laptop di Hunter Biden da parte delle piattaforme dei social media alla vigilia delle elezioni del 2020. Considerate che potreste essere bannati da Twitter per esservi rifiutati di conformavi all’ideologia di genere.

I magnati della Big Tech detengono un immenso potere sulle informazioni a cui abbiamo accesso, così come il modo in cui interagiamo con esse. Questo potere non è esercitato senza pregiudizi.

Mentre la Anti-Defamation League di Sinistra collabora con PayPal per consigliare i suoi affari, gli americani potrebbero presto essere esclusi dalle banche se dovessero deviare da ciò che un piccolo gruppo di individui non eletti determina che sia socialmente accettabile.

Nemmeno Orban è arrivato a tanto per controllare il suo popolo.

Orban sostiene di difendere il popolo ungherese e la sua eredità cristiana.

Le nostre élite, invece, disprezzano apertamente i cittadini comuni e le loro tradizioni. E a giudicare da come l’NBA e Hollywood si comportano rispetto alla belligeranza ed al genocidio perpetrato dalla Cina, potrebbero persino dare il benvenuto ad un esercito invasore cinese sulle coste americane, se solo potessero scommetterci un dollaro nel farlo.

Sì, c’è una distinzione filosofica tra i meccanismi privati e gli editti governativi che regolano il comportamento umano. Ma il risultato finale è lo stesso.

È un atto di arroganza assumere che, solo perché il nostro governo non è attivamente dispotico, allora siamo immuni dall’oppressione.


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